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NEWS 2006
 

Notizie, fatti, racconti, idee...
 

Cronaca di un disastro
potremmo immaginare che sia andata proprio così...
 

di Lorenzo Marvelli

 

 

26 Aprile 1986

    Ore 1: 23 di sabato 26 Aprile si svolge una prova tecnica, per vedere il comportamento del sistema di sicurezza in condizioni critiche, e dopo una serie d’errori umani, il reattore numero quattro delle centrale nucleare di Chernobyl esplode. Pezzi di graffite, di combustibile d’uranio e di barre di controllo vengono scagliate tutt’intorno e parte del combustibile viene  disperso nell’aria.

“Passami la chiave del quadro dei comandi: devo premere il pulsante d’arresto  immediatamente prima che…”

“Non ho io le chiavi, compagno Leonid . Hai forse dimenticato che non ho più accesso ai comandi?”

“E chi le ha le chiavi? Cazzo, compagno Leonid, la spia rossa è accesa e la temperatura è alle stelle!”

“Non so nulla delle chiavi, io. Io sono alla sicurezza. Non ai comandi. Cazzo, compagno capo! Il fuoco… lo vedi là il fuoco?”

“Sì, sì… stiamo andando a fuoco… allarme, allarme, compagno Leonid!”

Ore 1: 30 si cerca di spegnere il fuoco.

“Aziona le pompe, presto!”

“Sto provando, compagno capo: il sistema sembra bloccato, forse è meglio chiamare i compagni esperti”

Ore 1: 35 si getta acqua sul tetto per evitare altri crolli.

“Le squadre sono all’opera, sembra che ce la faranno”

“Non dire stupidaggini, compagno Leonid”

Ore 1: 46 le fiamme hanno raggiunto l’altezza di 70 metri.

“Guarda, va a fuoco tutta la centrale! Cosa possiamo fare, compagno capo?”

“Chiama tua moglie al telefono e dille di prendere i bambini e correre via. Presto. Lontano da qui”

“Ho provato a farlo ma sembra che ci abbiano bloccato la linea del telefono. Non possiamo comunicare con l’esterno. Compagno: la città è in pericolo e non ne ha percezione”

 Ore 3: 30 le squadre di soccorso si alternano nel tentativo di spegnere le fiamme. Il calore e il fumo sono insopportabili, qualcuno accusa malori e conati di vomito. Sono arrivate altre squadre di soccorso.

“Cos’hai ora, compagno capo? Compagno, mi senti?”

“Sì, sì… ti sento. Compagno Leonid, sta succedendo quello che tu neanche immagini. Le radiazioni ci mangeranno tutti”

“Quali radiazioni? Cosa mangeranno le radiazioni?”

Ore 4: 20 i nuovi arrivati vengono tenuti ad una distanza di circa 5 Km dal luogo del disastro. Si comincia a parlare di radiazioni.

“Perché non rispondi? Compagno capo… rispondi!”

Ore 6: 35 finalmente l’incendio è sotto controllo, tra poco le fiamme saranno spente.

“Aiutoooo! Siamo qui alla sala comandi: mi sentite? Il responsabile è morto. Improvvisamente. La porta è bloccata, sembra fusa nei cardini, non riesco ad aprirla. Mi sentite? Compagni, mi sentite? La temperatura è alle stelle, non credo di poter resistere ancora per molto. Aiutoooo!”

131 persone nell’arco di pochi istanti persero la vita e nei giorni successivi oltre 3250, dei 650000 soccorritori, sarebbero morti a causa delle radiazioni.

Nell’atmosfera fino a 1200 metri di quota, una micidiale miscela radionuclidi aveva iniziato un viaggio su tutta l’Europa ed oltre, passando sul nord Europa e poi scendendo sull’Europa centrale meridionale.

Dalla nube radioattiva si sarebbero scaricate al suolo prima le sostanze più pesanti e lentamente disperse le più leggere e gassose.

Le conseguenze sono state praticamente nulle fuori della Biellorussia e dall’Ucrania.

In Italia la concentrazione di Iodio 131(il radionuclide più presente nelle nubi) è stata la concentrazione massima in caso d’incidente ammessa per un lavoratore esposto.

La dose assorbita da noi italiani è stata equivalente a quella di una radiografia, ma meno pericolosa perché diluita in una settimana.