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NEWS 2006
 

Notizie, fatti, racconti, idee...

Roma 8 luglio 2006
Stop precarietà ora!
Appello di convocazione dell’Assemblea nazionale contro la precarietà
 

 

4 NOVEMBRE :
IN PIAZZA CONTRO
PRECARIETA’ E PRIVATIZZAZIONI

di Marco Bersani (ATTAC Italia)

Ciascuno solo, di fronte al mercato, in diretta competizione con l’altro. Così ci vorrebbe il modello neoliberista. Quello che ha sostituito il diritto al lavoro con il dovere di dimostrarsi occupabile. Ovvero più conveniente dell’altro, più disposto ad accettare restrizioni di salario e diritti. 

E’ l’orizzonte della solitudine competitiva, dove scompare qualsiasi idea di legame sociale, di spazio pubblico e condiviso dei diritti, dove ciascuno cerca di sopravvivere in base alle sue sole possibilità individuali. 

I risultati sono sotto gli occhi di tutti : la precarietà del lavoro, come metafora della progressiva precarizzazione dell’esistenza; la totale deregolamentazione del mondo del lavoro, di cui lo schiavismo del caporalato nella campagne del Mezzogiorno costituisce l’espressione più visibile, ma tutt’altro che anomala. Come palesemente esplicitato dalla condizione migrante, dove la cittadinanza è legata al contratto di lavoro e scompare in mancanza di quello. 

Una società precaria è quella promessa dal neoliberismo, dove l’intervento pubblico è quasi completamente ridotto alle politiche securitarie di risposta, attraverso l’identificazione progressiva di un nuovo nemico ad ogni stagione, per temperare il disagio sociale, per garantire consenso sociale all’espropriazione di diritti e libertà. 

Ed è qui che il percorso, che ha portato decine di reti sindacali, associative e di movimento a promuovere una grande manifestazione nazionale contro la precarietà per il prossimo 4 novembre, si salda con l’altrettanto determinata lotta che in Italia e in Europa si sta determinando contro la messa sul mercato dei beni comuni e la privatizzazione dei servizi pubblici. 

Che altro desiderano le politiche neoliberiste di mercificazione dei beni comuni e dei servizi pubblici se non la rottura di qualunque contratto sociale, di qualunque spazio pubblico collettivamente esigibile?

Politiche che vengono da lontano e che partono dagli accordi Gats e Trips all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che cerca di determinare il dominio delle grandi multinazionali sulle future materie prime (acqua, energia, specie viventi etc.), dopo che la guerra globale permanente ha cercato di determinarne analogo dominio sulle residue materie prime fossili (petrolio, gas naturale, carbone etc.). 

Politiche che, attraverso la direttiva Bolkestein, cercano di disegnare un’ Unione Europea come lo spazio del libero mercato, in diretta competizione con quello d’oltre Atlantico, ma sullo stesso terreno, quello della drastica riduzione del costo del lavoro, della liberalizzazione dei diritti sociali, del dominio sul sud del mondo. 

Emerge un modello sociale dove la libera circolazione dei capitali si confonde con la libertà delle persone, dove la competizione sembra l’unico orizzonte antropologico, dove la natura continua ad essere subordinata al “qui ed ora” del profitto capitalistico. 

Contro tutto questo occorre una forte mobilitazione culturale, sociale e politica. Che sappia innanzitutto ricostruire uno spazio pubblico, dei diritti sociali e del lavoro, da rendere non negoziabile e indisponibile alle leggi del mercato. 

Che sappia saldare la battaglia per i beni comuni e per i servizi pubblici con la lotta per un diverso modello economico, capace di definire cosa, come e per chi produrre, e che sia efficace nel ridistribuire tempi di vita e tempi di lavoro fra le persone e le comunità. 

Saremo in piazza il 4 novembre, per l’abrogazione della legge 30 e del “pacchetto Treu”, per l’abrogazione della Bossi-Fini e la chiusura dei Cpt, per restituire dignità alla vita delle persone.

 Saremo in piazza per chiedere che venga ritirato il DDL Lanzillotta che vuole privatizzare tutti i servizi pubblici e per lanciare sull’acqua come bene comune la legge d’iniziativa popolare che decine e decine di vertenze territoriali, insieme a moltissime reti associative e sindacali di movimento, hanno prodotto in questi mesi e si apprestano a diffondere nel Paese per una grande, diffusa e radicata raccolta di firme a sostegno. 

Rompere la precarietà del lavoro e la precarizzazione della vita è possibile. Se torniamo a riconoscerci come comunità sociale e ricostruiamo la democrazia come spazio pubblico. Se a chi, novello brigante del management finanziario, torna a porci il medesimo dilemma “O la Borsa o la vita”, sappiamo rispondere, tutti insieme, la vita. E a renderla esigibile da subito, con la mobilitazione e la partecipazione sociale.

martedì 26 settembre 2006

http://italia.attac.org/spip/rubrique.php3?id_rubrique=154