Torna al sommario

       Savar- Rivista del Nursing in movimento


 

 

 

 

 


 

L’infermiere e il nursing transculturale:

la formazione infermieristica alla luce dei cambiamenti socio-culturali.

Claudia Nicolini

FOTO: © Claudia Nicolini (tutti diritti riservati)

  

La dinamicità dei contesti sociali, che diventano sempre più multiculturali, evidenzia la necessità di porre al centro del processo di cura la persona, intesa come portatrice di valori, con bisogni  che deve soddisfare in tempi e modalità propri. La sfida da affrontare è quella di riuscire ad adeguare le nostre competenze di professionisti ai mutati bisogni di salute della popolazione non dimenticando che ogni persona è un essere unico e irripetibile e come tale portatore di ricchezza.

Le trasformazioni fisiche di alcune aree geografiche, le vicende politiche, le mutate condizioni di vita, l’intensificarsi degli scambi economici e culturali, gli equilibri sempre più precari su cui si reggono le nostre economie, sono responsabili di mutamenti sociali significativi che hanno innescato un meccanismo di migrazione, sempre più orientato dal sud verso il nord del mondo. I sempre più sofisticati mezzi di comunicazione hanno ridotto le dimensioni del pianeta, la globalizzazione del patrimonio umano, i rapporti sempre più stretti tra le diverse culture,  i fenomeni migratori hanno portato allo sviluppo di società multietniche e multiculturali. I rapporti che ne scaturiscono devono  necessariamente privilegiare il dialogo a discapito dei conflitti nell’ottica di un arricchimento comune, nel riconoscimento di una identità culturale che non sia preventivamente determinata, ma scaturisca dall’incontro, da una relazione transculturale.

Cultura è un insieme di valori, simboli, atteggiamenti, credenze, ideologie che guidano i comportamenti di un gruppo e lo rendono distinguibile. Dal concetto di cultura discende quello di multicultura, intesa come la presenza contemporanea su un territorio di popoli o comunità diversi tra loro per lingua, costumi, etnia. Da questa concezione statica si rende sempre più necessario evolvere verso l’intercultura, concetto dinamico che implica un’interazione, uno scambio tra culture diverse. Lo strumento che rende possibile il passaggio da multicultura a intercultura è rappresentato dalla comunicazione transculturale. Questa diventa fondamentale di fronte ai bisogni di salute dell’individuo.

La cura della persona non può prescindere dai valori che questa detiene come patrimonio culturale, dal suo concetto di salute e di malattia. Prendersi cura significa prima di tutto conoscere la persona, riconoscerla come portatrice di valori, instaurare con lei una relazione terapeutica efficace basata sull’incontro. L’infermiere, ma anche ogni altro operatore sanitario, che si trovi a lavorare in un contesto multiculturale, deve possedere quelle conoscenze, abilità tecniche e relazionali che lo rendano competente nell’offrire un’assistenza transculturale, lo liberino da preconcetti, pregiudizi e stereotipi, lo rendano capace di incontrare l’altro su un terreno di rispetto e riconoscimento di valori reciproci.

Si pone necessaria una riflessione sui mutamenti sociali avvenuti nel nostro paese in relazione ad un fenomeno migratorio che alla fine del secondo millennio vedeva gli italiani come popolo di emigranti, in cerca di lavoro e condizioni di vita migliori, in viaggio verso i paesi del Nord Europa e gli Stati Uniti. Dai primi anni ottanta si è avuta un’inversione di rotta: l’Italia è diventata una delle mete preferenziali di immigrazione a 360 gradi. Secondo il Dossier Statistico Caritas/Migrantes 2006, che attualmente rappresenta la fonte più attendibile di dati relativi all’immigrazione nel nostro paese, i soggiornanti stranieri in Italia provengono da 150 paesi diversi, e solo gli immigrati regolari sono più di tre milioni.

Da qui si evidenziano i mutati bisogni di salute della popolazione e la necessità di adeguare la formazione infermieristica, ma anche degli altri professionisti sanitari, attraverso lo sviluppo di programmi formativi mirati alla transculturalità.

L’OMS nella Carta di Ottawa del 1986 ha definito la salute come “la misura della capacità di un individuo o di un gruppo, da una parte, di realizzare le proprie aspirazioni e di soddisfare i propri bisogni e, dall’altra, di mutare o di adattarsi all’ambiente”. In un contesto sempre più multiculturale non si può prescindere dal considerare che le variazioni ambientali influiscono in modo determinante sullo stato di salute di individui e gruppi e sulla loro percezione di salute.

Anche il concetto di malattia, assume nelle varie culture forma e significato profondamente diversi. Fondamentale è la distinzione operata dalla lingua inglese tra illness e disease.

Illness è la malattia intesa come percezione della variazione dello stato di salute da parte dell’individuo, interruzione dello stato di benessere fisico, psichico e sociale, ciò che la persona percepisce.

 Disease è la malattia come segno patologico, alterazione delle funzioni organiche, dato oggettivo talvolta rilevabile strumentalmente.

Il disease può esistere anche senza che la persona se ne renda conto per molto tempo, l’illness è strettamente legato alla percezione soggettiva.

In un rapporto tra malato e infermiere, ma anche tra malato ed altro operatore sanitario, il rischio che si corre è che quest’ultimo tenda ad affrontare la malattia intesa come disease trascurando l’illness. Questo rischio è ancora più marcato in un’assistenza transculturale, dove spesso la mancanza di una formazione adeguata da parte dell’operatore lo porta a dimenticare che sentirsi male non è meno importante di stare male.

Madeleine Leininger ha definito l’infermieristica transculturale come “..area formale di studio e di esercizio professionale che pone il proprio interesse principale sul confronto delle differenze e delle affinità esistenti tra le credenze, i valori e gli stili di vita delle culture nell’ambito dell’assistenza agli esseri umani al fine di offrire un’assistenza sanitaria culturalmente congruente, utile e valida..” La sfida da affrontare è l’incontro tra quelli che la Leininger, nella Teoria della Diversità e Universalità dell’Assistenza Transculturale, definisce “emic” ed “etic” ossia tra la visione interna di una cultura (emic) e il punto di vista del professionista (etic).

L’acquisizione di competenze in ambito transculturale, in modo da renderle veramente patrimonio professionale e personale dell’operatore, può passare solo attraverso una formazione specifica post laurea.

La professione infermieristica si è evoluta passando dalle donne curanti che utilizzavano erbe ed essenze alla formazione universitaria, dimostrando di essere una professione in divenire, attenta ai mutati bisogni di salute dei cittadini. Una società sempre più multietnica e multiculturale evidenzia mutati bisogni di salute che ogni operatore sanitario, l’infermiere in primis, deve essere in grado di riconoscere e soddisfare attivando tutta una serie di risorse e competenze in ambito transculturale che può acquisire solo attraverso una formazione mirata. Da qui l’esigenza sempre più rilevante di creare un percorso formativo dedicato, in particolare un master professionale che permetta di creare operatori esperti nella gestione dell’assistenza in un contesto multiculturale.

Le competenze che dovrebbero essere sviluppate si evidenziano nella fig. 1 in cui attraverso la costruzione di un albero di Guilbert sono riportati alle radici le funzioni infermieristiche, che ritroviamo anche negli altri profili sanitari, nel tronco il problema prioritario di salute evidenziato, ossia la necessità di offrire un’assistenza transculturale, nei rami le competenze che l’operatore deve acquisire al termine del percorso formativo.

Gli sbocchi occupazionali per coloro che conseguono un Diploma di Master per la gestione di processi di transculturalità nell’ambito socio-sanitario sono i più vari, dall’accoglienza dell’utente immigrato alla ricerca transculturale (fig. 2) e comunque ovunque vi sia la necessità di mettere in atto soluzioni innovative per conciliare percezione di salute e cura della persona nel pieno rispetto delle diversità.

 

 

Fig. 1 Albero dei concetti di J.J. Guilbert

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 2 Sbocchi occupazionali