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       IN! Savar- Rivista del Nursing in movimento


 

 

 

 

 


Infermieristica e società spettacolari.

La comunicazione panica della catastrofe inesistente

 Lorenzo Marvelli

Paura e Malattia si sono spesso scambiati sguardi in cagnesco. La storia delle società umane è anche la storia di questi sguardi ma anche la storia dei soggetti che via via ne hanno approfittato.

E ne hanno tratto vantaggio la filosofia, le scienze, le religioni, i mercati, i governi e poi ancora  la petulante carovana mediatica degli imbonitori, dei telepredicatori, degli speaker radiofonici.

Quale fascino scaturisce da questi sguardi tenebrosi? Ed ancora: cosa alletta di questa strana relazione e soprattutto perché c’è una spasmodica necessità di impadronirsi della sua proprietà letteraria o, come diremmo oggi, del suo copyright ?

In definitiva: perché questo romanzo criminale ovvero questa  science-fiction che è l’Enciclopedia Medica affezionata ai dati Auditel, predilige, tra gli altri, il linguaggio del proclama, del terrore, della minaccia?

 Nella nostra società tutto è mediato, filtrato, indiretto. Tutto appartiene alla dimensione spettacolare... Lo spettacolo si è impadronito delle nostre vite, dei nostri corpi, riducendoli a gusci vuoti… Lo spettacolo rappresenta la struttura della società dei consumi…Il consumatore è un lavoratore che non sa di lavorare.

 Seccamente sarei portato a dire: le società spettacolari producono Enciclopedie Mediche  spettacolari ove i comitati di studi e di ricerca, i vecchi collegi di tecnocrati e scienziati,  abbandonano la didascalia e le vecchie forme del sapere e sposano definitivamente l’immagine della parola ovvero il suo stesso spot, la sua pubblicità, con un conseguente spostamento di senso.

Ciò che una volta era, ovvero ciò che in partenza costituiva il messaggio scientifico ancorato ad un reale continuamente verificabile attraverso l’esperienza, lascia spazio a ciò che è adesso; potremmo dire allora che ad un lontano ricordo di quel messaggio certamente scientifico, ora segue una sorta di simulacro di quella stessa verità quindi una sua continua mistificazione, un suo falso inesistente e assoluto ma rumoroso, famoso, petulante, mediatico

In pratica quando la scienza diviene spot di se stessa, presenta i suoi spettacoli con l’obiettivo di produrre una massa di adepti, un pubblico omologato e pronto ad adottare comportamenti di serie: uno spettatore di un odierna science-fiction può allora divenire un vero e proprio cliente che acquista farmaci antivirali in farmacia prima che il terribile virus faccia la sua presenza sulla terra, prima della sua comprovata esistenza in natura.

Senza alcun problema, tali clienti possono arrivare a chiedere vaccinazioni di massa contro una malattia al posto di un’altra perché questi sono i funzionamenti spettacolari della science-fiction.

E di concerto, le multinazionali del farmaco, consapevoli del loro ruolo centrale e protagonista nello spettacolo in corso, si mettono a sintetizzare farmaci sulla base di sceneggiature televisive più che su fondamenti scientifici.

In definitiva la pratica scientifica lascia il microscopio per conquistare i processi dell’economia di mercato in materia di produzione e distribuzione degli spettacoli.

 Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso… Lo spettacolo è il capitale a un tal grado di accumulazione da divenire immagine... Lo spettacolo è il momento in cui la merce è pervenuta all’occupazione totale della vita sociale… Lo spettacolo è l’altra faccia del denaro: l’equivalente generale astratto di tutte le merci.  

S’è detto della stretta relazione tra Paura e Malattia. Mi sembra ovvio che, mutato il senso della Malattia verso la sua economicità, anche la Paura ora diviene una forma spettacolare producendo società paniche disposte, pur di non ammalare del virus inesistente, ad accettare l’imposizione di comportamenti continuamente controllati e in definitiva condotti verso la docilità dalle Autorità dello Spettacolo che potremmo considerare come i veri direttori artistici di questo immenso spettacolo di scienza.

 Produrre interesse intorno ad una determinata malattia sino a sconvolgerne il senso, vuol dire dare spettacolo di quella stessa malattia al di là del concetto vero/falso, al di là della scienza empirica, al di là della necessità di curare chi se ne ammala.

L’ondata panica e mediatica intorno all’ebola, la sars, l’influenza aviaria ed il silenzio sulle recrudescenze tubercolari, sulla malaria, sulla malnutrizione, vere piaghe per l’umanità, rispondono a questa logica spettacolare della science-fiction.

Lo spettacolo della malattia trova nell’estetica del denaro e non nella scienza la sua ragione di esistere: uno spettacolo esteticamente accettabile commuove il pubblico, lo rende parte della causa, lo conquista al proprio modo di vedere le cose, di pensare ed immaginare il mondo. Ed un pubblico introdotto nella fiction, è un pubblico che omologa i propri comportamenti dimenticando così la sua capacità desiderante.

Quando uno spettacolo scientifico fa proseliti, è anche una potenza economica in grado di produrre ricchezza da una parte, obbedienza del pubblico spettatore dall’altra.

 

Lo spettacolo si è mischiato ad ogni realtà irradiandola…Allo stesso tempo il vero ha smesso di esistere quasi dappertutto… Il falso indiscutibile ha ultimato la scomparsa dell’opinione pubblica.

 Se nella fase del capitalismo ormai spinto all’eccesso, le forme spettacolari sembrano avere la meglio sulle produzioni e sul consumo delle merci, come possiamo pensare ad una Infermieristica moderna evitando che questa stessa venga riassorbita dai meccanismi di casting?

 Lo spettacolo organizza magistralmente l’ignoranza di ciò che succede e, subito dopo, l’oblio di ciò che siamo riusciti ugualmente a sapere. La cosa più importante è la più nascosta.

 Innanzitutto l’Infermieristica è una scienza che, a differenza della Medicina, non è farmacocentrica. La sua pratica è salva dalla necessità finale ed obbligata di prescrizione farmacologia ed è per questa ragione una pratica libera dal paradigma malattia-diagnosi-farmaco che purtroppo regola i rapporti di forza tra medici e pazienti ovvero, come ormai si dice oggi, tra medici e clienti.

Voglio dire che l’infermieristica ponendo come obbiettivo della sua ricerca il corpo malato e non l’integralismo della sua guarigione, si colloca in uno spazio fuori-mercato, in un certo senso economicamente sconveniente e quindi non spettacolare, non degno di finzione: questa sorta di scienza-pratica-del vero lontana dalle inquadrature della science-fiction, abbandona la mercificazione del corpo ricollocandolo al centro della propria ricerca come materia viva unica che esprime bisogni e desideri rispetto ai quali è possibile dare risposte soddisfacenti e quasi mai convenienti ed a buon mercato.

L’infermieristica accede al corpo di bisogni che rifiuta la sua forma spettacolare ovvero la sua patente di corpo-simulacro oggetto di interessi economici ed appetiti di potere; questo processo di avvicinamento tra la “scienza del corpo” ed il soggetto della sua ricerca che è il corpo nell’atto dell’espressione dei bisogni e dei desideri, questo movimento complesso e mai uguale a se stesso, è l’essenza dell’Infermieristica.

E se è vero che la Medicina contemporanea, spostato il suo centro dal corpo malato alla malattia, offre se stessa ai meccanismi di mercificazione delle multinazionali del farmaco, è anche vero che l’Infermieristica come “scienza del corpo”,  può costituire un baluardo di resistenza a quello stesso meccanismo economico.

L’Infermieristica è allora l’anti-spettacolo e, in quanto tale, scienza di nessun interesse economico, scienza gratuita, scienza improduttiva.

Ma anche scienza del Vero, del Reale prima di ogni deriva spettacolare, prima che l’abitudine al falso risulti irrimediabilmente, una eterna condizione umana.

 Il suo potere appare già familiare come se fosse esistito da sempre. Tutti gli usurpatori hanno voluto far dimenticare che sono appena arrivati.

  

Le parti in corsivo sono tratte da “La società dello spettacolo” di Guy Debord