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Resoconto di una partecipante
di Beata Kedzierska
 
 

   
     


Non si è fatto attendere tanto  il Collegio IPASVI di Firenze. La proposta del “Punto d’ascolto” per infermieri immigrati è diventata realtà. L’incontro del 6 novembre 2007 è una prova tangibile  di questa iniziativa.

 Alla riunione sono stati invitati personalmente, tramite una lettera, circa 540  infermieri provenienti dall’estero e iscritti al Collegio di Firenze. 

Hanno risposto in modo attivo, presentandosi all’incontro, circa 30 infermieri, provenienti da 7 Paesi del mondo (Bulgaria, Romania, Perù, Albania, India, Chile, Camerun). Inoltre hanno partecipato anche gli infermieri italiani e le persone che attualmente stanno organizzando il servizio di mediazione multiculturale. 

Nel discorso di apertura dei lavori, il Presidente Cecinati, ha sottolineato che questo centro di ascolto nasce in un momento molto particolare della vita sociale italiana e vuole dimostrare tutta la stima istituzionale nei confronti dei colleghi provenienti dai vari Paesi che appartengono alla stessa categoria professionale. 

Non esiste e non deve esistere la suddivisione fra un infermiere italiano e uno straniero. Nel passato anche l’infermiere italiano ha dovuto lottare per il riconoscimento e una giusta valorizzazione del ruolo professionale, finalmente ottenuto con la L. 42/99. 

Successivamente Palma Bernardi  ha presentato il progetto “Punto d’ascolto”, entrando in dettaglio delle attività proposte dal Centro, una delle prime realtà sul territorio italiano che propone in prospettiva un’integrazione effettiva ed efficace fra gli infermieri che spesso provengono dalle realtà formative diverse e hanno bisogno di essere ascoltati ed orientati per svolgere in modo soddisfacente la propria professione. 

Antonella Cipriani, attraverso una serie di diapositive, è riuscita avvicinare in modo sintetico, semplice e concreto il mondo della formazione dell’infermiere italiano, presentando successivamente le varie opportunità di aggiornamento e/o specializzazione professionale post-laurea. Potrebbe essere che proprio i corsi di aggiornamento ECM piuttosto che vari master o specializzazioni diventino il campo privilegiato per una giusta integrazione degli infermieri provenienti dall’estero, valorizzando gli aspetti innovativi di ogni gruppo, sia a livello procedurale che operativo, come si è notato durante la discussione al caffè. 

Nella seconda parte, giustamente, la voce è stata data ai partecipanti – migranti, i quali hanno potuto raccontare le loro esperienze e i vari percorsi relativi all’inserimento socio – lavorativo :

-         dalle persone contente e soddisfate dei colleghi e dei datori di lavoro (una infermiera rumena)

-         attraverso la storia molto  particolare di una infermiera del Camerun, ambiziosa e preparata, la quale ha raccontato diversi momenti di discriminazione sperimentati solo perché di colore, perché non cittadina italiana, ecc.

-         sentendo le difficoltà amministrativo – burocratiche relative alla mancanza del permesso di soggiorno, tessera sanitaria ecc (infermiere peruviane)

-         fino a sentire l’infermiere cileno, il quale ha dimostrato una buona conoscenza della normativa italiana e una certa autonomia a gestire le proprie pratiche ed essere in grado di dare dei suggerimenti ai colleghi; 

Nella parte finale, sottolineando il valore della professione infermieristica, Giancarlo Brunetti ha colto bene l’opportunità di  lanciare una proposta – sfida, che il linguaggio infermieristico di accoglienza, ascolto e tolleranza nei confronti del paziente e della persona sofferente, potrebbe allargarsi e diventare un linguaggio universale.

Del resto anche nella parte di presentazioni – relativa al Codice Deontologico – ha colto bene i punti fondamentali del Codice, che in fondo uniscono tutti gli Operatori della Salute, indipendentemente dalla loro provenienza, nazionalità, colore di pelle. Del resto facendo un bellissimo abbinamento delle fotografie “multi-etniche” ha messo bene in evidenza il Valore di un Infermiere transculturale” che nasce dall’Ascolto dell’Altro. 

 “Forse basterebbe, per cominciare, credere un po’ di più nella nostra capacità di fare gruppo” – possiamo dire insieme con F. Falli – presidente dell’IPASVI di La Spezia 

Pur non essendo legato direttamente al settore infermieristico, però penso sia stato uno dei più grandi pionieri dell’integrazione, attraverso l’Ascolto dell’Altro, Ryszard Kapuscinski ha scritto :

 OGNI  VOLTA CHE L’UOMO SI E’ INCONTRATO CON L’ALTRO, HA SEMPRE AVUTO DAVANTI A SE’ TRE  POSSIBILITA’ DI SCELTA :

FARGLI  GUERRA,

ISOLARSI DIETRO A UN MURO

O STABILIRE UN DIALOGO…


L’ESPERIENZA DI TANTI ANNI TRASCORSI IN MEZZO  AGLI  ALTRI MI INSEGNA CHE SOLO LA BENEVOLENZA E L’APERTURA  NEI  LORO CONFRONTI E’ L’UNICO ATTEGGIAMENTO CAPACE DI FAR VIBRARE LA CORDA DELL’UMANITA’

 Dopo la Giornata del 6 Novembre 2007 all’IPASVI di Firenze spero questo sia veramente possibile, unendo le Forze e la Volontà delle Persone che nell’Altro incontrano il Valore, la Ricchezza e il Vero  Futuro - Migliore che non sia solo  pura retorica.