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Villa
Paradiso, paradigma criminale
intorno al corpo-di-bisogni
in età geriatriaca.
I Luoghi Totali funzionano
come macchine sui corpi reclusi ovvero ne producono i comportamenti sempre
volti alla docilità, all’autocontrollo, all’autodisciplina, al silenzio,
alla sottrazione di sé.
Lorenzo Marvelli
Villa Paradiso è un Luogo immaginario ed inesistente ma
non per questo falso. Questo Luogo Totale dove si consumano crimini contro i
vecchi, è uno spazio paradigmatico e perciò riproducibile nel reale
soprattutto in questa fase dello sviluppo economico coincidente con
l’attacco alle forme di assistenza ibride, particolari, individuali, fuori
mercato ed economicamente folli.
La residenza sanitaria protetta per anziani Villa
Paradiso, è un Luogo Totale dal particolare funzionamento sui suoi reclusi
o, come usa definirli, sui suoi clienti.
In questo Luogo il servizio alberghiero sembra essere
su livelli altissimi e gli standard assistenziali sono alla stregua di
quelli che troveremmo nelle efficientissime strutture del nord Europa.
Colpisce l’ampio parco che circonda la palazzina. Siamo
nel bel mezzo di una pineta con la particolare vegetazione mediterranea, i
colori scuri e l’ intenso profumo che rimandano alla pace, al riposo, alla
riflessione.
La hall della residenza Villa Paradiso, è di lusso:
marmi rossi e bianchi, luci calde e soffuse, soffitti moderni ed eleganti,
una reception con ragazze gentili in giacca blu, i portieri in uniforme, la
musica classica in filodiffusione, il rassicurante odore del legno pregiato.
Sulle poltrone di pelle siedono anziani apparentemente
tranquilli. Conversano tra loro, si tengono per mano, sorridono ai
visitatori, ammiccano, sorseggiano il caffè. Sembrerebbe che il dolore e la
sofferenza non appartengano a questa oasi di gioioso benessere.
Una quotidianità che farebbe invia a qualsiasi
residenza del genere, in questa terra piena di vecchi e assolutamente
impreparata ad occuparsene se non in maniera scandalosamente insufficiente.
Un’isola felice si direbbe se non fosse per questa
eccessiva cura, questa perfezione, questa ostentata decenza che desta almeno
qualche sospetto.
I Luoghi Totali possono catalogarsi anche a seconda
delle loro caratteristiche strutturali. Esistono Luoghi davvero miserevoli,
fatiscenti, ammuffiti e poco salutari. L’elemento fondante queste baracche
dedite all’assistenza ed alla reclusione degli anziani, sono la prepotenza,
la spocchia, la violenza. Qui non è necessario nascondere il vero senso
della struttura ovvero la disciplina dei reclusi poiché l’esistenza in vita
della struttura stessa, non sembra essere in discussione.
Esiste però un’altra classe di Luoghi di reclusione che
mascherano la loro reale missione, spacciandosi per luoghi di pace ed anche
di aggregazione, di assistenza, di cura. Questa categoria di Luoghi sembra
desumere le proprie forme da quei non-luoghi tipici delle odierne
società spettacolari come gli ipermercati, i cinema multisala, i villaggi
turistici, le palestre, le scuole di ballo.
La residenza sanitaria Villa Paradiso si colloca
proprio tra questi spettacolari non-luoghi che dietro le apparenze,
esercitano una precisa funzione ci produzione di significati tesi a limitare
e coercizzare le libere forme dell’umano.
La residenza Villa Paradiso, Luogo Totale di
reclusione, non-luogo spettacolare, funziona essenzialmente sul
terrore dell’esclusione.
La Direzione stabilisce che per poter restare bisogna
essere abili, autosufficienti, in buona salute. Gli anziani che palesano
segni di malattia sono esclusi dalla residenza ed inviati presso altri
luoghi di stazionamento per pazienti non autosufficienti e disabili.
Questo meccanismo fondato sulla paura dell’esclusione,
funziona come una macchina sui comportamenti degli ospiti: qualsiasi tipo di
problema viene taciuto e nascosto dagli anziani che in questo modo
contengono le loro richieste agli assistenti ed ai guardiani, si sottraggono
alle loro stesse necessità trasformando il loro corpo-di-bisogni in corpo
docile.
L’autocontrollo e la negazione dei sintomi disegnano un
mondo paradossale e grottesco fatto di falsi sorrisi stampati sul volto,
movimenti lenti e circospetti, stato di continua allerta sino alla paranoia.
Le forme spettacolari raggiungono proprio in questa teatralizzazione della
quotidianità, il loro livello esteticamente più accettabile.
Accanto ai comportamenti di “vetrina”, ne esisto una
serie di altri di segno diverso. Nel sistema di tacita regolamentazione
interna, è prevista ed incitata la pratica di azioni di vero spionaggio. Non
contenta infatti dell’apparato di polizia costituito di assistenti e
guardiani reclutati soprattutto tra extracomunitari, la Direzione individua
via via, anziani disposti a dare segreto resoconto della stato di salute dei
“sospettati di malattia”. In pratica tutti possono essere, al tempo stesso,
controllori e controllati.
Agli anziani più solerti, vengono assicurati
trattamenti speciali come ad esempio il diritto ad occupare le stanze più
arieggiate, una volta abbandonate, loro malgrado, dai pazienti trasferiti
altrove.
Vi è una silenziosa ma feroce concorrenza tra gli
anziani-spie che ambiscono evidentemente ad occupare le stanze migliori ma
anche il favore degli assistenti, i pasti più caldi, la televisione in
camera, la possibilità di ricevere telefonate fuori orario.
In questo modo, il regime poliziesco d’assistenza,
produce, funziona e garantisce pace e tranquillità interna scongiurando le
fasi di allarme ma anche contenendo le spese necessarie a fare fronte ad
ogni tipo di incidente, di interruzione della salute pubblica.
Sicurezza e risparmio sono gli imperativi di tutti gli
apparati di polizia.
Il benessere in questo tipo di luoghi di reclusione non
è allora uno stato di liberazione dai bisogni ma la capacità di ogni singolo
ospite di mascherarli insieme alla solerzia nell’ osservazione, nel
controllo e quindi nella denuncia delle malattie sospette a carico di
anziani poco efficaci nel mascheramento del bisogno.
Il sospetto appunto, l’autodisciplina, gli alti livelli
di sorveglianza, sono così, insieme al mascheramento dei propri bisogni, i
tratti distintivi di questo Luogo-non luogo, di polizia ed
assistenza.
Nei regimi assistenziali come quello di Villa Paradiso,
non è la malattia a divenire merce come nei comuni ospedali e residenze
sanitarie che adottano il sistema D.R.G. facendo di ogni patologia, un
equivalente in denaro ma è il corpo-di-bisogni a divenire l’unico terreno
ove azionare le macchine da guerra degli apparati di polizia ed assistenza.
La residenza Villa Paradiso celebra ogni giorno il
dramma della complicità, del sottile e crudele legame che tiene stretti
vittime e reclusi, del gioco, della finzione, della falsa felicità.
In questo luogo sembrano consumarsi tutte quelle
pratiche di tortura che pur non segnando visibilmente il corpo-fisico nella
carne, attaccano frontalmente il corpo-mente: gli anziani sottoposti a
questa sinuosa violenza, trasformano in definitiva i loro corpi che smettono
di essere
uno-tra-tanti, molteplici, collettivo, moltitudine per
divenire maledettamente corpi omologati, falsificati, identici e coincidenti
ad uno standard di recluso.
D’altronde gli apparati di polizia e di assistenza non
hanno mai nascosto le loro intenzioni massificanti imponendo più o meno
coercitivamente, comportamenti in linea come il rispetto degli orari per le
funzioni corporee, l’uso di divise e uniformi ma anche protocolli
assistenziali, linee guida, procedure, punizioni, menù settimanali, orari
per le visite.
Il fine ultimo ed omologante, trasforma la
molteplicità, la diversità in un terribile UNO.
A Villa Paradiso, il volto degli anziani dediti al
mascheramento è identico a quello degli anziani-spia. D’altro canto, a ben
guardare, questi volti di vecchi e di vittime, sono perfettamente
coincidenti con quelli degli assistenti e dei guardiani.
Nei Luoghi Totali o non luoghi, lo spettacolo si
da ogni qual volta vittime ed aguzzini sono la stessa cosa.
Cancellare forzatamente i tratti della storia sul volto
di un vecchio, è uno dei peggiori crimini contro l’umanità.
I Direttori di Villa Paradiso dovrebbero essere
processati da Tribunali Internazionali ed in definitiva, lasciati liberi di
vergognarsi.
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