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La frontiera dell’invisibile,
II congresso nazionale del  CDG (Consiglio diritti genetici)

 

Determinismo e riduzionismo nella scienza, brevettabilità della materia vivente, governance dell’innovazione biotecnologia, questi i temi trattati nel congresso nazionale del CDG il 10-11-12 novembre 2005 a Lastra a Signa Firenze.

 

Il primo Workshop parla di determinismo e riduzionismo nella scienza.

L’obiettivo è confrontare i modelli epistemologici che sottendono l’attuale sistema di rappresentazione del mondo naturale, e che orientano sia gli sviluppi sia la cultura della scienza.

Lo spunto viene fornito da alcuni settori di punta della ricerca biologica applicata che, pur avendo innescato un acceso dibattito dentro e fuori l’accademia, di rado vengono esaminati nei termini delle loro basi epistemologiche.

Partendo da questa premessa è possibile delineare due posizioni ben definite all’interno della comunità degli studiosi: da una parte quella di chi continua a vedere nel distacco tra l’uomo e l’ambiente, e nella spiegazione riduzionistica dei fenomeni biologici, i presupposti dello sviluppo scientifico; dall’altra quella di chi invece lavora alla sintesi di quel distacco per rilanciare un modello epistemologico più rispondente alle caratteristiche dei sistemi complessi.

La premessa da cui prende origine il workshop assume allora una connotazione più dinamica e articolata. Accanto al paradigma scientifico tradizionale che promuove i saperi disgiunti e, come tali, disinteressati alle ricadute negative della tecnologia, cresce la domanda di una scienza capace di una visione sistemica del mondo naturale, e di intercettare i bisogni reali dell’umanità. In altre parole, una scienza in grado di riconciliare discipline della natura e discipline dell’uomo.

Ma è possibile una scienza di questo tipo, o è pura speculazione? Ed è abbastanza robusta sul piano epistemologico per resistere al potere della tecnocrazia?


Il secondo Workshop aveva l’obiettivo del workshop è affrontare il tema della brevettabilità della materia vivente in termini non solo di ripercussioni etiche e sociali, ma anche di conseguenze sul diritto internazionale e sul diritto costituzionale.

Con la Direttiva 98/44/CE l’Unione Europea ha compiuto un passo decisivo verso l’accettazione e la regolamentazione della brevettabilità della materia vivente. Pur escludendo il corpo umano, le varietà vegetali, le razze animali e i procedimenti essenzialmente biologici, la legge ha infatti riconosciuto la brevettabilità dei prodotti ottenuti con procedimento microbiologico e delle invenzioni che riguardano elementi isolati del corpo umano, ottenuti tramite un procedimento tecnico ed utilizzabili a fini industriali.

Tutto questo apre importanti questioni di ordine etico, sociale e giuridico. Per essere considerata tale, l’invenzione brevettabile deve rappresentare una realtà nuova. Ma l’ingegneria genetica, agendo sulla materia vivente, ci obbliga a riflettere sulla nozione stessa di “invenzione”, sul carattere di novità che dovrebbe contraddistinguerla, sulla legittimità di considerare la materia vivente alla stregua di una qualsiasi altra invenzione tecnologica, meccanica o chimica.

Si teme inoltre che la ricerca, mirando alla realizzazione di prodotti di mercato brevettabili e, quindi, monetizzabili, venga condizionata, con il conseguente pericolo di non riuscire a tenere adeguatamente sotto controllo i potenziali rischi per la salute umana e per l’ambiente.

 

Il terzo Workshop su governance dell’innovazione biotecnologia serve a riflettere sulle nuove responsabilità della politica di fronte all’innovazione biotecnologica, in cui ogni cessione di sovranità nell’esercizio del proprio ruolo di regolamentazione potrebbe favorire una società del rischio anziché del progresso sociale.

Le scoperte in campo genetico e il dibattito sociale sviluppato in vista delle loro possibili applicazioni hanno generato un inedito e diffuso processo di alfabetizzazione scientifica. È un fatto che sembra indicare una società ampiamente consapevole della centralità della scienza, ma anche della separazione che essa vive rispetto al tessuto sociale. Spesso le élite scientifiche scelgono infatti di avere un rapporto privilegiato con gli interessi particolari e di immediata applicazione tecnologica propri del mondo della finanza e dell’industria.

In tal senso il processo di governance sociale che si è affermato in Europa sul tema degli OGM appare emblematico: una critica sociale informata ha saputo generare un’inedita coesione di interessi collettivi capaci di affermare, da un lato, che un’innovazione è tale solo se condivisa, dall’altro che le valutazioni scientifiche sull’innovazione debbono essere sistemiche, tanto quanto lo sono la molteplicità degli impatti avversi che essa potrebbe determinare.

Si profila così il quadro di una responsabilità sociale che assume su di sé la rappresentanza dei diritti di terza e quarta generazione, e che guarda alla politica quale regolatrice dei processi di governance dell’innovazione.

 

Il Consiglio dei diritti genetici è un organismo di ricerca e comunicazione sulle biotecnologie. Dal 2002 opera come associazione scientifica e culturale indipendente, impegnata in attività di studio, informazione, progettazione sulle applicazioni e le diverse forme di impatto delle innovazioni biotecnologiche. Per informazioni: www.consigliodirittigenetici.org