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Allarme dal rapporto Ceis sanità
Famiglie impoverite da spese fuori Ssn
Franco
Cilenti
Le spese
sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale hanno impoverito in
Italia 1 milione e 200 mila famiglie. Oltre 295 mila sono addirittura scese
sotto la soglia della povertà per fronteggiare di tasca propria i costi
sanitari "non coperti" (1,3 per cento della popolazione), mentre ben 967
mila (4,2 per cento degli italiani) hanno dovuto affrontare spese definite 'catastrofiche'.
E' l'allarme
contenuto nel rapporto Ceis sanità presentato la scorsa settimana a Roma.
Sono gli over 65, soli o in coppia, a costituire il 45,6 per cento dei
nuclei maggiormente colpiti: la categoria più debole dunque di fronte alle
spese 'out of pocket'. Se non assistiti da una salute di ferro, questi
anziani hanno infatti il 50 per cento delle probabilità di impoverirsi.
Costo dei farmaci e
delle visite specialistiche, ma anche cure odontoiatriche o terapie
croniche, in cima alla lista degli esborsi più difficili da fronteggiare,
soprattutto nel Sud Italia. In ogni caso è la presenza di un anziano nel
nucleo familiare a far aumentare del 42 per cento la possibilità di
impoverirsi. E se gli anziani sono due il rischio raddoppia. Un dato
estremamente preoccupante visto l'andamento demografico del Paese. Le
critiche dei ricercatori dell'ateneo di Tor Vergata, autori del Rapporto, si
appuntano sul sistema di esenzione che prevede un'unica soglia di reddito
familiare, intorno ai 36 mila euro l'anno, creando enormi disparità tra chi
è poco sopra o sotto tale livello economico. Ma anche sull'attuale regime di
compartecipazioni o esenzioni che "non è ben tarato. Il meccanismo della
quota fissa per ricetta - spiegano - penalizza le fasce più povere della
popolazione".
Senza contare che
il processo di impoverimento non è omogeneo sul territorio nazionale, ma
penalizza ancora una volta il Sud Italia, creando disparità su disparità.
"La distribuzione dei poveri - prosegue il rapporto Ceis - non è uniforme:
si passa dal 3,4 per cento dell'Emilia Romagna al 3,6 per cento in Lombardia
fino al 27,6 per cento della Basilicata e al 29,6 per cento della Sicilia.
Quanto invece alle regioni che rischiano di impoverirsi di più a causa delle
spese per la salute: Calabria (2,6 per cento), Sicilia (2,4 per cento) e
Puglia (2,3 per cento). Meno problemi invece in Friuli Venezia Giulia (0,3
per cento), seguita da Marche (0,5 per cento) e Veneto (0,7 per cento). "
Il servizio Sanitario Nazionale assicura la prevenzione, cura e
riabilitazione dei cittadini presenti sul territorio nazionale.
Per una parte di questi che sono stati colpiti da malattia non avviene
perchè la mancanza di applicazione di alcune leggi o alcune misure prese di
ordine legislativo o amministrativo vanno in una direzione diversa.
Non solo ma a ciò contribuisce anche un certo livello di propaganda che fa
passare l'dea che il privato garantisce di più rispetto al pubblico. Siamo
infatti quasi arrivati al 30% di spesa privata sul totale della spesa
sanitaria. La stessa organizzazione sanitaria pubblica ha acquisito da
diversi anni a questa parte una configurazione privatistica (Azienda,
direttori generali, DRG, libera professione e altro) che favorisce la
moltiplicazione degli atti sanitari piuttosto che la causa essenziale; la
prevenzione è sempre meno considerata. E non è solo quella dovuta nei luoghi
di lavoro per evitare infortuni e malattie professionali? C'è qualcuno che
pensa alla prevenzione della non autosufficienza o della malattia mentale?
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