Sommario
 

Una lettura critica dell'ultimo SFE a Londra


 


 

Londra, città dell’Impero: l’ultimo (?) Social Forum Europeo

 At the time when political parties and nations state have become subsystem of profit-driven globalisation, the world future appears full of gloom and doom.

 Londra riceve i suoi ospiti facendo finta di nulla: la città non ha, come accade in occasioni come queste, preparato spazi di accoglienza, facilitato gli spostamenti con trasporti speciali,  rallentato i propri ritmi metropolitani nel tentativo di penetrare ed essere penetrata al tempo stesso, dall’evento senza eccessivi traumatismi e sconvolgimenti.

Fatta eccezione per il Millenium Dome, una megastruttura a Nord della città costruita in occasione dell’avvento dell’anno 2.000, esempio di un’architettura prepotente ed inutile, non esistono luoghi ove poter alloggiare ad un prezzo compreso nel costo dell’iscrizione all’evento ESF; questo immenso e desolato tempio della solitudine dell’uomo debole del XX secolo, è stato diviso in zone nelle quali le persone che arrivano, sono costrette da guardie della sicurezza privata,  a dividersi secondo il seguente ordine: uomini da una parte, donne dall’altra e coppie sposate o comunque sentimentalmente legate, in un’altra zona ancora. L’organizzazione però mostrerà subito il fianco non riuscendo a fronteggiare il pacifico dilagare della folla che occuperà le zone a proprio piacimento.

Intanto Londra, non curandosi delle questioni del Mondo Possibile, volta la testa dall’altra parte, simula il disinteresse, la noncuranza, tutto il suo antipatico atteggiamento snob.

Il risultato per noi viaggiatori-alla-ricerca,  è un senso di esclusione, di vergogna, di inadeguatezza fino alla colpa che matura quando diveniamo oggetto di sguardi innervositi da parte della gente comune negli autobus, nella metropolitane, per le vie della city.

Londra, città in fila, città dell’Impero, città indaffarata nella costituzione del Gran Capitale Globale, città in guerra permanente e preventiva, città dedita all’esportazione di democrazia nel mondo intero, questa Londra riesce a trasmettere a noi, viaggiatori-fuori-contesto, un senso di inutilità e di emarginazione: ci spostiamo come un drappello di prigionieri di Guantanamo dall’aeroporto di Stanfield alla City a bordo di un autobus, un po’ frastornati, un po’ incuriositi, un po’ impauriti sotto il peso degli zaini, avvolti dai colori arcobaleno delle bandiere.

 Every worker has the right to dignity and fair terms, health and safety, non-discrimination, job security, income security, union membership, union autonomy, industrial action, union representation, effective remedies.

 Londra è: più di dieci linee di metropolitana che attraversano zone numerate dal centro alla periferia secondo l’ordine 1, 2, 3, 4, 5, 6, A, B, C, D.
Londra è: l’Odeon a Laicester Square, l’ennesima prima cinematografica con tanto di attori in carne ed ossa per la gioia dei fans. Mi sembra di riconoscere J. Deep. Non se sono così sicuro.
Londra è: Mister Wu, ristorante cinese a Chinatown a 4,80 sterline per un pasto a consumazione illimitata.
Londra è: Camden town con il suo mercato alla moda ed i funghi allucinogeni, un vero paradiso per i turisti italiani.
Londra è: Green Park, Regent’s Park, Hyde Park, case di re e regine, di Lord e Baronetti, del Primo Ministro Blair e famiglia, di Bekhamp e della bella e capricciosa moglie.
Londra è: il British Museum, la National Gallery e lo splendido Tate Modern appena passato il Millenium Bridge. Tutto gratis perché il museo sia uno spazio attraversabile da tutti, un pezzo della città come la piazza, il bar, il pub.
 
… but for Rose Gentle, and her daughter Maxine, the war in Iraq can never be forgotten. On June 28 2004, their son and brother, Fusilier Gordon Gentle, died in Iraq. Rose Gentle has launched a petition demanding that all British Troops are bought home immediately. She told. “I want Tony Blair to explain why he’s sending young boys over there to Iraq. My Gordon died for oil”.

 Londra è una città in guerra anche se tutti sembrano far finta di nulla. Il controllo sulle persone è ovunque, ci sono circa 300.000 telecamere disseminate in ogni angolo, continui annunci nella metropolitana che ne ricordano la presenza come garanzia di sicurezza, scritte sugli autobus che invitano ad individuare in qualsiasi borsa sospetta, un concreto pericolo.

La Municipal Police ovvero l’esercito a casa, schierato nelle sue diverse funzioni di Fotographic Police, Cyclo Police, Medic Police e via discorrendo, militarizza senza troppa discrezione tutti gli spazi cittadini: in pratica non passano più di cinque minuti senza scorgere il volto di un soldato, o di una soldatessa,  sotto il ridicolo cappello che dovrebbe rendere questi militi tutt’altro che ignoti ma imponenti e statuari fino alla prepotenza.

Il risultato ovviamente è la realizzazione di una città docile sotto il controllo permanente di occhi umani o elettronici, una massa di corpi che camminano a passo veloce e con  lo sguardo a terra, corpi mansueti e fedeli lavoratori, disciplinati cittadini con il bicchiere di carta con il caffè bollente e l’hamburger in mano per la pausa pranzo da consumarsi rigorosamente in strada.

Londra è una città in guerra ed in preda alla paura costante e su questo terrore i governanti soffiano al fine di organizzare la vita nel contesto di logiche securitarie ove agli organi di sicurezza interna, tutto è concesso, anche il fermo indiscriminato, la tortura, la persecuzione in tutte le sue forme.

La paura crea i fatti prima che questi accadano ragionevolmente, li inventa, li costruisce sino all’esplosione delle misure repressive; le parole eccedono il loro significato e si gonfiano sino a mutare senso. Terrorismo, attacco batteriologico, misure preventive, pericolo islamico, intervento umanitario, stato di necessità, democrazia, tutto sembra tradurre lo stato di paranoia diffusa e nulla può distogliere da questa ossessiva concentrazione sul proprio essere bersaglio permanente.

Il paradosso è rappresentato dalla richiesta di sorveglianza esagerata da parte degli stessi londinesi che credono di essere più sicuri, solo se continuamente osservati.

A Leicester Square, mentre urino in un bagno pubblico sotterraneo, mi accorgo alzando lo sguardo, di essere spiato dall’ennesima telecamera: un improvviso blocco vescicale interrompe la minzione e non c’è verso di concludere. Tiro su la lampo registrando la teleintrusione nell’intimo di un bisogno fisiologico del mio corpo sino a mutarne il normale processo.

Tens of thousand of activists meet at the European Social Forum at a critical juncture in world politics. They will debate and discuss. And on Sunday 17 October they will march against military and economic exploitations.

Il Forum Sociale Europeo si svolge in maniera discontinua e improvvisata in luoghi diversi di Londra, il più rappresentativo dei quali, mi sembra essere l’Alexander Palace. Si discute di cambiamento senza tuttavia alcuna novità rispetto ai precedenti eventi europei: la questione della trasformazione del reale a partire dal potere o, viceversa, collocandosi al di fuori di questo, è il reiterato incontro/scontro che si consuma nei seminari più frequentati. Anarchia o socialismo? Rivoluzione o ascesa democratica? Chi attendeva la sintesi, chi pensava alla svolta, alla ripresa delle iniziative locali e globali, ebbene chi è arrivato a Londra pieno di speranza, credo viva tutto il peso dello scontro dialettico tra fondamentalisti senza nessun tentativo di uscita, almeno per il momento.

La religione della propria identità, la mistica dell’appartenenza prevalgono sulla possibilità di immaginare pratiche volte a violare gli ambiti chiusi e palesemente maschili del discorso, prevale sulla possibilità che la parola apra i suoi termini nella concretezza del reale al fine di liberare energie trasformanti.

Parole come guerra, neoliberismo, razzismo dominano su quelle come pace, migranti, economie e stili di vita alternativi con un risultato che è lontano da ogni moltiplicazione di potenza e che è invece ancora invischiato nella divisione all’interno di logiche di potere: un certo senso di compiaciuta disperazione prevale sulla speranza in un mondo diverso.

Come ormai dicono in molti, il sindaco di Londra Ken Livingston, ha comprato letteralmente l’organizzazione dell’ ESF sborsando parecchie centinaia di migliaia di sterline: ad un modello orizzontale, non geometrico, inaugurato con successo a Firenze e messo in crisi a Parigi, è seguita una kermesse ad organizzazione verticale, blindata ed esclusa ai Movimenti Sociali che, a loro volta, provano a conquistare spazi non “contro” ESF ma “behind”, intorno all’ ESF; evidentemente il dissenso si scontra con un’organizzazione non abituata alla differenza e i numerosi arresti “preventivi”, prima della manifestazione di Domenica 17 Ottobre alla stazione di King’s cross, nutrono il sospetto di un accordo tra vertici ESF e Polizia.

La manifestazione conclusiva da Russel Square a Trafalgar Square, si svolge senza troppi sussulti ed a parte l’emozionante follia delle Pink Panters e dei loro ritmi travolgenti, questa sembra raccontare il fallimento dell’intero ESF, un evento ormai giunto all’esaurimento a causa della prepotente intrusione organizzatrice di partiti e sindacati londinesi a danno dei movimenti sociali di tutta Europa: l’urgenza e la necessità di cambiamento di eventi come questo, balzano all’ordine del giorno dell’agenda del Movimento antineoliberista.

Un altro mondo è davvero impossibile quando si vogliano escludere dai processi, tutte le possibilità di comunanza; il fare insieme è l’unica possibilità che il Movimento ha per divenire potente ed il comune è la pratica in grado di cortocircuitare i mille sistemi di biopotere del Capitale Globale.

Immaginare, in alternativa, uno scontro frontale con le potenze imperiali, è come concentrarsi su un inutile sacrificio.

Lorenzo Marvelli