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La storia
Il 27 gennaio 1945
cadevano i cancelli di Auschwitz.
Le avanguardie del 62° corpo
delle armate russe del fronte ucraino entravano in Auschwitz,
salvando alcune centinaia di creature che di umano non avevano più
nulla e incaricandosi di seppellire una montagna di cadaveri.
Auschwitz è il simbolo della follia e della barbarie nazista. Il
primo soldato a oltrepassare i cancelli di Auschwitz, Yakov
Vincenko, quel sabato mattina alle 5, che lui stesso ha definito
"uno dei mattini più disperati del mondo", descrive con le seguenti
parole quel momento:.
"Nell’ombra, avvertii una presenza. Strisciava nel fango, davanti a
me. Si voltò e apparve il bianco di occhi enormi, dilatati. Tacemmo:
da lontano ci investiva l’eco smorzata degli scoppi. Tra i due, solo
io sapevo che erano i colpi dell’artiglieria tedesca in fuga. Pensai
ad uno spettro, mi assalì il dubbio di essere stato colpito, magari
ucciso. Non sognavo, ero di fronte ad un morto vivente. Dietro di
lui, oltre la nebbia scura, intuii decine di altri fantasmi. Ossa
mobili, tenute assieme da pelle secca ed invecchiata. L'aria era
irrespirabile, un misto di carne bruciata ed escrementi. Ci sorprese
la paura di un contagio, la tentazione di scappare. Non sapevo dove
fossi sbucato. Un commilitone mi disse che eravamo ad Auschwitz.
Abbiamo proseguito, senza una parola".Procedendo nell’entrata agli
inferi, il soldato russo Vincenko, ancora vivo oggi, scopre l’orrore
di Auschwitz, quell’orrore che in tanti e per tanto tempo hanno
negato.
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La poesia
Se
questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi
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La canzone
Auschwitz
Son morto ch'ero
bambino
son morto con altri cento
passato per un camino
e ora sono nel vento
Ad Auschwitz c'era la neve
il fumo saliva lento
nei campi tante persone
che ora sono nel vento
Nei campi tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano, non ho imparato
a sorridere qui nel vento.
Io chiedo come puo` un uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.
Ancora tuona il cannone
ancora non e` contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento.
Io chiedo quando sara`
che un uomo potra` imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si posera`.
Francesco
Guccini |
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