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ATTRAVERSAMENTI 2006 |
SPAZIO DI LIBERA PUBBLICAZIONE |
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Cosa
pensate dei fatti milanesi? E’ possibile discuterne a lato delle macchine che bruciano, delle vetrine infrante, dei bulloni lanciati sulla polizia? E’ possibile sforzarsi per uscire dalla necessità di collocarsi all’interno di categorie di giudizio che, per una volta, non usino come parametri di riferimento la sicurezza dei cittadini, la pace sociale, il diritto alla proprietà privata? Quando dico “a lato” non intendo sminuire l’importanza di certe questioni ma intendo invece spostare lo sguardo altrove. Il movimento antineoliberista è una cosa che ci riguarda. Nel movimento ci sono gli infermieri che, da Genova in poi, cercano di sviluppare strategie comuni di resistenza perché il mercato, nelle sue forme impazzite come la guerra, minaccia la salute globale. Credo che il vuoto lasciato a Milano dalle organizzazioni democratiche ed antifasciste, dai partiti di sinistra e dal movimento (infermieri compresi) mentre 500 teste rasate sfilavano a braccia tese sia per noi tutti un motivo di tristezza. Milano ha avuto la medaglia d’oro per la resistenza ma il questore che ha autorizzato la manifestazione sembra averlo dimenticato. Lo hanno però dimenticato in tanti visto che la Moltitudine pacifica e resistente che avrebbe dovuto impedirla, non si è affatto radunata, almeno non in modo significativo e determinante. I ragazzi di corso Buenos Aires, terribilmente grotteschi nelle loro manifestazioni inutilmente forzute, hanno occupato il vuoto che noi tutti abbiamo costituito. Attribuisco anche alla mia pigrizia, anche alla mia indolenza, parte delle responsabilità dei fatti. Anche a causa mia i 500 nazisti hanno sfilato indisturbati. Anche a causa mia 200 sedicenti antagonisti hanno inutilmente testimoniato i loro muscoli rischiando fino ad 8 anni di carcere per i reati commessi. Anche a causa mia Milano è un po’ più fascista, un po’ più violente, un po’ meno resistente. Sono un po’ triste per quello che è accaduto. In ospedale i miei colleghi generalizzano e mistificano. Credono che io sostenga pratiche violente come quelle di Milano perché ho scelto il silenzio in un momento di ingolfamento e delirio mediatico. Vorrei dire loro queste cose ma non riesco. Devo prima trovare la pace necessaria poi proverò. Piano piano.
Vorrei che leggeste queste mie parole nel senso che: l’antifascismo non è una questione sorpassata. E’ necessario resistere. E la resistenza è una pratica assolutamente comune che non comprende eroi ma solo moltitudini senza nome in movimento verso un mondo diverso.
Lorenzo Marvelli COMMENTI:
Braccia tese e chiodi che esplodono. Macchine in fiamme e fez e pantaloni
alla zuava e volti coperti e fumo e fumo e fumo.... occhi fra fessure, odio
che si proietta per chilometri, non un albero, un animale, una carezza che
si faccia spazio in tutto questo. Mc Donald di fetide pubblicità, finti
desideri e desideri imprigionati venduti legati. quando inizieremo a
domandarci il perché della violenza, dell'amore, dell'equilibrio? Milano
come genova come Napoli come La vita di tutti i giorni. Non c'è da
commentare Milano c'è da commentarci nostop. Viva il pensiero libero!
Liberiamoci. Coloro che hanno devastato Milano non erano resistenti,
erano delinquenti!!! Pare che il popolo non abbia memoria. Dovrebbe essere la
storia a mantenere uniti gli eventi, le generazioni, i processi della
crescita civile, come fosse un unico essere vivente che va avanti ricordando
gli orrori del passato. E invece non è così, pare questo un mondo con l’alzheimer,
fratturato nel tempo, che dimentica presto e in fretta. Come quando in presenza di un'infezione c'è una forte reazione anticorpale che produce: rubor, tumor, futio lesa. Così a volte è proprio la reazione di difesa che fa più male e mette fuori uso temporaneamente il "corpo sociale". Ma forse, e noi infermieri lo sappiamo bene, sarebbe meglio prevenire che non curare i danni di una malattia endemica chiamata neofascismo. Se invece si lascia che la malattia si diffonda, anzi si favorisce, allora aspettiamoci gli effetti peggiori. Noi pratichiamo la non violenza, ma sia chiaro che questo non vuol dire rinunciare a combattere e a resistere. Giancarlo Brunetti giancarlo@nelmovimento.org |