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DIRETTIVA BOLKESTEIN :
SE CREDETE CHE CI BASTI..
Lo
scorso 29 maggio, alla riunione di Bruxelles del Consiglio Europeo per la
Competitività, i 25 governi europei hanno trovato un accordo sulla direttiva
Bolkestein, approvando il testo redatto dalla Commissione Europea, a seguito
delle modifiche introdotte dopo il voto del 16 febbraio scorso in Parlamento
europeo. E’ il cosiddetto “compromesso “Ghebardt” , che, pur modificando
alcuni aspetti della direttiva, ne lascia immutato l’impianto liberista e i
pericoli per gli attacchi ai diritti sociali e del lavoro.
di Marco Bersani e Francesco Locantore - Attac Italia
E’ vero che dal nuovo testo scompare nominalmente il
famigerato “principio del paese d’origine” e viene escluso il diritto del
lavoro; ma per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, la direttiva sui
lavoratori distaccati dice che vanno rispettate solo le norme minime del
paese di destinazione, mentre la completa liberalizzazione del lavoro
autonomo, contenuta nel testo approvato, riapre le porte al principio del
paese d’origine, al dumping sociale ad un’ulteriore precarizzazione del
lavoro.
E’ vero che dal nuovo testo sono esclusi dal campo di
applicazione della direttiva i servizi di interesse generale e la sanità;
ma, da una parte, la definizione di “servizio” come “attività svolta dietro
erogazione di un corrispettivo economico a qualsiasi titolo”, comporta
l’inclusione della quasi totalità dei beni comuni e dei servizi pubblici;
dall’altra, per la sanità è in lavorazione una nuova direttiva ad hoc.
Infine per quanto riguarda i poteri delle autorità
locali e governative, le loro prerogative di limitare la libera circolazione
dei servizi si riducono alla possibilità di intervento solo su motivate
ragioni di “ordine pubblico, salute pubblica e tutela ambientale”.
Mentre il già enorme deficit democratico dell’Unione
Europea viene ulteriormente allargato dall’inclusione nel nuovo testo sia
del tacito consenso, ovvero della impossibilità per ogni Paese di impedire
l’ingresso di un’attività non esplicitamente vietata dal proprio
ordinamento; sia, con l’introduzione dello “screening”, ovvero della
notifica a Bruxelles dell’elenco motivato delle restrizioni adottate a
livello nazionale. E’ la politica che, dopo aver abdicato alla quasi
totalità del proprio ruolo in favore del mercato, consegna le ultime
prerogative rimaste alla Corte di giustizia Europea.
Il nuovo Governo dell’Unione, presente in delegazione
con i ministri Mussi e Bonino, ha approvato il nuovo testo, considerando
positiva la nuova collocazione del Governo Italiano sull’asse franco-tedesco
favorevole al “compromesso”, rispetto alla precedente collocazione del
Governo Berlusconi sull’asse iper-liberista di Gran Bretagna e Paesi
dell’est.
Non scherziamo.
Non è questo che chiedono i movimenti sociali e
sindacali, che in questi anni si sono mobilitati contro le privatizzazioni
dei servizi pubblici e contro la precarizzazione del lavoro, costruendo una
Campagna Nazionale per il ritiro della direttiva Bolkestein, portando in
piazza a Roma il 15 ottobre 2005 più di 50000 persone e partecipando a due
grandissime mobilitazioni europee.
Non è questo che chiedono gli Enti Locali - 7 Regioni,
26 Province e diverse decine di Comuni- che hanno costituito un
Coordinamento Nazionale contro l’espropriazione dei propri poteri.
Non è questo che chiedono i movimenti europei , che al
FSE dello scorso maggio hanno sottoscritto, in più di 40 organizzazioni
sindacali, confederali e di base, associazioni e movimenti sociali, la
“Dichiarazione di Atene”, ovvero un reciproco impegno alla lotta contro
l’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (GATS), contro la direttiva
Bolkestein e per la promozione di servizi pubblici europei come spazio dei
beni comuni indisponibili al mercato.
Il Governo dell’Unione ha vinto le elezioni anche
grazie ai voti che sono venuti dal popolo di Genova, da una massa di
cittadini, lavoratrici e lavoratori che stanno mettendo in discussione la
privatizzazione dei servizi pubblici e la precarizzazione del lavoro. Sono
movimenti che non si accontentano della falsa alternativa tra liberismo
selvaggio e social-liberismo, e che non delegano a nessuno la difesa dei
diritti e la costruzione di un altro mondo possibile.
Per questo da subito chiediamo :
a) l’immediata convocazione di un dibattito
parlamentare, aperto all’audizione di organizzazioni sindacali, movimenti
sociali ed Enti Locali sulla direttiva Bolkestein;
b) l’immediata definizione da parte del Governo, com’è
nelle sue facoltà, e attraverso un percorso partecipativo, dei Servizi di
Interesse Generale, che includa tutti i beni comuni e i servizi pubblici, in
quanto tali indisponibili alle leggi del mercato
c) l’abrogazione della legge 30 e pacchetto Treu, in
direzione di nuovi ed estesi diritti del lavoro per tutti
Perché si combatte la direttiva Bolkestein, anche
erigendo dighe sociali che ne impediscano l’ingresso. Per parte nostra, la
mobilitazione continua.
mercoledì 31 maggio 2006
www.attac.it
Riferimenti fotografici:
Ribera, Issione 1632
Ribera, Tizio 1632
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