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Formare medici e professionisti sanitari
per un mondo globale
"Non ha più senso la
distinzione tra problemi di salute nazionali e internazionali” ha affermato
nel 2001 l’allora Direttore della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
[1]
“Se, da una parte, la letteratura medica mostra una chiara discriminazione
nei confronti delle malattie della povertà,[2]
dall’altra riconosce che i temi di salute globale sono di vitale importanza
per i medici e i professionisti sanitari
[3]
[4]
e che esiste una crescente domanda di formazione medica in questo ambito.[5]
L’università italiana tuttavia non ha ancora recepito pienamente questo
messaggio.
Angelo Stefanini
Che cos’è la Salute Globale?
Il termine “salute globale” intende sottolineare la irrilevanza dei fattori
geopolitici nelle problematiche di salute in quanto i confini nazionali
ormai non rappresentano una barriera significativa alla diffusione di salute
e malattia. Sui temi della salute, insomma, tutti i Paesi del mondo devono
iniziare ad agire di comune accordo, così come fanno per la difesa e il
commercio.[6]
L’aggettivo globale, in questo senso più vasto di quello “internazionale”
suscita inoltre l’aspettativa di una salute per tutti, in quanto se é
possibile godere di buona salute in una parte del mondo le forze della
globalizzazione dovrebbero favorirla anche nel resto del pianeta.[7]

La necessità di un insegnamento in salute globale (che presso la Facoltà di
Medicina della Università di Bologna viene tenuto come corso elettivo) nella
formazione medica fondamentale nasce dal fatto che i curricula universitari
attuali non rispondono ancora in modo sufficiente ai bisogni emergenti dalle
nuove circostanze con cui si devono confrontare i medici di oggi. Questi
possono infatti con sempre maggiore frequenza avere in cura pazienti
provenienti da altre parti del mondo, essere coinvolti in varie forme di
ricerche policentriche, essere impiegati in servizi di medicina del lavoro
in società e organizzazioni internazionali, lavorare in programmi di
cooperazione sanitaria internazionale o essere sollecitati a dare un
contributo professionale in discussioni su problemi di sviluppo mondiale,
sia da un punto di vista professionale che sociale.
Non é possibile tuttavia che si possa raggiungere una adeguata comprensione
dei differenti determinanti della salute e il necessario rispetto alla
diversità culturale senza una presa di coscienza delle forze globali che
impattano sulla salute, di come le società rispondono ai bisogni di salute e
di come le diverse culture più in generale percepiscono e definiscono salute
e malattia.
Perché inserire la Salute Globale nella
formazione medica?
Esiste il pericolo che la professione medica perda di vista le sue finalità
e i suoi valori fondanti,[8]
soprattutto in seguito all’impatto profondo che hanno avuto sulla cultura
medica le riforme sanitarie pro-mercato degli anni 90. L’American
Association of Medical Colleges ha preso atto del bisogno di tenere vivo
il contratto sociale che esiste tra le facoltà mediche e la popolazione.
Parte centrale di questo contratto è formare studenti che diventino medici
socialmente responsabili,[9]
ossia professionisti che, consci della responsabilità che hanno nei
confronti della società umana, prendano parte con impegno alle attività che
contribuiscono alla salute e al benessere della intera comunità e dei suoi
membri.
La formazione del medico nel XXI secolo deve farsi carico del mandato di
creare professionisti che abbiano la sensibilità umana e le conoscenze
necessarie per entrare con la necessaria competenza e l’atteggiamento
appropriato nell’attuale dibattito sulla globalizzazione e le conseguenze
che essa può avere sulla salute. Dall’orrore della pandemia dell’HIV/AIDS
alla controversia sull’accesso ai farmaci essenziali, per formare questo
tipo di medico non basta più il curriculum didattico tradizionale improntato
alla medicina e ai problemi sanitari di casa nostra; è necessario qualcosa
di più.[10]

E’ quindi indispensabile introdurre nella formazione medica tematiche nuove
che considerino le modalità attraverso le quali i fattori socio-economici,
culturali e ambientali condizionano profondamente lo stato di salute di una
popolazione e che descrivano come il carico globale di malattia e le
caratteristiche demografiche differiscano da un Paese all’altro e
all’interno di uno stesso Paese. L’insegnamento della medicina clinica deve
essere inserito in una prospettiva storica e globale, esaminando la
transizione epidemiologica dalle malattie infettive e dalla malnutrizione
prevalentemente infantile ai vari modelli di malattie cronico-degenerative.
E’ importante che gli studenti apprendano a utilizzare fonti diverse di
indicatori sanitari e demografici, a passare dalla divisione tra paesi
sviluppati e sottosviluppati ad una nuova tassonomia che correli i diversi
livelli di salute con lo sviluppo economico e il grado di equità di un
Paese. Anche lo studio delle politiche sanitarie e dei diversi sistemi
sanitari a livello internazionale è essenziale a costruire la cornice
concettuale necessaria per affrontare in modo informato e contestualizzato
le molteplici e complesse interconnessioni dei determinanti della salute.
Una componente importante di un corso di Salute Globale è costituita da temi
riguardanti la cooperazione sanitaria con i paesi in via di sviluppo (PVS).
Tale importanza trova ragioni sia di ordine etico (i paesi poveri soffrono
dell’80% del carico globale di malattia[11]
mentre il 16% della popolazione mondiale, con 7% della morbosità globale,
usufruisce dell’89% delle spese sanitarie mondiali[12])
sia di crescita umana e professionale. L’esposizione dello studente a queste
tematiche, si è visto, genera competenza e sensibilità ad apprezzare la
diversità, combattere il pregiudizio, analizzare il cambiamento e le forze
che plasmano la società.[13]
Investire nello studio, ricerca e formazione su questi temi costituisce una
occasione per dare, ma anche per ricevere[14]
in termini di maggiore protezione per le proprie popolazioni e promozione
dei propri interessi internazionali. Portare aiuto sanitario ai paesi poveri
può inoltre rappresentare un fattore di rafforzamento della sicurezza
nazionale dei paesi del Nord del pianeta limitando le possibilità di
conflitti[15]
e la crescente ondata migratoria, oltre al non trascurabile effetto positivo
sul prestigio e la statura internazionale dei donatori più magnanimi.
[16]
Conclusione
Nell’ottobre 2004 il British Medical Journal e oltre 40 riviste mediche
internazionali hanno lanciato un progetto per verificare se l’attuale
medicina accademica sia ancora efficace nel formare una figura professionale
in grado di far fronte alle sfide del 21mo secolo. Tra le priorità da
affrontare spiccano la “incapacità [della attuale formazione] di servire il
bene pubblico e la mancanza di una prospettiva globale”[17]
e la necessità di assumersi le responsabilità della salute globale.[18]
Come educatori possiamo voltarci dall’altra parte ed evitare di affrontare
le complessità intrinseche a questo tipo di approccio, delegandole
all’ambito del volontariato individuale e di un umanitarismo emotivo “a
singhiozzo” legato agli eventi catastrofici che i media periodicamente ci
presentano?
“La medicina ha molto da offrire a questo mondo confuso. Essa può aiutarci a
comprendere le condizioni che
portano a violenti conflitti e al terrorismo”.[19]
La medicina contiene in sé la tensione tra la responsabilità del medico
verso il “proprio” paziente e verso gli ammalati “invisibili” senza accesso
ad alcuna assistenza, tra il singolo individuo e l’intera popolazione, tra
gli impegni a casa propria e quelli lontano da casa, nei paesi che più hanno
bisogno. “Come praticare la medicina in un mondo dove la metà della
popolazione vive con meno di due dollari al giorno, ...un miliardo di
persone ogni sera va a letto affamata, un quarto della popolazione mondiale
non può permettersi un bicchiere di acqua fresca e una donna muore di parto
ogni minuto?” si chiede il Direttore del BMJ, e continua: “ Tutte le scuole
mediche insegnano la medicina, ma quante insegnano la salute globale?”[20]
Nonostante la globalizzazione renda sempre più difficile ignorare la
sofferenza degli altri, essa non ha portato ad una più giusta suddivisione
dei frutti della scienza e della tecnologia. Riuscire ad aprire la mente e
l’animo dei futuri medici alle problematiche connesse alla salute globale é
forse la sfida più critica che la formazione medica deve affrontare all’alba
del nuovo millennio.
Che cosa fanno le università?
In Italia
esiste un numero, difficile da quantificare, di offerte formative su
alcuni temi specifici, che tuttavia si rivolgono ai laureati in forma di
master e corsi di perfezionamento post-universitari o che comunque non si
inseriscono nel percorso formativo di base.
·
Salute delle migrazioni e
delle emarginazioni,
http://www.arsap.net/memp
·
Medicina transculturale
http://crs.ifo.it/ISG/migrazioni/seminari/
ProgrammaVICorsoMedicina250501.htm
·
Medicina internazionale
http://www.medicinainternazionale.it/bianchini_unit.asp
·
Medicina tropicale e
cooperazione internazionale
http://www.infettivibrescia.it/tropmed/troped.htm,
http://www.universinet.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=930&mode=
&order=&thold=
All’estero
la situazione è diversa:
·
In Svezia, l’insegnamento
della Salute Globale venne per primo incorporato nel 1996 nel curriculum
del corso di laurea in medicina del Karolinska Institute
http://www.phs.ki.se/globalhealth
·
Nel Regno Unito, l’University
College di Londra, International Health and Medical Education Centre (IHMEC)
www.ihmec.ucl.ac.uk offre un vero e proprio corso di laurea breve (BSc
-Bachelor of Science) in International Health.[21]
Un simile BSc viene offerto anche dalla Università di Leeds
http://www.nuffield.leeds.ac.uk/content/ teaching/ bsc_int_health.asp,
mentre quelle di Birmingham, Leichester e Glasgow tengono uno study
module. L’organizzazione Medact
www.medact.org pubblica un Global Health Studies Pack inteso
come supporto didattico ad un corso introduttivo.
·
In Finlandia, la Finnish
Medical Society Duodecim, la Finnish Medical Association e diverse altre
istituzioni accademiche, comprese le cinque facoltà di medicina del paese,
organizzano un corso di salute globale rivolto a studenti locali e
stranieri provenienti dai PVS.
gh@fimsic.org
·
In Danimarca, la Universiy of
Southern Denmark svolge un corso di 5 settimane in International,
Transnational and Global Health.
http://www.publichealth.sdu.dk
·
In Olanda, la Vrije
Universiteit e la Università di Amsterdam offrono un corso breve di Salute
e Guerra.
http://www.antenna.nl/nvmp/educas.html
·
In Canada, le più attive sono
le università di Alberta
http://www.ih.ualberta.ca,
British Columbia, Mcmaster, McGill e Lavall.
·
Negli Stati Uniti,
praticamente tutte le maggiori università tengono corsi di varia natura su
temi di salute globale e salute internazionale.
Angelo Stefanini, Dipartimento di Medicina e
Sanità Pubblica, Università di Bologna
angelo.stefanini@unibo.it
Osservatorio Italiano sulla Salute Globale
www.saluteglobale.it
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