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Lettera di un infermiere
a "L'Infermiere" |
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Sì, ma cosa c’entra tutto questo col nostro giornale? “Dal punto di vista della nonviolenza, non faccio distinzione tra combattenti e non combattenti. Nello stesso modo, coloro che si limitano a badare ai feriti in battaglia non possono essere assolti dalla colpa della guerra”. (Gandhi) Buongiorno, sono mariano de mattia, l’infermiere cui avete dedicato ampio spazio sul numero di dicembre dello scorso anno[1]. Premetto che è trascorso un po’ di tempo da quando, avendo ricevuto e letto l’ultimo numero de L’INFERMIERE, mi sono sentito letteralmente ribollire il sangue nelle vene. La citazione con cui apro questa lettera, da sola, basterebbe a spiegare in che misura L’INFERMIERE ha smarrito la strada di casa… Ho atteso pazientemente che il tempo ed il confronto con amici e colleghi mi aiutasse a smaltire la delusione provata nell’aprire il “nostro” giornale. Nonostante siano trascorsi un po’ di giorni, non posso garantire una critica dolce. Di seguito, propongo la personale analisi dell’articolo, “Un mestiere di pace dove c’è la guerra”, partendo dalle immagini per poi considerarne i contenuti. Ancora mi chiedo che cosa c’entra il militare che impugna il suo strumento di lavoro (una delle tante armi dell’esercito italiano) con la professione infermieristica…cosa c’entra col nostro giornale? E che dire della precoce campagna elettorale? “Casini”, un nome ed un significato che rappresenta uno strano scherzo del destino, sul nostro giornale corrisponde a “Casini” nelle scelte editoriali, politiche e professionali? Io direi proprio di si! Magari vogliamo provare a commentare la demagogia strappa lacrime espressa dalla foto che ritrae il volto fracassato di un bimbo nato dalla parte “sbagliata”? Lo sa il nostro giornale che la C:R:I. non è altro che una falange del braccio armato dell’esercito italiano? Benché un banale eufemismo la definisca “corpo ausiliare delle forze armate”. Lo stesso esercito italiano, non è forse l’attuale volto di uno stato che clamorosamente ignora l’articolo 11 della vigente (chissà ancora per quanto) costituzione del nostro paese? Giovanni Paolo II sconvolge il mondo intero schierandosi contro i signori della guerra, che egli stesso giudica: “un crimine contro l’umanità”. L’ONU, dal canto suo, considera la scelta della “casa bianca” priva delle benché minime motivazioni e ne prende le distanze. Parimenti, numerosi ed autorevoli paesi membri della Comunità Europea si rifiutano di supportare gli interessi petroliferi dell’amministrazione Bush. Perfetto! Che cosa decide di fare il nostro giornale? Una mossa veramente alternativa: applausi all’esercito italiano, standing ovation per le infermiere volontarie: “Autentiche interpreti di speranza, vere portatrici di pace e libertà, di salute e benessere psicosociale”. W l’Italia o, meglio ancora, Forza Italia! Bravissimi, onore al merito, il nostro giornale- Organo Ufficiale della federazione Nazionale Collegi IPASVI – farcisce il dizionario della professione infermieristica con termini obsoleti che rievocano le più buie e tristi pagine del fascismo: “presenza solenne all’alzabandiera, aereo, scorta ed aeroporto militare, bandiera di guerra, disciplina militare, eroi del nostro contingente, persone che recano orgogliosamente una croce sul proprio petto, ausiliario delle forze armate…” Mi fermo qui, altrimenti finisco col riscrivere per intero l’articolo in questione. Ma come si fa a pubblicare escrementi simili? Ma cosa c’entra questo con i valori della professione infermieristica? Avete avuto il coraggio di mentire anche sul titolo: “Un mestiere di pace dove c’è la guerra. Più onesto ed opportuno sarebbe stato intitolare l’articolo in questi termini: “Una professione di pace al servizio della guerra”! Ancora una volta, ma cosa c’entra il belligerante, patriottico ed orgoglioso petto italiano offerto al fuoco avversario con quello che credevo fosse uno strumento di riflessione della professione infermieristica? Quanto psicotica e delirante è l’affermazione “bandiera della pace”, riferendosi al tricolore? La bandiera della pace, che ancora, sbiadita dal tempo che passa, sventola su balconi e finestre di molte case ha sette colori e li difende tutti. Il tricolore, di converso, ha dimostrato un interesse assolutamente egoistico. Questo, a discapito di quanto sancito dalla costituzione italiana, dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo, dalle linee guida dell’OMS relative al concetto di salute e malattia, nonché dalle tanto compiante “radici cristiane” (la cui mancata citazione nella neo costituzione europea ha tanto indignato i leader dell’attuale governo filoamericano). E che dire della toccante (soprattutto a livello gastrointestinale) poesia dell’anonimo soldato con cui si chiude l’articolo? Volendo essere esaustivi si rischia di distruggere l’ecosistema, considerando la mole di carta necessaria per esprimersi in maniera appropriata! A tal proposito, potrebbe essere necessaria una semplice domanda: quanto ha guadagnato quell’eroico soldatino che è andato a giocare a Risiko sulla pelle altrui? Forse quattro volte lo stipendio di quel banale professionista che tutte le mattine va in reparto per farsi spremere come un limone? Lungi da me l’idea di paragonarlo alla fiumana dei mercenari della guerra, sono convinto che anch’egli sarebbe stato pronto ad affermare: “ Vi faccio vedere come muore un italiano!” Concludo con una piccola proposta, giacché a me hanno insegnato che ogni critica seria e costruttiva deve contenere almeno un’alternativa. L’avete mai ascoltata la canzone di Ivano Fossati? E’ intitolata “il disertore”… Appena vi avanza un po’ di tempo, ascoltatela attentamente, trascrivetela e, se avete il coraggio di riconoscere il vostro errore/orrore, pubblicatela sul prossimo numero, magari corredata di scuse rivolte a tutti coloro che amano veramente la pace e la libertà.
Con l’augurio sincero di un futuro più felice, mariano de mattia
di conoscenze scientifiche; è un’attività intellettuale basata su decisioni diagnostiche e terapeutiche…è un’attività politica. June Clark. Docente di Nursing c/o L’Università di Yale. |