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AMAZZONIA: Due medicine a confronto
di Aldo Lo Curto
medico volontario itinerante
IL MEDICO BIANCO che si reca in Amazzonia,
soggiornando per lunghi periodi di tempo in una etnia, si trova
inevitabilmente in una situazione di interscambio culturale e operativo con
lo sciamano: questa comunicazione con il guaritore non si presenta sempre
agevole. L'esame dei parametri che seguono, cerca di approfondirne la
ragione e di facilitare il dialogo tra i due terapeuti:
1.Metodo di apprendimento.
Mentre il bianco diventa medico dopo un minimo di sette
anni di studio in un istituto specializzato (università), dove apprende da
più maestri, lo sciamano può diventare guaritore in tre modi:
• per tradizione familiare (il padre è sciamano pure
lui);
• per osservazione, studio e pratica presso uno
sciamano (iter simile a quello del bianco);
• attraverso il sogno: accade che la divinità appaia
improvvisamente a una persona molto ammalata che sta dormendo, indicando la
pianta da cercare e assumere per guarire. A guarigione avvenuta seguono
successive apparizioni oniriche, che spiegano al futuro sciamano l'uso delle
piante, degli animali e dei minerali a scopo terapeutico.
2.Posizione sociale del
guaritore.
II medico bianco fa parte di una classe sociale
privilegiata; lo sciamano è amato e rispettato più per gratitudine che per
prestigio di classe (in genere non gode di privilegi particolari).
3.Aspetto esteriore.
II medico bianco ha un cliché che è costituito dall'uso
del camice; lo sciamano amazzonico può essere riconosciuto in ambito
cerimoniale per la particolare pittura corporea, ma, in generale, non ci
sono aspetti esteriori che lo distinguono dal resto della tribù.
4.Strumentazione usata.
Il medico bianco porta sempre con sé il fonendoscopio e
lo sfigmomanometro; lo sciamano possiede degli strumenti e metodiche di
azione che consistono nell'uso di "maraca", "taboca" (clarinetto di bambù),
"petym" (grosso sigaro di tabacco), voce (canto), respirazione (tachipnea),
danza.
5. Prestazione e
remunerazione.
Nella società industrializzata l'esercizio della
medicina è considerato una professione, pertanto l'atto medico è pagato dal
singolo (visita privata, clinica, etc.) o dalla collettività (sistema
sanitario nazionale, ospedale, ecc.). La prestazione dello sciamano invece è
gratuita ed è vissuta dalla collettività come una "dote particolare" che un
componente possiede e che mette spontaneamente al servizio della
collettività. AI massimo, in certe etnie, terminato l'atto terapeutico, i
familiari del malato ricambiano per riconoscenza, offrendo un dono.
6.Funzione.
Nella società tecnologica il medico si occupa
prevalentemente della salute fisica del paziente. Quando si trova impotente
di fronte all'inevitabile precipitare delle condizioni di salute del malato,
spesso se ne distacca e chiede ai familiari di chiamare il prete per
l'estrema unzione. La funzione dello sciamano è duplice: comincia con un
tentativo di guarigione, che, anche se non riesce a salvare il paziente, si
trasforma gradualmente in una cerimonia di accompagnamento e assistenza
spirituale del malato durante la fase del trapasso. È per questo motivo che
anche in caso di insuccesso terapeutico, lo sciamano non è contestato. Lo
stesso ha, inoltre, altre funzioni: invocare la divinità perché cambi una
situazione metereologica sfavorevole; profetizzare; ricercare una persona
dispersa; interpretare i sogni.
7.Stato di coscienza.
Al medico bianco che visita o che opera è richiesto il
massimo della concentrazione e dell'attenzione. Un errore in questo campo si
configura come un reato che può assumere tre sfaccettature: imperizia,
imprudenza e negligenza. Lo sciamano opera invece sia in stato di coscienza
(per esempio, quando deve scegliere, cercare, preparare e somministrare un
farmaco naturale), sia in stato di "trance", specie quando il malato è molto
grave: in questo caso è come se il suo spirito si recasse nell'aldilà per
cercare l'anima del malato e riportarla a terra, restituendola al corpo
dell'infermo.
8.Visione del corpo umano.
Nella medicina bianca il corpo è visto e studiato in
modo organicistico e settoriale (es. malattie del fegato, cuore, reni,
polmoni, ecc.). Per lo sciamano, il malato è un'unione indissolubile di
corpo e anima (concezione olistica).
9.Rapporto medico-paziente.
L’avvento della medicina sociale e del computer ha
senza dubbio reso più "preciso" il servizio sanitario: purtroppo la
conseguenza inevitabile è stata l'eccessiva burocratizzazione delle
strutture pubbliche. II medico di famiglia di un tempo rischia di
trasformarsi in un "funzionario" che, sempre più frettoloso, visita il
paziente senza quasi guardarlo in viso. Lo sciamano si immedesima sempre nel
malato e in genere, si prepara al rito di guarigione meditando e
sottoponendosi a particolari misure di purificazione interiore (digiuno,
inalazione di fumo, isolamento, ecc.).
10.Segreto professionale.
È addirittura obbligatorio nella società
industrializzata. Nelle comunità indigene, al contrario, quanto più una
persona è grave, tanto più la collettività tende a farne un fatto "comune" e
"pubblico", stringendosi attorno al malato, ai parenti e al guaritore.
11.Specializzazione.
Sempre più approfondita nella medicina del bianco, dove
non solo esistono specialisti (per esempio, l'ortopedico) ma
"superspecialisti" (il chirurgo della mano, del ginocchio, del piede ecc.).
Tra gli indios dell'Amazzonia, in genere, non esiste un particolare
approfondimento di una attività sciamanica di base. Esistono tuttavia delle
eccezioni: tra gli xavantes, per esempio, esiste il "dono da cobra" (signore
dei serpenti), il "dono da chuva" (signore della pioggia) il "dono dos
sonhos" (signore dei sogni).
12.Metodo di cura.
Nella società industrializzata l'atto terapeutico si
esplica attraverso la cura, con prodotti di sintesi e naturali (meno
frequentemente) e l'atto chirurgico. Lo sciamano si avvale di piante
(fitoterapia), animali (zooterapia) e minerali (litoterapia) per curare il
malato. Spesso tocca la parte malata, la manipola oppure vi soffia il fumo
di tabacco.
13.Insuccesso terapeutico.
L'insuccesso dovuto ad errore medico porta sempre più
"camici bianchi" di fronte al giudice, con conseguenti condanne penali,
sospensione dall'albo professionale (e quindi dall'esercizio) e al
risarcimento dei danni materiali e morali. Lo sciamano non è mai contestato
dal malato o dai parenti, proprio perché trasforma, in caso di insuccesso,
il rito di guarigione in rito funerario. Lo stesso vale in caso di imperizia
(sciamano apprendista): la comunità comprende che il guaritore non ha ancora
molta esperienza, ma che è l'unico che sta a poco a poco "riempiendosi di
energia" che in futuro metterà a disposizione della comunità. Esistono
tuttavia rare eccezioni in cui un'intera comunità può aggredire e perfino
uccidere un individuo (non necessariamente sciamano) se si mette in testa
che questa persona è uno iettatore (pajé brabo).
14.Attività collaterali.
In genere il medico bianco è interamente assorbito
dall'esercizio della sua professione e dalla necessità di un continuo
aggiornamento. Lo sciamano, invece, terminato l'atto terapeutico (che non è
routinario), diventa un uomo come gli altri: pertanto va a caccia, a pesca,
coltiva, confeziona manufatti, utensili, costruisce una capanna, ecc.
15.Concezione della morte.
Nella società industrializzata la vecchiaia fa paura:
per sminuirne il timore la si denomina "terza età". La morte è un evento che
terrorizza, di cui non si parla mai e a cui è quasi proibito assistere,
specie ai bambini (nel secolo scorso, invece, la morte era affrontata con
tutti i familiari attorno, compresi figli e/o nipoti). Trai gli indios dell'Amazzonia
la morte è vissuta come trasformazione dell'individuo in uno spirito
invisibile, ma sempre presente, quindi, di nuovo reintegrato nella comunità;
il defunto assume una funzione di tipo propiziatorio, apparendo nei sogni, o
attraverso il richiamo dello sciamano che agisce come un "registratore",
cioè l'unico che vede e sente quello che gli spiriti dei defunti stanno
facendo o dicendo e lo comunica alla collettività durante il rito.
Nota: Le riflessioni del presente scritto sono frutto
di osservazioni effettuate sul campo nel periodo 1989 - 2000 tra le etnie
Arawete, Xavantes, Asurini, Kayapo e Yanomami (Brasile), Ashaninka (Perù),
Mapuche (Cile), Aruako (Colombia) e Kunas (Panama).
Illustrazioni:
Jean-Michel Basquiat
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