Il 26 marzo 2001, alla vigilia dei G8 di Genova, un
gruppo di personalità appartenente al sistema sanitario, all'università, al
volontariato ed alla società civile stilano e sottoscrivono un importante
documento. Di seguito il testo
1. Mai come oggi l'Umanità soffre per così ampie e
crescenti disuguaglianze nel reddito e nella salute. Eppure non sono
lontani gli anni in cui l'Umanità sembrava incamminarsi in una strada di
maggiore giustizia tra i popoli e di realizzazione dei principi
solennemente enunciati nella Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo (1948). Tra questi anche il diritto alla salute. Poco più di 20
anni orsono l'Organizzazione Mondiale della Sanità lanciava la campagna
per la "Salute per tutti entro il 2000" e riaffermava che "la salute -
come stato di benessere fisico, sociale e mentale e non solo come assenza
di malattia e infermità - è un diritto fondamentale dell'uomo e l'accesso
a un livello più alto di salute è un obiettivo sociale estremamente
importante" (Conferenza di Alma Ata, 1978).
2. Il percorso verso una maggiore giustizia tra i
popoli e verso una globalizzazione dei diritti sembra essersi interrotto.
La globalizzazione dei nostri giorni è quella della finanza e
dell'economia. Non è un caso che la Banca Mondiale abbia di fatto
sostituito l'Organizzazione Mondiale della Sanità
nell'indicare - e in
certi casi imporre - le linee di politica sanitaria internazionale, che
sono quelle della sanità a pagamento, delle privatizzazioni dei servizi e
delle assicurazioni: in una parola della salute come bene di consumo, a
disposizione di chi vuole, ma soprattutto di chi ha i mezzi per
acquistarla. Gli stessi G8 definiscono la salute come strumento di
crescita economica, senza riconoscerla esplicitamente come diritto umano.
Non è possibile accettare tutto questo quando:
- Il 20% della popolazione, quella più ricca, possiede l'82,7% del reddito
mondiale e il 20% della popolazione, quella più povera, solo l'1,4%.
- Le popolazioni dei paesi più ricchi e industrializzati hanno una
longevità media che si avvicina agli 80 anni, mentre le popolazioni di
molti paesi dell'Africa sub-sahariana registrano livelli di longevità
anche inferiori ai 40 anni, con un netto regresso rispetto a dieci anni
orsono.
- Le persone affette da HIV/AIDS dei paesi ricchi hanno a disposizione
gratuitamente farmaci efficaci contro l'infezione e la malattia, mentre
alle persone affette da HIV/AIDS dei paesi poveri questa possibilità (di
cura e di vita) è negata.
- Quasi 900 milioni di persone nel mondo non hanno accesso ai servizi
sanitari essenziali.
3. Universalità di accesso ai servizi, comprensività
delle cure, finanziamento basato sulla capacità contributiva sono i
pilastri su cui si sono basati molti sistemi sanitari nel mondo - sia con
il modello del "servizio sanitario nazionale", che con quello delle
"assicurazioni sociali" -; attraverso l'applicazione di questi principi si
sono raggiunti elevati livelli di efficacia dei servizi, di equità
nell'accesso alle cure e di miglioramento della salute della popolazione.
Laddove si è da sempre praticato un modello di sistema basato sulla
responsabilità individuale, che comporta evidenti disuguaglianze, i
livelli di salute della popolazione sono risultati inferiori a quelli di
altri paesi ad economia avanzata, con decine di milioni di persone prive
di qualsiasi forma di copertura assistenziale, nonostante la spesa
sanitaria sia di gran lunga la più elevata.
4. Le profonde trasformazioni demografiche ed
epidemiologiche, le incessanti innovazioni tecnologiche in campo
diagnostico e terapeutico, la necessità ineludibile di elevare
l'efficienza e l'appropriatezza degli interventi sanitari pongono a tutti
i paesi la sfida di innovare - e anche di riformare profondamente - i
sistemi sanitari. Tuttavia le tendenze in atto vanno oltre la direzione di
migliorare gli assetti organizzativi e gestionali dei servizi e dirigono
chiaramente verso il sistematico smantellamento dei principi di
salvaguardia della dignità della persona umana, di rispetto della vita e
di equità.
5. La salute diviene sempre più bene di consumo e
sempre più merce. Le politiche della salute sono oggetto di attenzione e
di intervento dell'Organizzazione Internazionale del Commercio e tema
specifico di trattativa tra governi e imprese multinazionali.
A tale proposito ricordiamo che:
- L'accordo TRIPS (Trade Related aspects of Intellectual Property rightS)
stabilisce che tutti i paesi devono introdurre una legislazione sui
diritti di proprietà intellettuale (brevetto) sui farmaci; ciò comporta
l'esclusivo diritto delle industrie farmaceutiche di imporre prezzi
inaccessibili per la
stragrande maggioranza degli ammalati, come accade ad
esempio per i farmaci usati nel trattamento dell'HIV/AIDS: anche a causa
dell'alto costo - legato al brevetto delle medicine decine di milioni di
persone nel mondo non possono curarsi e sono destinate a morte certa.
- L'accordo GATS (General Agreement on Trade in Services) mira a
instaurare un sistema legislativo internazionale che favorisca
l'espansione delle imprese private nel campo dei servizi, compresi quelli
sanitari. Il GATS, bloccato a Seattle, sta proseguendo a Ginevra a porte
chiuse nella totale assenza di informazione pubblica. Il GATS rappresenta
una seria minaccia per i servizi sanitari pubblici in generale e per i
servizi sanitari nazionali in particolare. Perfino il concetto di
servizio, tradizionalmente inteso come attività finalizzata a soddisfare i
bisogni umani, viene ribaltato per trasformarsi in oggetto di commercio,
volto alla ricerca del massimo profitto.
6. L'azione dell'Organizzazione Internazionale del
Commercio tende sempre più a ridurre l'autonomia d'intervento dei governi
negli scambi commerciali anche quando questi siano rivolti a proteggere i
diritti umani dei propri cittadini, come l'accesso ai servizi essenziali e
la salute. Tale azione, minando la legittimità delle leggi nazionali,
mette a grave rischio la stessa democrazia. Un'autorevole rivista medica,
The Lancet, ha lanciato un vero e proprio allarme nei confronti della
possibilità che accordi come il GATS mettano fuori legge l'utilizzo di
meccanismi come il finanziamento dei servizi attraverso il contributo
progressivo, la copertura universale dei rischi, la responsabilità
pubblica nella programmazione, nel finanziamento e nell'erogazione dei
servizi, perché anti-competitivi e restrittivi nei confronti del commercio
e quindi di ostacolo al libero mercato.
7. L'effetto di queste disuguaglianze è anche
testimoniato dal fenomeno dell'immigrazione, che sta interessando in modo
crescente i paesi dell'Unione Europea. All'inizio di questo millennio ci
sono infatti nel mondo oltre 130 milioni tra migranti e rifugiati, di cui
tre quinti si trovano comunque nei paesi del sud del mondo. Pur
rappresentando una componente significativa della crescita economica e
culturale dei paesi di approdo, i migranti continuano a soffrire
discriminazioni nell'esercizio dei diritti fondamentali, compreso quello
della salute e dell'assistenza sociosanitaria.
8. Noi operatori della sanità - medici, ricercatori,
docenti universitari e rappresentanti del volontariato - riuniti a Erice
in occasione del corso "Flussi migratori e politiche per la salute", ci
rivolgiamo alla società civile e alla comunità scientifica per affermare
quanto segue:
a) Ogni persona deve acquisire la consapevolezza delle disuguaglianze che
si sono venute a creare nel mondo, delle cause che le hanno prodotte, dei
meccanismi che le alimentano e le aggravano.
b) E' un diritto ed insieme un dovere di tutti pretendere che le decisioni
e le scelte che riguardano la salute e l'organizzazione dei sistemi
sanitari siano affrontate e discusse apertamente, con la massima
partecipazione democratica dei cittadini.
c) La comunità scientifica - ed in particolare coloro che hanno il compito
di produrre cultura, formazione e ricerca - ha il dovere di affrontare in
modo diffuso e sistematico i temi dell'equità, dello sviluppo sostenibile,
della difesa della dignità e della vita degli uomini. Questi temi non
possono rimanere soltanto oggetto di trattative "a porte chiuse" in
vertici internazionali o di reportage
giornalistici. Emerge sempre più
forte la necessità di studi approfonditi, di valutazioni indipendenti, di
una trasmissione estesa delle informazioni e delle conoscenze e pertanto
la Scuola e l'Università non possono più a lungo sottrarsi a questo
compito.
d) La definizione dei diritti e dei doveri delle nazioni e dei vari attori
commerciali non può essere monopolio di organizzazioni internazionali, le
cui politiche e le cui scelte si configurano sempre di più come soprusi a
danno dei più deboli e dei più poveri. Anche se appare inevitabile e anche
necessario il governo su scala mondiale di processi complessi, come quelli
dell'economia e della finanza, non è accettabile che tutto ciò si rivolga
contro chi ha più bisogno e meno voce e - soprattutto - che decisioni e
scelte di fortissimo impatto per la vita delle popolazioni avvengano al di
fuori di ogni forma di partecipazione democratica e di controllo dei
cittadini.
e) Le profonde disuguaglianze evidenziate sono il
frutto di un "egoismo sconsiderato" che non tiene conto né dei più deboli,
né delle generazioni future, ricchi o poveri che siano. Non è difficile
immaginare infatti che questo tipo di egoismo possa trascinare verso la
catastrofe l'intero genere umano. Vogliamo fare appello a un "egoismo
intelligente" che prenda in considerazione i principi di sostenibilità del
pianeta, che pratichi forme generose e costruttive di solidarietà
internazionale che garantiscano a tutti l'accesso e la fruibilità dei
servizi sanitari e educativi, che contrasti ogni forma di discriminazione
anche verso chi è straniero. Noi riteniamo che la sinergia di queste tre
componenti - la presa di coscienza dei cittadini, l'impegno della cultura
e della scienza, le decisioni dei governi sulla base delle necessità dei
popoli e non sotto la pressione di lobbies e di interessi - potrà portare
a un'inversione di tendenza rispetto agli attuali scenari, ad assicurare
la pace e a risvegliare la speranza e la fiducia nel futuro.
Erice, 26 Marzo 2001
fra i firmatari:
Giovanni Berlinguer, Comitato Nazionale di Bioetica,
Francesco Blangiardi, ASL di Ragusa, Guglielmo Bonaccorsi, Università di
Firenze, Carla Bondi, ASL di Firenze, Corrado Bonifazi, Istituto di
Ricerche sulla Popolazione CNR, Roma, Francesco Bordoni, ASL di Firenze,
Roberto Carloni, ASL di Savona, Francesco Carnevale, ASL di Firenze, Dante
Carraro, CUAMM Padova, FrancescoCarrozzini, ASL di Lecce, Adriano Cattaneo,
Irccs Burlo Garofolo Trieste,Nicola Comodo, Università di Firenze, Lucia
Dalla Torre, Università di Padova, Nicoletta Dentico, Medici Senza
Frontiere Roma, Maria Pia Di Maio, ASL di Firenze, Emilio di Maria,
Università di Genova, Salvatore Geraci, Caritas di Roma, Giuseppe
Giammanco, Università di Catania, Flavio Godi, ASL di Firenze, Marina
Greci, ASL di Reggio Emilia, Michele Lanzi, ASL di Lucca, Chiara Lorini,
Università di Firenze, Maria Dolores Lupi, Centro Studi e Servizi per Enti
no Profit Perugia, Marcella Maci, Università di Firenze, Gavino Maciocco,
Università di Firenze, Mara Manghi, ASL di Reggio Emilia, Daniele
Mannelli, Università di Firenze, Maurizio Marceca, Agenzia Servizi
Sanitari Regionali Roma, Rosario Mete, ASL di Roma, Eduardo Missoni,
Esperto di cooperazione sanitaria, Roma, Sleiman Naoufal, Università di
Genova, Christian Napoli, Università di Bari, Alessandro Nicastro,
Università di Catania, Perfranco Olivani, NAGA di Milano, Alessandro Paoli,
ASL di Firenze, Giovanna Pesavento, Università di Firenze, Stefano Pieroni,
ASL della Versilia,Sarina Pignato, Università di Catania, Francesco
Porrello, Sciacca, MicheleQuarto, Università di Bari, Rosalia Ragaglia,
ASL di Olbia, Roberto Raso,Università di Genova, Luigi Ricci, ASL di
Prato, Lorenzo Roti, Università diFirenze, Claudia Russo, ASL di Firenze,
Claudio Sanseverino, ASL di Firenze,Francesca Santomauro, Università di
Firenze, Angelo Stefanini, Università diBologna, Salvatore Strozza,
Università La Sapienza, Roma, Fabrizio Tediosi,Agenzia Regionale di Sanità
Firenze, Lucia Turco, ASL di Firenze