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Parliamo del Nursing-Up,
anomalia selvaggia
di un sindacato neo-corporativo
Marco Prina Infermiere Amedeo di Savoia ASL3 Torino
lavoroesalute@libero.it
Sono anni che crescono. Come numero di iscritti, come consensi, come rsu.Parliamo
del Nursing-Up, ufficialmente “sindacato” degli infermieri, delle caposale,
dei dirigenti infermieristici e delle vigilatrici d’infanzia, fondato a Roma
nel lontano 1997.
Tanto per intenderci, nelle ultime elezioni delle Rsu a livello nazionale
hanno avuto un incremento dei consensi superiore del 100%, passando da quasi
5 mila del 2000 a ben 13 mila preferenze nel 2004, ma senza superare
l’agognata soglia del 5% che li farebbe divenire automaticamente “sindacato
maggiormente rappresentativo” titolato a partecipare e siglare contratti
nazionali (secondo la vigente legge sulla rappresentanza sindacale…) e
assestandosi su un ben misero 3,02%. In ogni caso hanno più che raddoppiato
i propri esponenti nelle rappresentanze sindacali aziendali del comparto
sanità passando dai 100 rsu del 2000 ai 260 attuali. Un bicchiere nel mare
ma pur sempre un bicchiere.
E’ dunque un sindacato giovane, che si autodefinisce “autonomo” dai
partiti e forse anche da altro, ma che ha trovato spesso come propri
referenti “istituzionali” alcuni esponenti di Alleanza Nazionale seduti in
parlamento. Un sindacato per lo più nordista, o centro-nordista, visto che
al sud è poco sviluppato e – addirittura – nelle isole privo di
rappresentanze sindacali. Forte nella provincia di Trento, Valle d’Aosta, e
in Piemonte dove gode di una relativa crescita d consensi, specie negli
ospedali più grandi (Molinette, CTO). Ma capace di trovare accoliti fra gli
infermieri più giovani, neo-laureati; mettendo radici nei luoghi della
formazione (l’università), delle dirigenze infermieristiche (alle Molinette,
al CTO, al Mauriziano) e dei quadri intermedi (caposale); in grado di far
formazione esso stesso (corsi accreditati ECM, gratuiti per gli iscritti,
che fan sempre gola) e quindi di dare orientamento e fare opinione
utilizzando tutti i canali a propria disposizione.
Un sindacato che fa dell’interesse di corporazione (infermieristica) una
bandiera da staccare dalle altre figure tutelate e rappresentate
sindacalmente nella sanità pubblica, per farne un sindacato separato, con
contratto separato, con fondi di remunerazione e normative separate.
Insomma, vogliono inseguire la figura dei medici anche su questo terreno
scivoloso del “separati si vince”, partendo dal banale calcolo che i soldi
sono pochi e tanto vale non condividerli con altri (anche se quegli “altri”
partecipano direttamente o indirettamente alla cura e assistenza dei
cittadini che ricorrono al Servizio Sanitario Nazionale). Peccato che i
medici hanno un consolidato potere contrattuale che gli deriva da una storia
nazionale plurisecolare che affonda le sue radici nell’Italia dei comuni e
delle libere università (Salerno, Bologna, Padova, Pavia…), che passa per le
rivoluzioni giacobine del XVIII-XIX secolo e finisce nelle torbide vicende
della Massoneria di quest’ultimo dopoguerra. I signori medici fanno capo a
una vecchia corporazione, mentre gli infermieri no, sono ben altro.
Quello che ci propone il Nursing-Up è piuttosto un sindacato degli
egoismi capace di tradurre in rivendicazioni anche gli umori peggiori che
albergano nella categoria, come ad esempio la diffusa diffidenza rispetto ai
nuovi infermieri immigrati provenienti dai paesi dell’est europeo o dal sud
america, rinnovando vecchi refrain che si usavano guarda caso ancora dieci
anni fa contro gli infermieri che provenivano dal sud d’Italia (la proprietà
della lingua, la preparazione, la capacità di saper interagire con i
“nostri” malati, ecc.). Da simile brodo di cultura non possono che emergere
pratiche discutibili, come quella di voler far fronte alla carenza di
organico e al malcostume di molte ASL di ricorrere al caporalato per coprire
i turni, con geniali richieste di favorire le “prestazioni aggiuntive” del
personale già in organico (vedi il caso del CTO e delle Molinette). Poi,
però, se si perdono gli appoggi in regione, come è capitato in Piemonte, ci
si inventano gli scioperi di corporazione, mai organizzati prima in ben
cinque anni di disastrosa amministrazione della Sanità da parte di AN. E
così il Nursing-Up con non neanche otto mesi di gestione della Sanità in
Piemonte da parte del centro-sinistra ha trovato in un colpo solo le energie
per organizzare il primo sciopero regionale della categoria, portando 300
persone in piazza... Il pretesto è stato quello di non essere stati ricevuti
dall’assessore Valpreda. Le motivazioni dello sciopero sono le più varie,
raccogliendo punti condivisi da tutti (carenza di organico, caos nella
distribuzione dei carichi di lavoro, retribuzioni basse rispetto al lavoro
concretamente svolto) con altri ben più discutibili (divise vecchie e
strappate, mancanza di spogliatoi, mensa inaccessibile, mobilità interna)
che rimandano a una maggiore peso e capacità di contrattazione aziendale che
evidentemente nelle rappresentanze del Nursing manca. Questo è ancor più
vero se si pensa che certe rivendicazioni mal riposte rischiano di dare
un’immagine della categoria ben più degradata di quello che per altri versi
già sembra, ovvero di far sembrare gli infermieri un popolo di accattoni
buono solo a chiedere soldi e a monetizzare tutto quello che fa.
Ma evidentemente il problema del Nursing-Up in questa fase è di emergere
come sindacato degli infermieri, comunque sia. Vale pure inventarsi un
conflitto con l’attuale assessorato.
E in tale strategia dell’emersione rientra l’assalto alla rielezione del
collegio infermieri (Ipasvi) del Piemonte avvenuta di recente. Qui a colpi
di denuncia pubblica sui giornali, chiamate della polizia, infermieri
imbarcati sui pulmann, con la conta e riconta delle schede, sono riusciti a
conquistare la maggioranza del collegio, mettendo l’ex-presidente Piccoli in
fisica minoranza, con tanto di strascichi polemici e incivili exploit degni
dei peggiori congressi dei post-fascisti o dei socialisti rinnovati. La
conquista del collegio è stata cantata sopra le righe come una grande
vittoria, giocata sulle spalle della maggioranza astensionista degli
infermieri, non a caso. La conquista del collegio apre la possibilità ad una
maggiore egemonia sulla categoria, giocata con i soldi delle nostre quote,
spianata con il controllo degli organi informativi del collegio.
Anche da questo lato inizieranno a battere il tamburo. E per ora hanno
incominciato con le prime dichiarazioni della nuova presidente Simona
Frigerio che con un discorso border-line ha aperto il suo ufficio al suono
della battaglia contro l’impiego di manodopera infermieristica straniera di
cui non viene testata la conoscenza professionale e della lingua italiana.
Almeno Piccoli si preoccupava anche delle condizioni di lavoro e
supersfruttamento di questi lavoratori, ed era capace di denunciare il ruolo
torbido di certe cooperative di … caporalato, fino ad essere il primo ad
accorre al capezzale di Abdel, l’infermiere pestato a sangue dal suo capo
della cooperativa per la quale aveva prestato servizio presso l’ASL 4.
Dubitiamo che il Nursing-Up abbia nella gestione del collegio questa
predisposizione universalistica, temiamo piuttosto – in vista del
perseguimento della sua strategia neocorporativa – un incrudimento di certe
tematiche relative alla tutela dell’infermiere laureato, bianco, ben
qualificato e ben collocato all’interno della dirigenza infermieristica.
Agli altri poche briciole e giusto la cedola della quota annuale.
Forse ci sbagliamo, ma crediamo che questo Nursing sia destinato a
durare, dimostrando il peggio di sé, sia per quello che riguarda la tutela
del lavoro, sia per quello che riguarda la tutela della professione
infermieristica.
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COMMENTI:
Perchè questo "livore" contro un sindacato di categoria?
Spett.le Redazione di LavoroeSalute.it, accolgo l'invito a commentare
l'articolo del Collega Marco Prina, Infermiere all'Amedeo di Savoia
ASL3 di Torino.
Sono un Infermiere di Bergamo, da 5 anni impegnato nella costruzione di
Nursind, un sindacato di categoria infermieristico, per molti versi simile
al Nursing Up, col quale Nursind ha siglato un patto di affiliazione la
scorsa estate, ai fini del raggiungimento della maggiore rappresentatività.
Pur non essendo esponente di quel sindacato, mi sento in dovere di replicare
all'articolo del sig. Prina perchè indirettamente chiamato in causa ma anche
perché ho conosciuto personalmente i colleghi del Nursing Up di Torino,
apprezzandone l'impegno sindacale e professionale per la categoria.
Sono amareggiato dai toni e dai termini usati fin dal titolo di quell'articolo:
"Anomalia selvaggia di un sindacato neo-corporativo".
Il termine "selvaggio" nei dizionari, viene usato per definire animali,
luoghi, terreni e persone. Trattandosi di un sindacato posso immaginare che
il Sig. Prina si riferisse alla "persona giuridica" e pertanto, ai seguenti
significati: barbaro, incivile, rozzo, ineducato, maleducato, screanzato,
villano, zotico, asociale, scontroso, scorbutico, scostante, selvatico,
rustico, aggressivo, violento. A quali in particolare voleva riferirsi?
Per corporazione invece leggiamo, sempre dal Dizionario Enciclopedico
Rizzoli:"Associazione a carattere professionale fra tutti gli esercenti una
medesima attività. Nel sistema dello Stato fascista, organo collettivo che
assicurava la rappresentanza coattiva dei lavoratori e dei datori di lavoro,
mirando a prevenire i conflitti sociali".
Che gli esercenti un'attività professionale, oggi finalmente e giustamente
riconosciuta intellettuale, sentano la necessità di associarsi non è
automaticamente da considerarsi come un fenomeno negativo. A differenza
delle corporazioni del periodo fascista, gli infermieri che si iscrivono al
sindacato di categoria non sono coattati da alcuno, se non dall'abbandono
totale da parte di CGIL-CISL-UIL che non hanno mai digerito la crescita
professionale della categoria ed ancor oggi la costringono e la sfruttano
all'interno di un comparto, quello della sanità, che si regge sul sudore,
sui sacrifici, sul senso di responsabilità ma anche sul burn-out che ormai
attanaglia la gran parte degli infermieri italiani.
Situazioni di lavoro insopportabili. Responsabilità elevate non
riconosciute. Vessazioni e negazione degli elementari diritti mascherata e
giustificata a sproposito da un permanente stato di emergenza sanitaria.
Gratificazioni personali poche; gratificazioni economiche nessuna, al punto
che molti colleghi stanno abbandonando la professione.
In merito ai numeri degli iscritti i dati riportati nell'articolo dal Sig.
Prina sono solo parzialmente corretti e letti sempre in un'ottica
dispregiativa. Lo voglio perciò aiutare a rileggerli con un'altra coscienza
senza prima averli ritoccati. Sommando i voti ottenuti tra Nursind e Nursing
Up a livello nazionale nelle scorse RSU si raggiunge quota 22.200 preferenze
su 386.000 votanti totali. Calcolando che nel comparto gli infermieri
costituiscono il 33% se ne deduce che la reale rappresentatività dei due
sindacati infermieristici sia del 17% e non del 3% come affermato dal Sig.
Prina. Ma se calcoliamo che sono state presentate liste infermieristiche
solo nel 50% delle aziende ospedaliere ed ASL del territorio italiano, quel
17% automaticamente vale il 34% cioè più della percentuale della CGIL.
Quindi caro Prina, non si tratta di un "bicchiere nel mare" ma di una vera
ondata! E' solo questione di tempo. Le onde più alte arriveranno con le
elezioni del 2007, perché allora i due sindacati si presenteranno sotto un
unico simbolo, uniti in Federazione.
Vano risulta anche essere il Suo tentativo di associare Nursing Up alla
destra, visto che proprio a Torino i suoi maggiori esponenti provengono da
una lunga militanza nella CGIL. Chi le scrive vanta un lungo passato di
militanza sindacale (sia pur extraconfederale) e di impegno democratico e
partecipativo nelle scelte di politica sanitaria. Ho volutamente usato il
verbo "vantarsi" perché sono orgoglioso di non aver ceduto alle lusinghe
delle centrali sindacali che mi avrebbero arruolato ben volentieri
assicurandomi anche una pacifica carriera burocratica. Invece sono ancora in
prima fila, da 30 anni, con la divisa sporca di umori umani e l'intramontata
passione per la nostra nobile professione.
Quando scelsi di dedicarmi al sindacato di categoria non lo feci senza
ripensamenti. Eppure, più ci pensavo e più mi convincevo della necessità di
tale scelta. Oggi non mi offendo se mi chiamano autonomo, anzi, ne sono
orgoglioso. Mi sono semplicemente liberato dai legacci ideologici che mi
impedivano di sentirmi unito ai miei colleghi. Non ha alcun senso sentirsi
infermiere di sinistra o di destra. Ci si sente Infermiere e basta. Con
questo spirito ho finalmente trovato la sintonia e l'unità tra colleghi. Non
abbiamo astratte pretese ideologiche bensì concreti problemi, da affrontare
quotidianamente per migliorare il nostro lavoro e metterlo a disposizione
dei pazienti. E questo, a prescindere dal colore politico dei governi.
Riguardo alla problematica dell'importazione di Infermieri non comunitari è
più che sacrosanto pretendere che non siano sfruttati dal caporalato di
sporchi personaggi che sulla carenza infermieristica hanno trovato il nuovo
business grazie anche alla compiacenza e alla corruzione di alcuni
presidenti di collegi IPASVI provinciali. Così pure è sacrosanto per un
sindacato di categoria, difendere il già risicato potere contrattuale
minacciato da tale uso strumentale, perfettamente assimilabile al
crumiraggio tanto combattuto nelle lotte sindacali. Si tratta di decidere
se, fare l'infermiere in Italia, sia ormai un lusso di pochi appassionati
missionari oppure una professione degna di tale nome e gratificante quanto
quella medica, capace di attirare le giovani generazioni. Non è un problema
di poco conto. Fare i muratori o gli operatori ecologici, le badanti o i
pizzaioli non ha la stessa valenza dell'Infermiere. La lingua e la cultura
sono fondamentali nell'approccio assistenziale. Così come non è trascurabile
l'estrema difficoltà di inserimento in corsia di uno straniero. Solo se le è
capitato di lavorarci insieme se ne può render conto. In momenti di grave
carenza come questi, associata all'elevata mole assistenziale che ci
troviamo sulla groppa, lavorare con un collega non italiano è un'impresa
quasi impossibile. Tant'è che molti colleghi piuttosto preferiscono lavorare
da soli. Servirebbe un inserimento graduale con affiancamento di personale
apposito che si occupi solo di questa funzione. Invece ci ritroviamo oggi
con Mohamed, domani con Karol e dopodomani con chissà chi altro nome.
L'incoscienza delle Direzioni Sanitarie sta proprio nel sentirsi
deresponsabilizzate solo perché hanno "coperto" i numeri. I NUMERI!!! Non
certo la qualità del servizio.
Personalmente mi è spiaciuto per la sorte dell'ex presidente Piccoli, che
stimo ed ho avuto il modo di apprezzare. Non condivido però la valutazione
negativa che Prina attribuisce alle scorse elezioni del Collegio di Torino.
Nonostante gli sforzi, Piccoli e la sua squadra non hanno saputo assicurarsi
una maggioranza. L'elezione di esponenti di Nursing Up è testimonianza di
un'accresciuta consapevolezza e di maggiore partecipazione della categoria.
Se ciò sia negativo, è tutto da dimostrare. Auguro a Piccoli di poter
continuare il proprio impegno e di trasmettere ai nuovi arrivati il meglio
della sua esperienza di presidente di Collegio (da gennaio Ordine
Professionale).
Un caro saluto
Donato Carrara
Pensare + alla Professione
e - alle inutili ideologie
E' lampante il rammarico di alcuni colleghi per le scorse vicende di
proteste infermieristiche in piazza e di vittorie elettorali portate a segno
da una sigla sindacale di categoria .
Agli stessi ricordo che gli scioperi , l’ elezioni dei collegi , e gli
stessi infermieri sono sempre stati a portata di mano di tutti i sindacati .
Fino a ieri esistevano per la categoria infermieristica i sindacati
generalisti capaci di rappresentare tutte le categorie di lavoratori .
A quanto pare sembra però vi è una categoria che non si sente rappresentata
e che avrebbe voluto la risoluzione di almeno qualche problematica vissuta
dalla professione .
Caro Marco credo che ai colleghi infermieri della ASL 3 di Torino ed al
resto dell’infermieristica( visto che sei un delegato CGIL ) interessi
fermarsi almeno per la pausa pranzo , del forzato e forzoso utilizzo della
mobilità interna , di stare un po’ con la famiglia in serenità , il rispetto
umano prima di quello professionale , piuttosto che sapere il loro delegato
alle prese con la storia dei giacobini il pluralismo ed il corporativismo
destra o sinistra. ( ma a questo penseremo noi ).
E non gli serve neanche che il loro delegato mostri i muscoli ,ora ,a
battaglia finita , elogiando il suo generale perdente (ex presidente Piccoli
) a cui aspettiamo ancora le sue tanto blasonate consegne tra l’altro .
Per concludere assodato che la solidarietà deve rispondere ad una
sostanziale condivisione di necessità reali ed appurato che i fatti
dimostrano storicamente una divergenza tra intenti ufficiali ed operato
delle sigle sindacali non corporative nei confronti degli infermieri , la
nostra posizione , non può che essere solidale con la categoria ,anzi di
categoria !
Un saluto ed un abbraccio a tutti i colleghi .
Giuseppe Di Clemente
giuseppediclemente@libero.it
Consigliere IPASVI TO
Iscritto a Nursing UP
Non stupisce il fatto che ancora una volta si cerchi di
connotare politicamente qualsiasi movimento, forza o componente sindacale
che tenti di uscire dalla logica della triplice (vedi cgil cisl e uil). Se
nascono e crescono i sindacati autonomi infermieristici, appare evidente
che che gli infermieri non si sentono rappresentati dai soliti
sindacalisti. Ed è gioco troppo facile dire che questi nuovi sindacati
autonomi sono reazionari. A me risulta che nella regione Emilia Romagna,
dove lavoro e vivo, il nursing up è in forte crescita , perché raccoglie
anche molti delusi ed ex iscritti della cgil, la quale notoriamente e una
organizzazione sindacale schierata a sinistra. Guardiamo allora alle reali
condizioni di lavoro degli infermieri, forse scopriremo perché nursing up
cresce, il che non significa nulla di reazionario e di conservatore...anzi.
Miserocchi Luciano lumise@libero.it
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