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La salute sostenibile
Le scelte individuali devono
riflettere diritti, valori, convincimenti morali: solo in questo modo
andranno a vantaggio di tutti; il concetto di persona, come valore per la
società, deve assumere un significato più ampio di quello riconducibile alla
sola attività di consumo. Le scelte responsabili nei nostri acquisti si
trasformano in vantaggi per la salute di persone che vivono a migliaia di
chilometri da noi.
Maura Cattanei
infermiera Pavia
Nel 1982 Agnes Kunze, un’infermiera tedesca, decise di
raccogliere intorno a sé un gruppo di ex-lebbrosi in una località presso
Dehra Dum, una città situata ai piedi dell’Himalaya. Per prima cosa Agnes si
occupò dei problemi sanitari legati alla patologia specifica, ma ben presto
si rese conto che senza un adeguato sostegno economico, il destino delle
persone che lei curava sarebbe rimasto quello di “ultimi della terra”, e non
sarebbe mai stato diverso dall’emarginazione totale che pesa su di loro da
sempre.
Da questa considerazione nacque il Kuru Kshetr Mandal
(Kkm) un’organizzazione che avrebbe prodotto tessili in lana e cotone.
Progressivamente il Kkm si espanse e oggi comprende cinque comunità diverse
che con l’aiuto di collaboratori, si auto-sostengono; di queste, la
collettività denominata Brahamapuri è arrivata ad uno stato tanto avanzato
che è in grado di produrre il bio-gas necessario sia alla lavorazione dei
filati sia alla vita quotidiana. Il Kkm vende sui mercati locali solo una
piccola parte dei suoi prodotti; la porzione più consistente prende la
strada dell’esportazione seguendo però canali alternativi a quelli
determinati dalle multinazionali e dai circuiti normali.
La strada imboccata dalle merci prodotte dal Kkm, è
quella delle organizzazioni che si occupano del Commercio Equo Solidale e
nel caso specifico, dell’associazione Cooperazione Terzo Mondo (Ctm). E
arrivano fino a noi, proprio qui, a Pavia.
L’esempio descritto, illustra uno dei modi in cui si
può costruire un futuro migliore per le persone che vivono nel cosiddetto
Terzo Mondo. In questo caso si è partiti da una situazione di bisogno
sanitario, per arrivare ad un’organizzazione sociale in grado di garantire
una vita dignitosa. A volte il cammino è inverso: la creazione di
cooperative di produzione può garantire la nascita d’ambulatori, ospedali,
scuole, infrastrutture che migliorano la quotidianità della comunità.
È il caso dell’Union de las Comunida des Indigenas de
la Region del Istmo in Messico (Uciri). Questa comunità si è formata su di
un primo nucleo costituito da cinquecento famiglie; oggi esse sono più di
millecinquecento, originarie di diciassette comunità. L’esigenza di
pretendere un prezzo migliore per il caffè di qualità arabica dolce,
prodotto nella zona, è derivata dall’analisi della situazione in cui si
venivano a trovare le famiglie della comunità. La malnutrizione, la poca
istruzione, le abitazioni malsane, la salute precaria spinse gli abitanti a
cercare soluzioni alternative nella commercializzazione. Approdarono così ai
canali del commercio equo solidale. Per l’Uciri ottenere un prezzo equo è
solo il primo passo per un intervento a più ampio raggio che ha lo scopo di
migliorare la vita dei contadini che vivono sulle montagne; questo si
traduce in un aumento delle risorse alimentari di base, nella lotta contro
le malattie, nella strutturazione di una rete idrica potabile,
nell’attivazione di programmi educativi e di scolarizzazione, in una presa
di coscienza e nell’affermazione dei propri diritti civili e politici.
Gli esempi riportati e le mille altre situazioni
simili, sono nati dal concetto di sostenibilità. Questa idea è nata attorno
al problema dello sviluppo e si è successivamente estesa al modello di
consumo; ha cominciato a diffondersi nel 1987, a seguito del “Rapporto
Brundtland”, relazione elaborata da una commissione presieduta dal primo
ministro norvegese Gro Harem Brundtland all’interno di un progetto delle
Nazioni Unite. Nel rapporto viene data la seguente definizione di sviluppo
sostenibile: “Lo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle
generazioni presenti senza compromettere le possibilità per le generazioni
future di adempiere i propri bisogni”. In pratica era messo in discussione
il criterio di “crescita” economica, fondata solo sull’aumento del reddito e
della produttività, e si proponeva in alternativa il concetto di “sviluppo”,
collegato alla qualità della vita, all’equità, e a nuovi stili di vita.
Veniva, di fatto, suggerita una nuova economia ecocompatibile per porre un
freno al consumismo sfrenato e dissennato che altro non fa che esaurire le
risorse planetarie.
Queste teorie hanno poi preso corpo e consistenza con
le enunciazioni di Amartya Sen, economista indiano, già docente a Calcutta,
Nuova Delhi, Cambridge, Oxford, Harvard e premio Nobel per l’economia nel
1998. Le teorie di Sen, intellettuale atipico il cui pensiero trae
nutrimento da radici profonde, immerse nella tradizione indù, nel pensiero
matematico occidentale, nella morale ebraico-cristiana, nell’economia
sociale, si basano su due principi: il primo è la teoria delle capacità e
dei funzionamenti, ovvero le realizzazioni osservabili di una persona,
quello che una persona può realmente fare in concreto e le sue capacità di
trarre beneficio dall’uso dei beni e acquisire quindi funzionamenti a cui si
può attribuire valore.
Nel secondo, Sen critica la teoria del benessere, con
questa enunciazione egli dimostra l’impossibilità di giungere a scelte
autointeressate che siano contemporaneamente razionali e coerenti. Per Sen
le scelte individuali devono riflettere diritti, valori, convincimenti
morali: solo in questo modo andranno a vantaggio di tutti; inoltre, il
concetto di persona, come valore per la società, deve assumere un
significato più ampio di quello riconducibile alla sola attività di consumo.
Intervenuto al convegno “Salute, malattia, metafore
della vita e della società”, tenutosi a Bologna nell’ottobre 1998 e
organizzato dall’ospedale Bellaria, Sen ha in quella sede, criticato
l’approccio degli esperti sanitari, degli analisti economici e degli
studiosi di costi- benefici e ha sollecitato queste figure ad avvalersi
dell’aiuto degli antropologi medici fautori della “prospettiva interna”
della sofferenza (solo il malato può dire se soffre o no). In questo modo,
secondo Sen, è possibile una programmazione economica che tenga conto del
modo in cui le persone interpretano e affrontano quello che capita loro,
delle condizioni ambientali in cui vivono e delle risorse che hanno a
disposizione. Questa è una via più difficile da percorrere, ma a lungo
termine, è più conveniente. Inoltre questa lettura in chiave economica dello
stato salute/malattia, si lega alla visione olistica della medicina e ai
valori fondanti del nursing.
Lo scopo centrale enunciato da tutte le Alternative
Trading Organisation (ATO), Organizzazioni non governative (Ong) che si
occupano di instaurare rapporti economici più equi con i paesi del Terzo
mondo, è appunto, lo sviluppo e la messa in atto di tutte le risorse
disponibili, umane e ambientali.
I criteri adottati da queste organizzazioni basate sul
volontariato, sono:
• acquistare prodotti agricoli ed artigianali da
lavoratori riuniti in cooperative, privilegiando soggetti deboli e
discriminati;
• anticipare ai produttori una parte del pagamento
perché possano acquistare le materie prime e le attrezzature necessarie
all’attività;
• completare il pagamento della merce garantendo
prezzi concordati con i produttori, limitando qualsiasi intermediario;
• verificare che le condizioni di lavoro salvaguardino
la salute dell’uomo e dell’ambiente, mantenendo contatti diretti e continui
con le cooperative.
Per capire meglio i perché delle scelte delle
cooperative terzo-mondiste, bisogna pensare ai rapporti economici che
dominano la scena mondiale e che le società commerciali occidentali
determinano. Essi hanno come effetto il tentativo di globalizzare gli stili
di vita appiattendo le diversità culturali.
Solitamente perché un prodotto possa arrivare nelle
nostre case, deve percorrere molteplici strade. Prima di giungere al banco
del supermercato sotto casa, il tappeto, lo zafferano, la vaniglia, il
cacao, il manufatto o la materia prima, deve passare attraverso innumerevoli
persone, luoghi e chilometri. Ognuno di questi passaggi comporta un aumento
del costo del prodotto, perciò il prezzo di partenza, vale a dire quello che
guadagna il contadino o il tessitore, deve essere forzatamente basso perché
solo in questo modo tutti quelli che toccano questa merce possono trarre per
loro stessi, il massimo profitto.
Il costo di partenza, per consentire questi profitti, è
talmente basso che la comunità da cui la materia prima o il manufatto
proviene non potrà trarre nessun beneficio che vada oltre la pura
sopravvivenza e, a volte, neppure questa è garantita.
Le organizzazioni di Commercio Equo Solidale operano,
invece, partendo dalla fonte e saltano a piè pari tutta la sovrastruttura
degli intermediari, tutto ciò che queste organizzazioni acquistano arriva
direttamente ad una rete di negozi gestiti, per la maggior parte, in sistema
di volontariato; solo così una grossa porzione del guadagno effettuato dalla
vendita del prodotto va a beneficio del produttore.
Per ottenere quest’effetto le organizzazioni hanno
creato una rete di rapporti personali che li mettono in contatto diretto con
le comunità produttrici. Queste sono solitamente piccole realtà, la cui
produzione è limitata soprattutto per problemi di tipo economico.
L’intervento di pre-finanziariamento operato delle Centrali del Commercio
Equo Solidale innesca un processo d’attivazione delle risorse umane e
ambientali, e il prodotto è poi venduto in Italia e in altri paesi
attraverso una rete di punti vendita che assume la denominazione di
“Botteghe del mondo”.
In questa sede non riusciremo a spiegare tutta la
complessità dei rapporti economici in atto, ma vorremmo darvi un’idea di ciò
che avviene e del perché questo ci debba interessare come professionisti e
cittadini.
I Paesi del Terzo Mondo sono quasi gli unici produttori
di cacao, di caffè, di vaniglia, di tante spezie, e la loro economia è
spesso basata su codesti prodotti, per questa ragione alcune decisioni prese
dalle multinazionali e dai governi occidentali rischiano di penalizzare
pesantemente la vita delle popolazioni che vivono in quei territori.
L’esempio della decisione di sostituire il 5% di burro
di cacao, con grassi non meglio specificati nella fabbricazione del
cioccolato, la Comunità Europea danneggerà seriamente l’economia dei paesi
in cui la coltivazione del cacao è prevalente per l’attività economica
nazionale. Lo stesso si potrebbe dire della vaniglia naturale. Chiarisce
questa dimensione.
Il commercio equo solidale compie l’operazione inversa.
Sostenendo la produzione all’origine dà impulso all’economia locale,
attraverso i pre-finanziariamenti fornisce un supporto economico, e
garantisce la continuità dei rapporti attraverso la commercializzazione del
prodotto; in questo modo promuove, oltre allo sviluppo dell’economia locale,
anche un nuovo senso di dignità del lavoro nelle popolazioni con cui opera.
In Italia operano diverse centrali d’importazione per
il commercio equo solidale:
Ctm, Altromercato, Commercio Alternativo, Equomercato,
Roba dell’altro mondo, Equoland. Alcune di queste gestiscono anche una rete
di punti vendita (a Pavia Ctm con Bottega del mondo “Cafe” C.so Garibaldi
22; Equomercato con “Ad Gentes” V. Teodolinda). Le persone che operano
all’interno di queste organizzazioni, pur avendo spinte ideologiche di
natura diversa, hanno uguali finalità, interagiscono tra loro e con il
territorio dove sono presenti. A questo scopo sono organizzati momenti di
formazione e aggiornamento interno sia su tematiche legate alla gestione
delle Botteghe che alle motivazioni personali di coloro che vi operano;
tutte le Botteghe sono impegnate nella diffusione di una cultura per il
consumo critico, per una finanza etica, per nuovi rapporti tra il Nord e il
Sud del mondo. Lanciano campagne contro le aziende che impiegano mano
d’opera minorile o altro e per una sempre maggiore correttezza, ogni
centrale s’impegna a presentare lo stesso prodotto con il medesimo prezzo
spiegato nel dettaglio. In questo modo il costo diventa trasparente così che
chi acquista, può rendersi conto della strada che percorrerà il suo danaro.
Le ultime iniziative comuni hanno visto l’adesione
delle C.E.S. alla Banca Etica e la nascita della “Rete di Lilliput per
un’economia di giustizia”. Quest’ultima è un’iniziativa che ha preso corpo a
Seattle durante la conferenza dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto);
essa è una realtà a cui i promotori non vogliono dare una forma precisa, e
opera per “introdurre profondi cambiamenti nel modo di gestire le risorse,
di concepire il lavoro, di organizzare la produzione, di contribuire ai
servizi pubblici, di garantire la sicurezza sociale. In altre parole di
costruire un’economia nuova”.
Fondamentale per la diffusione delle tematiche
equo-solidali è la produzione di opuscoli, libri, riviste. La più diffusa è
“Altreconomie” redatta e edita da: Altromercato, Roba dell’altro mondo,
Centro nuovo modello di sviluppo, Centro regionale d’intervento per la
cooperazione, Terre di Mezzo.
Tra queste organizzazioni, il “Centro nuovo modello di
sviluppo” ha assunto la funzione di centro di documentazione. Sorto a
Vecchiano, nei pressi di Pisa, il centro affronta i temi del disagio come
malessere economico, sociale, fisico, psichico e ambientale. Nato
dall’iniziativa di un gruppo di famiglie, che hanno scelto di dare
solidarietà concreta a situazioni di difficoltà, il Centro ha un taglio
pratico e vuole essere luogo di crescita. Anima di questo gruppo è Francesco
Gesualdi, un Infermiere già allievo di Don Milani a Barbiana; non per niente
il manifesto del gruppo è un libro intitolato “Lettera ad un consumatore del
Nord”, in cui vengono esposti in modo chiaro i meccanismi economici che
tutti noi inconsapevolmente subiamo, le complicità che abbiamo nostro
malgrado, con gli speculatori, le responsabilità che possiamo assumerci in
prima persona a fianco dei popoli che vivono nel Sud del mondo.
Come avrete notato, nella dichiarazione d’intenti di
queste Ong è stato evidenziato anche un altro aspetto della produzione:
“Verificare che le condizioni di lavoro salvaguardino la salute del
lavoratore e dell’ambiente”; questo si traduce nel controllo delle
condizioni di lavoro, per esempio lotta contro il lavoro minorile, e
nell’attivazione di metodi di coltivazione biodinamici, con la messa al
bando di pesticidi e additivi chimici. Questa scelta garantisce ai
compratori attenti all’equità dei rapporti economici, anche la
consapevolezza di poter collaborare al mantenimento della salute di tutto il
pianeta.
La responsabilità di dover preservare e ristabilire gli
ecosistemi della Terra sta diventando patrimonio comune nel pensiero sia
delle popolazioni che vivono nel nord del mondo, sia di quelle che abitano
il sud del pianeta. Tutti noi ci stiamo rendendo conto che questo è l’unico
pianeta che abbiamo a disposizione e che il nostro dissennato consumismo sta
esaurendo con troppa rapidità le sue risorse; di contro tutte le mutazioni
che introduciamo, le specie che estinguiamo, l’acqua che sprechiamo,
rischiano di cambiare la nostra stessa biologia ed esporci pericolosamente
sia alle vecchie sia alle nuove malattie. Come Infermieri dobbiamo renderci
conto che la Salute inizia dall’ambiente che ci circonda, preservarlo e
contribuire allo sviluppo anche economico, di tutti i popoli: significa
lavorare per la Vita e per un futuro in cui anche i nostri figli potranno
godere delle bellezze di Gaia.
Bibliografia
European Fair Trade Associaton (EFTA): “Rapporto del
commercio equo 1998-2000” ed. EFTA.
Ciaperoni A. (a cura di) “Il consumo sostenibile”
Duemila, supplemento di Liberetà 9/9/2000.
Amartya Sen, “Etica e finanza” ed. Laterza.
Amartya Sen, “Lo sviluppo è libertà” ed Mondatori.
Jeremy Brechet e Tim Costello “Contro il capitale
globale” Feltrinelli, 1997.
Vari, “Lilliput in viaggio”, Altreconomia settembre
2000.
Centro Nuovo Modello di Sviluppo: “Lettera ad un
consumatore del Nord” Editrice Missionaria Italiana, 1990
Centro nuovo modello di sviluppo: “Ai figli del
pianeta” EDM.
Si ringrazia per la collaborazione il Ctm di Pavia
nella persona della signora Renata Mondini; per ulteriori informazioni sul
commercio equo solidale e le attività svolte nei Paesi del sud del mondo,
potete rivolgervi a: Bottega nel mondo “Cafe”, Corso Garibaldi 22, Pavia
/Tel 0382-21849 / e-mail:asscafe@tin.it. Oppure presso “Ad Gentes” Via
Teodolinda 15, Pavia.
Da "Infermiere a Pavia" n.4-5 anno 2000
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