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Infermiere straniero nel pubblico
e nel privato accreditato
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Obiettivi della relazione (slide 2)

Gli obiettivi di questa relazione sono: definire la dimensione dei flussi migratori nella professione infermieristica, evidenziare cause e conseguenze più rilevanti, indicare alcune proposte per governare il fenomeno. 

 

 

Migrazione a livello nazionale (slide 3-4)

Gli infermieri stranieri iscritti ai Collegi IPASVI nel triennio 2002-2005 sono triplicati. Sono passati da 2.600 a 6.700. (fonte: caritas migrantes su dati Fed. IPASVI).
Il 69% proviene dal continente europeo, percentuale che si mantiene costante nel tempo.

La percentuale di infermieri comunitari è cresciuta per l’integrazione di nuovi paesi membri.

Stime più realistiche sempre della Federazione IPASVI portano questo numero a 20.000 unità

Le richieste più pressanti provengono da cliniche private, case di riposo e istituti per anziani e disabili non autosufficienti.
Almeno 8000 di questi infermieri sono attivi al Nord dove l’emergenza infermieristica è più acuta.

Negli ospedali delle grandi città, come Torino, la percentuale di infermieri stranieri può salire fino al 60% dell’organico. Dal centro Italia in giù le percentuali sono più basse.

Anche la percentuale di stranieri rispetto al totale di nuovi iscritti è elevata, come si vede dai dati riportati nella slide.

 

 

 

 

 

 

Migrazioni a Firenze (slide 5)

Questi sono i dati della provincia di Firenze relativi al periodo 1982-2006.
Il fenomeno della migrazione di infermieri si manifesta in modo esponenziale a partire dal 2002.
Nel 2002 gli infermieri stranieri che si sono iscritti all’Albo professionale erano 34, 153 nel 2006 con un incremento del 350%.
Attualmente la percentuale di infermieri stranieri sul totale degli iscritti è dell’7,2% (412 su 5700).

 

 

 

 

Nazionalita’ a Firenze (slide 6) 

Per quanto riguarda la provenienza la maggior parte sono europei.

Se li suddividiamo per area geografica vediamo che il 57% provengono dall’Est europeo e solo il 14% dall’Europa occidentale.

Il 12% dal Sud America, 8% dall’India e il 7% dall’Africa.

 

 

 

 

Migrazioni a Firenze (slide 7) 

Se il confronto invece viene fatto tra paesi comunitari e non comunitari le percentuali cambiano considerevolmente anche in virtù dell’ingresso nella UE della Romania dal 1 gennaio 2007.
Abbiamo un 63%  di provenienze da paesi comunitari contro l’8% di extracomunitari.
Una criticità perché per iscriversi all’Albo professionale gli infermieri extracomunitari devono chiedere il riconoscimento del titolo di studio e successivamente devono sostenere presso il Collegio un esame in materia di deontologia, legislazione professionale e lingua italiana, mentre per i comunitari basta il nulla osta del Ministero della Salute.
La Federazione IPASVI ha chiesto, dal 1 gennaio 2007, di espletare per tutti gli infermieri comunitari un esame di italiano appellandosi alla Direttiva europea n. 36 del 2005 che richiede l’importante requisito delle conoscenze linguistiche necessarie per l’esercizio della professione. Cosa che il Collegio di Firenze ha subito messo in pratica.  

 

Nazionalità più rappresentate (slide 8) 

Questo grafico rappresenta le cinque nazionalità più rappresentate.

L’89% di tutti gli infermieri immigrati.

La colonna in giallo indica il dato fiorentino in blu quello nazionale.

C’è  una certa corrispondenza.

La comunità più largamente rappresentata è quella rumena col 40% del totale, seguita dalla Polonia 12%, Spagna, India, Perù circa 9% e Albania e Tunisia circa 4%.

 

Nazionalità più rappresentate (slide 9)

Interessante anche il rapporto tra infermieri stranieri e italiani iscritti all’Albo.

Il primo dato rilevabile è la tendenza ad una maggiore disponibilità di infermieri italiani, a parte una lieve flessione nel 2005.

Rilevante è il numero di infermieri stranieri che dal 2003 oscilla tra il 40 e il 50% .

 

 

Carenza infermieri (slide 10)

Una delle cause più importanti alla base del fenomeno della immigrazione di infermieri è la carenza infermieristica.
Seconde stime della Federazione IPASVI e dell’OCSE nel 2004 mancavano dalle 62.000 alle 99.000 unità nelle strutture sanitarie, escludendo gli operatori all’assistenza domiciliare.
Il rapporto infermiere popolazione è uno dei più bassi in Europa 5,4 per mille, superiore solo a Grecia e Portogallo.
Al contrario in Italia il rapporto medici-popolazione è uno dei più alti al mondo superiore al 4 per mille, ci sono quasi più medici che infermieri.
L’attuale emergenza è dovuta in parte alla carenza di dotazione di personale, soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, in parte ad un’insufficiente programmazione di corsi di laurea rispetto alla domanda. Sono circa 4-5000 gli infermieri “non formati” ogni anno dal 97 ad oggi.    

 

Carenza infermieri (slide 11)

Altre cause sono riferibili ad uno scarso riconoscimento sociale nonostante i notevoli progressi sia in campo normativo che formativo.

I neo laureati sono pochi e non riescono a compensare i pensionamenti. Nel il 2005 a fronte di circa 16.000 pensionamenti, gli immatricolati ai corsi di laurea sono stati solo 11.000.

Lo stress lavorativo è dovuto alla vicinanza con sofferenza e malattia e da turni di lavoro pesanti, con frequenti rientri in straordinario per coprire le carenze d’organico.

Lo stipendio non è adeguato al maggior livello di autonomia e responsabilità e le possibilità di carriera sono scarse.

  

Reclutamento all’estero (slide 12) 

Nel 2005 il business del reclutamento all’estero vale 300 milioni di euro l’anno.

E’ controllato da grandi società cooperative e in minor misura da agenzie interinali che sono state facilitate nel 2002 dalla Bossi-Fini che ha posto gli infermieri stranieri come immigrati “fuori quota” e nel 2003 dalla Legge Biagi che le ha abilitate ad effettuare un vero e proprio affitto di manodopera in condizioni lecite.

Questo business è alimentato da un modello di welfare privatistico e familiare che ha bisogno di donne immigrate, infermiere e badanti, per ridurre i costi.

Collocamento degli infermieri (slide 13) 
Il IV Rapporto IRES-CGIL 2006 sull’immigrazione ci dice che le agenzie interinali effettuano un vero e proprio affitto di manodopera, pagano i lavoratori con il contratto nazionale di lavoro pubblico o privato e vengono utilizzate principalmente per sostituzioni a breve termine.
Le cooperative invece per loro natura possono appaltare servizi infermieristici solo se riguardano intere strutture o singoli reparti, sono diventate negli ultimi anni una strategia per sopperire alle carenze strutturali di organico nelle ASL. La condizione di precarietà di questi lavoratori, non solo stranieri, è stata denunciata su RAI 3 dalla trasmissione Report in una puntata del novembre 2006 che analizzava lo stato di degrado della sanità del Lazio.L’ingiustizia è sotto gli occhi di tutti ci sono reparti in cui lavorano infermieri dipendenti delle ASL insieme a infermieri delle cooperative. Questi ultimi sono inquadrati come personale non laureato, gli stipendi sono molto più bassi e i turni massacranti. Guadagnano un terzo in meno dello stipendio del collega di ruolo che lavora nello stesso ospedale.
Non è riconosciuta nessuna indennità, viene detratta la quota sociale della cooperativa
Agli stranieri spesso viene scalato l’affitto per un alloggio, e le spese sostenute per il viaggio in Italia.
Il risultato è l’accelerazione del processo di privatizzazione del SSN attraverso l’esternalizzazione dei servizi che prima interessava solo i servizi ausiliari e logistico alberghieri, ora anche quelli infermieristici.
All’ombra di questo sistema legale, per quanto non condivisibile, pullula una rete di società e mediatori che operano nell’illegalità.
Definiti veri e propri “scafisti della sanità” che vendono pacchetti di infermieri come merce umana. Questi infermieri lavorano in nero e
in abuso di professione. Vengono fatti entrare col visto di soggiorno in qualità di inservienti o badanti, in attesa del riconoscimento del titolo. Vengono sottopagati, sfruttati dai caporali in maniera vergognosa, privati dei documenti e del permesso di soggiorno come forma di ricatto.
Su questo specifico tema il Collegio IPASVI ha organizzato una giornata alla quale siete invitati tutti a partecipare. L’appuntamento è per il 25 maggio alle ore 15,30 alla stazione di confine nella zona ponte a greve.

 

Governare il fenomeno (slide 14) 

Nella dichiarazione dell’ICN su reclutamento etico degli infermieri del 2001 si affermano due principi che evidenziano aspetti positivi e negativi della migrazione.

L’ICN riconosce il diritto degli infermieri a migrare e conferma il beneficio che produce sull’approccio assistenziale transculturale.

Riconosce gli effetti negativi sui servizi sanitari per la perdita consistente di risorse umane dai paesi donatori più deboli economicamente.

 

 

Governare il fenomeno (slide 15) 

Il primo dovere da parte delle forze politiche, sindacali, delle istituzioni e delle rappresentanze professionali è opporsi ad ogni forma di reclutamento illegale e di sfruttamento.

In Toscana dobbiamo evitare quello che l’emergenza infermieristica e l’indebolimento del welfare sociale ha provocato in altre regioni.

Impedire ogni tentazione di esternalizzazione dei servizi infermieristici, in un momento di sofferenza e carenza del personale nelle nostre ASL, ciò metterebbe a rischio il servizio pubblico ispirato a principi di universalità ed equità.   

Sviluppare progetti di reclutamento e formazione all’estero (soprattutto da parte di istituzioni pubbliche e da università), con particolare riguardo per la formazione linguistica che permette di arginare l’intermediazione delle agenzie meno serie e illegali. 

Sportelli e punti d’ascolto per accogliere, dare consulenza e supporto, per individuare i bisogni di questi lavoratori, facilitarne l’inserimento lavorativo, la conoscenza dei propri diritti e doveri.

 

Importante sarebbe un osservatorio regionale per monitorare i flussi migratori nella sanità, strumento indispensabile per comprendere il fenomeno nella sua complessità.

Governare il fenomeno (slide 16) 

Ma soprattutto confido nell’accoglienza da parte dei nostri colleghi italiani che devono essere in grado di superare ogni forma discriminatoria e di pregiudizio.

Il collega straniero è un’occasione di confronto e crescita in una società sempre più multiculturale. Voglio chiudere con l’art.5.2 del codice deontologico che dice:

“L’infermiere deve tutelare la dignità propria e dei colleghi attraverso comportamenti ispirati al rispetto ed alla solidarietà…”

 

         

 

Relazione di Giancarlo Brunetti
al II Convegno metropolitano DS