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Appello contro il
nucleare dal mondo accademico
Un
gruppo di illustri docenti e ricercatori di Università e Centri di ricerca
italiani ha lanciato un appello alla classe politica che governerà il Paese:
l'atomo non é la soluzione al problema energetico.
Fonte:
www.ecoage.com
Un gruppo di illustri docenti e ricercatori di
Università e Centri di ricerca italiani ha lanciato un appello alla classe
politica che governerà il Paese: nel campo della politica energetica, si
accantoni l'opzione nucleare a favore di un graduale e progressivo ricorso
alle fonti rinnovabili di energia. Il testo integrale dell'appello è
visibile all'indirizzo
http://www.energiaperilfuturo.it/appelloEnergia.pdf
Le ragioni per cui si è giunti a questo appello sono
molteplici. Eccone una rapida disamina, partendo dal dato acquisito dei
cambiamenti climatici in atto che rischiano di innescare gravi crisi sociali
ed umanitarie, secondo le previsioni di molti altri esperti di geopolitica.
Effetto serra, intensificazione dei fenomeni atmosferici, desertificazione
di alcune aree e glaciazioni di altre potrebbero portare intere popolazioni
ad esodi biblici e provocare guerre.
Se questo è il fosco quadro di ciò che potrebbe
accadere in un futuro non troppo lontano, pare allora quantomeno rischioso
puntare su di una risorsa energetica, quale il nucleare, considerando gli
usi militari a cui si presta. Professori e ricercatori sottolineano
"l'insicurezza intrinseca della filiera tecnologica" legata al nucleare,
ribadendo, se non bastasse, l'irrisolta e annosa questione della mancanza,
ad oggi, di depositi sicuri per le scorie radioattive.
A tal proposito ricordiamo che, nel non lontano
novembre 2003, i lucani respinsero con vigore il decreto per la
realizzazione di un deposito geologico nazionale di scorie radioattive a
Scanzano jonico, in provincia di Matera. Persino in America l'idea di un
deposito geologico nel deserto non pare più convincere gli esperti, tanto da
averla accantonata.
Oggi ci si sta aprendo sempre più a nuovi concetti e
nuove strategie, quali quella del decentramento energetico e della
differenziazione delle fonti energetiche, tra cui dovrebbero prevalere le
più "democratiche" rinnovabili. Il ricorso alla tradizionale grande
centrale, che sia a carbone, a gas o nucleare, ha generato da sempre "un
aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi
poveri", dovuto alla disponibilità o meno dei combustibili da parte dei
singoli paesi.
Il mondo accademico italiano, dunque, si sente di
sollecitare "chi guiderà il prossimo Governo a sviluppare l'uso delle fonti
di energia rinnovabile: eolica, geotermica, idroelettrica e, in particolare,
solare nelle varie
forme in cui può essere convertita: energia termica ed
elettrica, combustibili artificiali, biomasse.".
Viene inoltre rimarcata, nell'appello in questione,
l'importanza della divulgazione nelle scuole del concetto di risparmio
energetico e di un uso più efficiente dell'energia. Gli scienziati ritengono
fondamentale lo sviluppo della ricerca scientifica che troppo spesso ha
dovuto, nel nostro paese, fare i conti con la deplorevole scarsità dei
finanziamenti pubblici ad essa riservata.
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