Indietro

 

  nim


Infe
rmieri: Anima del e per il movimento!

 

“L’assistenza infermieristica è un’attività morale, non fatta solo di conoscenze scientifiche; è un’attività intellettuale basata su decisioni diagnostiche e terapeutiche; è un’attività politica”.[1]

Le parole, con cui June Clark definisce la professione infermieristica, contengono tutte le ragioni per le quali un infermiere, proprio nell’era della globalizzazione, può tranquillamente considerarsi anima del e per il movimento.

Mariano De Mattia

Proprio quando penso alla professione infermieristica, penso alla volontà e possibilità di sottoscrivere un “contratto col mondo intero” e non con la repubblica federale di uno dei quattro punti cardinali del “bel paese”.
Questo contratto col mondo intero, secondo me, ha un testo breve e spietato:

IO HO SCELTO DI PRENDERMI CURA DI TE.

Questo è tutto quello che leggo in questo contratto.

Ovviamente, nel "te" consapevole, maturo ed onesto c'è una porzione di "sé" che invita ognuno di noi a comprendere il potenziale autoterapeutico insito nell'esercizio della nostra professione.

Se siamo d'accordo che il termine prendersi cura è il nucleo della nostra professione, allora abbiamo un motivo in più per credere all'intima relazione tra l'infermiere ed il movimento, poiché…

Se io mi prendo cura di qualcuno:

  1. non posso evitare di immischiarmi in faccende quali la sua condizione sociale ed economica;

  2. non posso credere che le mie possibilità siano indipendenti dalla sue impossibilità;

  3. non posso ignorare che il mio stile di vita incide sul suo (mi riferisco soprattutto al nostro potere d'acquisto) ...Alex Zanotelli sostiene che "votiamo tutte le volte che andiamo a fare la spesa"...

Secondo questo criterio, procedendo o no all'acquisto di un dato prodotto, io posso decidere di credere o non credere che:

-         avere ai piedi un paio di scarpe col baffo ci renda capaci di volare,

-         ì sostitutivi del latte materno faranno di noi dei braccio di ferro, senza necessità alcuna di ricorrere alla latta di spinaci,

-         per preparare un panino bisogna distruggere l'ecosistema,[2]

-         per confezionare degli abiti, una popolazione indigena deve essere sfrattata da un gruppo di pecore che daranno tanta buona lana,[3]

-         l'acqua è buona solo se contiene un'unica particella di sodio rincoglionita che continua a ripetere: "c'è qualcuno?",

-         una miscela di H20, zucchero, caffeina, C02 e merde aggiunte debba sostituire il seno materno.[4]

 Esprimendo il nostro dissenso o consenso, quando facciamo la spesa possiamo contribuire o no alla costruzione della povertà, possiamo decidere di prenderci o non prenderci cura di un uomo che vive un po' più in là, possiamo decidere di essere  o non essere infermieri in movimento.

 Nel periodo in cui ero alle prese con l’elaborazione della tesi, proposi l’idea dell’infermiere cosmopolita, ossia di colui che “si riconosce come cittadino e professionista del mondo e cerca di ascoltare, individuare e soddisfare i bisogni ed i diritti di ogni persona umana così come essa li interpreta e li rappresenta”.[5]

A distanza di 5 anni di esperienza lavorativa (in Italia ed all’estero) chiamerei quest’individuo Infermiere in Movimento o, più ereticamente, savariano!

 Il movimento, come ribadito dai colleghi che mi hanno preceduto in questa riflessione, ha mille volti e spesso si traduce in una serie di opportunità. Personalmente, il movimento mi ha permesso di “condividere” la condizione di povertà e ricchezza di quell’umanità che, appunto, viveva e vive sopra la mia testa e sotto i miei piedi. Grazie all’amore per il movimento ho scoperto nuove possibilità di diagnosi, terapia e cura. Ho conosciuto nuove capacità di essere accolto ed accogliere, mi sono sorpreso di fronte alla valenza politica della nostra professione.

Il movimento, inoltre, mi ha dato la possibilità di riflettere sulla povertà del nostro intervento in reparto; preparazione intestinale, profilassi antibiotica, tricotomia, questionario, doccia, check list, consulenza anestesiologica ed il paziente è pronto per essere fatto a pezzi senza aver avuto la possibilità di esprimere il suo disagio rispetto all'idea di rinunciare ad una parte di se ...si trattasse anche di emorroidi, ernia inguinale, onicectomia e quant'altro.

In Africa, il movimento mi ha messo di fronte alla fortuna di imparare cosa significa accogliere una vita sul nascere ed accompagnare un uomo verso la morte con la stessa dignità.

Allora. Cosa significa essere infermiere in movimento?

Significa cogliere una provocazione; perché in movimento puoi scoprire che ogni Infermiere e un uomo ed ogni uomo può essere un infermiere. Con questo, non intendo dire che gli operai della Fiat possono risolvere l'emergenza infermieri in Italia, ma voglio semplicemente sostenere che se, oltre il “bel paese”, la gente (senza conoscersi) cammina per strada chiedendosi reciprocamente "como estas", allora noi abbiamo qualcosa da imparare.

Significa ampliamento; perché in movimento si colgono inedite opportunità professionali, umane, spirituali.

Significa lasciarsi attraversare da un processo critico; Perché in movimento ci si confronta con i propri limiti, per lo più derivanti dalle comodità cui siamo abituati.

Essere infermieri in movimento è anche un’Esperienza dolorosa; perché in movimento si ha la possibilità di capire che è vera quella storia secondo la quale il 20% della popolazione mondiale consuma 1'80% delle risorse, mentre l’80% della popolazione mondiale deve “sopravvivere” con il 20% delle risorse.

Sia chiaro che essere infermieri in movimento non significa avere sempre la valigia pronta sotto al letto, collocarsi a tutti i costi in prima fila ad ogni corteo e/o manifestazione tendente all’affermazione dei diritti umani o rischiare il posto di lavoro quotidianamente per la necessità di esprimere la propria idea. Il movimento riconosce come propri anche i momenti in cui è saggiamente fermo, pensa, riflette, si lecca le ferite e, nel fazzoletto a sua disposizione, crea le prossime carte da gioco. Esattamente come si comporta la pelle, il movimento è scandito da un rinnovamento continuo e, anche se macroscopicamente sembra sempre lo stesso, ogni istante nasce, cresce, si moltiplica (proteggendo tutto quello che riesce a rivestire), invecchia, soffre, muore e rinasce.

 


[1] June Clark è docente di Nursing presso l’Università di Yale.

[2] Presso le Botteghe del Commercio equo e solidale sono disponibili delle mini guide al consumo critico (1€) che vi raccontano questo ed altro.

[4] Visto con i miei occhi in Equador nel trimestre gennaio/marzo 2001

[5] Calamandrei C., D’Addio L., Commentario al nuovo codice deontologico dell’infermiere”. McGraw-Hill, Milano, 1999.