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Sommario |
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Un impegno quotidiano dalla “A” alla “A”… Nel Film “la leggenda del pianista sull’oceano”, ad un certo punto, l’interprete principale si rivolge al suo più caro amico per chiarirgli il motivo per il quale non intende toccare la terra ferma, la ragione per la quale non intende scendere da quella nave sulla quale ha vissuto per tutta la sua vita. Il pianista si rivolge all’amico più o meno in questi termini: “Ma hai notato che le strade sono tantissime e tutte uguali, io mi chiedo voi come fate a sceglierne una?” Questa mattina, sono sceso di casa con l’intento di comprare un dentifricio e dei rasoi…si direbbe un atto semplice che richiede pochi minuti! Niente di più falso; sono credibile se vi confesso di aver esitato per circa venti minuti? Perché? Perché viviamo in quella porzione di mondo che, in maniera autoreferenziale, si definisce sede di libertà, sviluppo e benessere. Ma vi siete mai trovati di fronte ad uno scaffale a tre piani con 26 varianti di dentifricio (dal mentolo ai microgranuli di salvia e bicarbonato passando per antitartaro, antinfiammatorio e simili) che si esprimono con un ventaglio di prezzi oscillanti da un minimo di 1,30 ad un massimo di 2,90 €. Stessa cosa per i rasoi; circa 21 tipologie di attrezzi (mono, bi, trilaminari, con o senza gel che favorisca l’escursione dell’attrezzo sulla cute o, addirittura, con testina anatomica capace di consentire una rasatura ergonomia…) acquistabili ad un prezzo che oscilla tra 1, 10 e 9,80 €. Ecco come ho trascorso i primi venti minuti di questa giornata…e continuavo a pensare al pianista ed al suo quesito: “(…) io mi chiedo voi come fate a sceglierne una?” Se all’abnorme assortimento aggiungete alcuni criteri di selezione per un acquisto consapevole ed etico (provenienza, azienda produttrice, materiali utilizzati), nonché l’attenzione posta al prezzo più conveniente…è facile rendersi conto di quanto possa essere drammaticamente gravoso acquistare due stronzate del genere! Eppure, questa condizione per qualcuno si chiama libertà, sviluppo e benessere! Sempre da questa parte del mondo, se lavorate in un reparto di psichiatria, vi potrebbe capitare di trovarvi di fronte ad un paziente paraplegico dalla nascita che a 45 anni, per aver chiamato “figlio di puttana” un infermiere psichiatrico, riceve una pedata, mentre si trovava riverso sul pavimento, e torna a casa con due coste rotte! Ovviamente, la versione ufficiale parlerà di caduta accidentale accorsa ad un paziente “notoriamente bugiardo”. Nessuno ha osato mettere in discussione l’operato dell’infermiere, tra l’altro noto a tutti per i suoi loschi microtraffici che vanno avanti da anni. Secondo voi è possibile continuare a nuotare nella merda senza correre il rischio di diventare uno stronzo? E’ possibile che lo scopo/sfida dei giorni nostri consista nel proteggersi da questo rischio senza uscire dalla merda? Ad un anno dalla nascita del NIM, sono sempre più convinto che questa creatura rappresenti la possibilità concreta di comunicarci quello che considero un bisogno personale: comprendere ed esprimere il sé professionale, umano e politico. Tale espressione comprende, esattamente come avviene in matematica, almeno tre incognite; In definitiva credo che le nostre x/y/z corrispondano ad uomo/politica/professione. Il lavoro quotidiano di chi si propone di comprendere tali incognite, si sostanzia nel processo autoanalitico dell’introspezione. Si tratta di compiere un viaggio alla ricerca del punto d’intersezione tra le motivazioni personali e le ragioni d’essere della professione. Nel pensare e ripensare ai significati sui quali spesso mi interrogo, dico NIM intendendo parlare di chi applica l’arte del prendersi cura (nursing) lasciandosi coinvolgere (in) nell’architettura e nella fisiologia dei diritti umani (movimento). Resto dell’idea che per chiunque si percepisca professionista e cittadino del mondo la scelta sia obbligata: prendere una posizione ogni qualvolta è messo in discussione il diritto ad una vita dignitosa, un’esperienza che permetta ai suoi fruitori di beneficiarne nella misura massima possibile. Non si tratta di lanciarsi in obsolete crociate, ma più semplicemente di rispondere in tempo reale ai quesiti posti dai nostri giorni:
La domanda è rivolta a me ed è sempre la stessa: Si, ma tu da che parte stai? In questo panorama, la nascita del NIM a mio avviso rappresenta la possibilità di “dubitare”, ossia di mantenere una porta aperta sulle verità! mariano |
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