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Appunti per la costruzione del Nursing in movimento
Da utopia a frammenti di realtà


Il grosso rischio per l’umanità è un processo di globalizzazione che tiene conto solo dei profitti e non dei diritti. L’eccessiva concentrazione di ricchezze e poteri è originata da atteggiamenti egoistici che non lasciano speranze al domani delle future generazioni. Già oggi sono evidenti gli effetti devastanti delle politiche neoliberiste sulle società, sull’ambiente e sulla salute dei popoli. Anche il nursing con lo sguardo aperto alle grandi questioni del mondo deve prendere una propria posizione. 

Brunetti Giancarlo

Il contesto

Secondo i suoi sostenitori la globalizzazione dei mercati dovrebbe garantire una crescita generalizzata e diffusa del benessere sull’intero pianeta, ma purtroppo non è così. L’andamento dell’economia mondiale degli ultimi due decenni ha fatto in realtà registrare una diminuzione del PIL rispetto ai decenni precedenti e ha prodotto ampie e crescenti disuguaglianze nel reddito e nella salute, tra Nord e Sud del mondo e all’interno di ogni nazione. La globalizzazione dei nostri giorni è a vantaggio del profitto di poche oligarchie economiche e finanziarie anche se per definizione gli scambi commerciali dovrebbero essere disciplinati da regole e valori durevoli e indipendenti dagli interessi dei singoli operatori economici e dovrebbero essere rivolti al conseguimento di un miglioramento e benessere sociale.
Alla metà degli anni novanta i sistemi commerciali internazionali, per amministrare meglio i loro affari, hanno creato la WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) con la funzione di fissare gli obblighi contrattuali che ogni Stato aderente è tenuto a rispettare adeguando la propria normativa e legislazione, pena l’applicazione di pesanti sanzioni economiche. Secondo questi accordi le decisioni prese in seno alla WTO vanno ad influenzare pesantemente le scelte politiche e democratiche di ogni singolo Paese. La WTO regola la circolazione internazionale di beni e servizi e tra questi non fa eccezioni la salute e i servizi sanitari anch’essi considerati merci che devono sottostare alle regole del mercato.

La salute, merce o diritto?

“La salute smette di essere un diritto cui gli uomini si possono appellare al fine di vivere degnamente, per divenire un “bene” interamente monetizzabile attorno al quale costruire relazioni di mercato e modellistica di sviluppo capitalista” (A.Stefanini). Gli effetti di questo capitalismo “evoluto” sulla salute mondiale è catastrofico. Le disuguaglianze tra i popoli sono cresciute. In alcuni paesi africani l’aspettativa di vita è diminuita negli ultimi decenni da 60 anni a 40, a causa anche dell’epidemia di HIV-AIDS che si è rapidamente diffusa nel continente, aggravata dall’impossibilità di accedere alle terapie, troppo care per la maggioranza dei malati.
Oggi coloro che possono disporre di servizi sanitari e accesso alle cure sono circa 500 milioni contro i 6 miliardi di essere umani che popolano la terra. Proprio nei paesi poveri, dove le garanzie sociali sono più basse si assiste ad una massiccia privatizzazione dei servizi sanitari. Chi vuole curarsi deve pagare.
Il cammino verso una globalizzazione dei diritti sembra essersi interrotto, rispetto a questa situazione la politica tradizionale è all’impasse. Ad oggi l’unico soggetto plurale che riesce a proporre una via alternativa alle aggressive politiche neoliberiste e a mettere in discussione il potere del WTO è il “movimento dei movimenti”, una moltitudine di associazioni, organizzazioni e soggetti politici e della società civile di tutti i paesi del mondo che hanno stretto un’alleanza su obiettivi comuni, sono riusciti a comunicare mettendosi in rete e dare vita a manifestazioni, campagne di boicottaggio e una diffusa azione di informazione.

Che c’entra il nursing col diritto alla salute e l’equo accesso alle cure?

Esistono alcune associazioni, organizzazioni e personalità nel mondo medico che stanno facendo uno sforzo di analisi e di studio sui problemi che affliggono la salute mondiale, nel tentativo di proporre soluzioni e interventi; alcuni di loro hanno deciso di passare all’azione andando a dare una mano alle popolazioni colpite da guerre e catastrofi naturali. Molti hanno partecipato attivamente alle giornate di contestazione durante i summit dei G8 e del WTO.  
Anche il nursing, i cui valori di riferimento sono il “prendersi cura della persona” secondo un modello olistico, ha l’impegno di mettere al servizio della salute degli individui e delle comunità le proprie conoscenze e competenze. E’ indispensabile prendere coscienza degli effetti negativi della globalizzazione sulla salute umana e combatterla, avere più fiducia nella capacità di garantire il diritto alla salute e l’equo accesso ai servizi, non solo a livello globale, ma anche nel nostro ambito di lavoro.
Occorre una presenza più consapevole della professione nelle scelte di politica sanitaria per evitare la deriva privatistica dei servizi pubblici. Serve un impegno diretto per  costruire un nuovo modello sanitario “più sostenibile” che utilizzi maggiori risorse nella promozione della salute, nella prevenzione e nelle cure primarie e riesca a valorizzare la partecipazione e la responsabilizzazione delle persone rispetto alla propria salute.
C’è bisogno di rivitalizzare e attualizzare il nursing rispetto alle grandi questioni del mondo, arricchirlo di nuovi contenuti.
Immagino il nursing in movimento (nim) come una comunità di persone che si aggrega in modo libero e spontaneo, ma organizzato su questi obiettivi, non è, quindi, un’associazione, un partito o un sindacato, ma un movimento che partendo da principi condivisi, si muove verso una direzione comune, all’interno di uno spazio aperto alla pluralità di espressione, al confronto di idee, valori ed emozioni.
L’obiettivo è mettere in contatto persone che a vario titolo si interessano ed operano per mantenere e migliorare la salute della collettività e dei singoli individui. Può partecipare chiunque a prescindere dalla professione d’appartenenza, “nursing” è infatti inteso non come assistenza infermieristica in senso stretto, ma come concetto più ampio di “prendersi  cura” conciliabile con le aspirazioni di tutti coloro che, professionisti o volontari, operano nei servizi sanitari, nel sociale e in ambito formativo.
Propongo una griglia essenziale e indicativa per l’avvio di una discussione nella speranza che sarà largamente partecipata:

a)      Diritto alla salute e all’equità di accesso alle cure nei servizi sanitari. Un ruolo più attivo e cosciente del nursing per la garanzia del diritto alla salute e dell’equità di accesso alle cure nei servizi sanitari per tutte le persone e un’opposizione decisa ad ogni forma di privatizzazione dei servizi sanitari e mercificazione della salute.

b)      Cure primarie, prevenzione, promozione alla salute. Un utilizzo diverso della risorsa infermieristica, con maggior impiego nelle cure primarie, nella prevenzione, e nella promozione alla salute. Il rafforzamento dei servizi domiciliari e territoriali e la realizzazione della figura dell’infermiere di famiglia o di comunità come auspicato dagli obiettivi strategici OMS “salute 21”.

c)      Partecipazione della persona alla individuazione dei bisogni di salute e alle scelte terapeutiche.  Umanizzazione e personalizzazione dell’assistenza dando maggior valore all’ascolto e alle capacità relazionali, orientamento verso un modello olistico; la persona deve partecipare alle scelte terapeutiche e, più in generale, alle scelte di politica sanitaria.

d)      Responsabilizzazione delle persone nei riguardi della proria salute. La sanità pubblica ricerca i rischi più comuni per la salute per prevenirli, ciò non è sufficiente, occorre anche un impegno individuale per cambiare stili di vita pericolosi o disfunzionali, una responsabilizzazione diretta della persona verso la propria salute. L’educazione alla salute è una competenza anche del nursing. 

e)      Sviluppo del nursing in area scientifico-umanistica. Un cambiamento dei programmi formativi con maggior attenzione alle materie di area umanistica (sociologia, psicologia, antropologia) con l’obiettivo di potenziare il ruolo relazionale, educatico oltre a quello tecnico e preparare al nuovo contesto sanitario (malattie cronico-degenerative, invecchiamento della popolazione, immigrazione, ecc).


www.nelmovimento.org: informazione, emozione, pluralità.

Su questa parola d’ordine potrebbe essere costruita una strategia d’azione: 

Informazione è un elemento essenziale per la formazione di una coscienza diffusa, strumento indispensabile di comunicazione. 
Emozione è l’energia vitale che trasforma idee ed utopie in frammenti di realtà. 
Pluralità è necessaria per il confronto e l’arricchimento nella diversità, la forza e l’equilibrio proprie della complessità.

In pratica:      

a) Una rivista online “Savar” strumento informativo del nim,  all’indirizzo www.savar.nelmovimento.org. La rivista prende in esame due ambiti speculari. Il primo è “salute e globalizzazione” (S&G) raccolta documentale relativa a 5 aree tematiche: servizi sanitari, società e culture, Scienza ed etica, Ambiente, Guerra e violenza che indagano le relazioni esistenti con la salute. Il secondo è “infermieri in fermento” (IN!) che si propone come laboratorio di idee e cantiere di lavori in corso del nursing che mi auspico possa svilupparsi e strutturarsi nel tempo con la partecipazione più ampia possibile. I temi trattati all’interno della rivista, Salute/nursing/globalizzazione, secondo me, creano un utile confronto, integrazione e crescita.  

b)  www.nursing.nelmovimento.org  Uno spazio per costruire movimento. Inizialmente cercheremo di dare una risposta alla domanda, cosa significa nursing in movimento? Spero che questa pagina possa dare l’avvio ad una partecipazione più militante del nim; un tam tam su tutto ciò che si può fare per un altro nursing possibile! 

c) Un futuro non solo virtuale. Mi auguro sia possibile uscire dalla virtualità della rete, misurando di volta in volta le risorse e le energie disponibili.
Ritrovarci di persona per un confronto diretto, con l’emotività del mettersi in gioco, il sapore comunicativo del non verbale e ritrovare una convivialità che il web non permette. Costruire occasioni di dibattito e incontro coinvolgendo su tematiche emergenti un sempre maggior numero di persone.