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    Savar- Rivista del Nursing in movimento
Numero 2 - 2004

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Autore:
Lorenzo Marvelli

Fonte:
articolo originale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il mercato del sapere unico s'infiltra nell'aggiornamento e nella formazione degli infermieri

Il meccanismo giudiziario degli ECM

Il sistema dei crediti che l’ acronimo ECM tende ad edulcorare, è un tentativo "giudiziario" di assumere, comprendere, includere il sapere ovvero i saperi infermieristici, in un unico contenitore economico che, ponendo il denaro come significante dominante della formazione professionale, sposta la pratica dell’aggiornamento da luoghi di autonomia e libertà intellettuali a contesti funzionanti secondo gli sperimentati meccanismi di mercato che nulla hanno a che fare con lo sviluppo e la promozione dell’umano.

Lorenzo Marvelli

Il sistema dei crediti in realtà disegna un mercato del Sapere Unico ove ciò che è obbligatorio conoscere, perde la suo senso legato allo sviluppo gratuito dell’umano per divenire merce che i proprietari ovvero le lobby economiche delle università, mettono in vendita a prezzi salatissimi a clienti-infermieri che a loro volta, sono obbligati a consumare.
Come in un caotico bazar, i clienti-infermieri ammalati da consumismo compulsivo, si accalcano alle bancarelle nel tentativo di acquistare a buon prezzo, la merce esposta.
L’obiettivo è unico: comprare il possibile senza che l’acquisto risponda e reali bisogni e/o desideri di conoscenza se non il raggiungimento di una cifra aritmetica che questo sistema di scambio ECM, ha predefinito e distribuito in un tempo.

L’inserimento di meccanismi economici nel campo del sapere infermieristico non è fenomeno isolato ma è una piega  dell’intero sistema neoliberista: insieme alla guerra preventiva e permanente, alla precarizzazione del lavoro ed all’attacco ai diritti sociali, al razzismo, insieme a tutto questo, l’attacco all’educazione sino alla concentrazione ultima di tutti gli strumenti di comunicazione, costituisce il tentativo di appropriazione di tutto l’immateriale umano da parte del Capitale Globale.
Non è più sufficiente controllare ed influenzare intere aree geografiche del pianeta e il processo di accumulazione del capitale globale, per giungere a compimento, ha necessità di annettere oltre alla materia territoriale, l’immaterialità dell’immaginario umano e tutta la sua potenza produttrice.

Il controllo dei saperi infatti, garantisce come s’è detto, una prepotente intrusione nell’immateriale umano ovvero nella sua capacità creativa, nella sua crescita intellettuale, nella sua produzione ideale al fine di modificarne tutti i processi per disciplinare comportamenti ed impedire definitivamente qualsiasi pratica di resistenza ai meccanismi di accumulazione di capitale.
E’ paradigmatico il fatto che ad un aumento dei profitti del capitale su scala mondiale, segue di pari passo un’esclusione di quote sempre più numerose di popolazione dalle opportunità di conoscenza.
La questione del biopotere ovvero del controllo e della disciplina dei corpi, è cruciale nello sviluppo dell’umano: sempre più gli organismi imperiali che attualmente governano il mondo, si rendono conto che non è sufficiente portare guerra lontano da casa ma è necessario consolidare il predominio a casa propria con comportamenti intrusivi nella società, volti al controllo dell’immaginario e delle sue produzioni desideranti.
Scuola, professioni, comunicazione, educazione, saperi, media, arti, internet sono i nuovi obbiettivi dei mediaeserciti imperiali armati di immagini accattivanti, programmi desiderabili, merci irresistibili, linguaggi alla moda: l’esito di quest’attacco all’ umana e autonoma produzione di immateriale, è l’annichilimento intellettuale, l’incapacità a risolversi attraverso ragionamenti e relazioni sociali, il crollo delle capacità critiche e di scelta, la morte dell’intelligenza, il declino dell’homo sapiens in favore dell’uomo-consumatore. 

Il sistema dei crediti allora, si inserisce in questo ampio contesto e se l’abolizione del mansionario infermieristico fu un momento di speranza e di apertura al Possibile, l’ECM è un atto che va oltre la semplice restaurazione dell’ ancien regime in quanto toglie ogni possibilità di crescita autonoma della professione ascrivendola negli ambiti di controllo dei potentati economico-universitari.
Non si tratta più di agire una controrivoluzione ovvero di ridefinire comportamenti ausiliari dell’infermiere nei confronti del medico; non siamo più di fronte all’ipotesi della ricostituzione di una dialettica dello scontro medico/infermiere: qui ora è in gioco la autonoma e libera capacità di pensare le proprie professioni, di praticarle e di promuoverle per infermieri e medici insieme.
 

Quando è un Organo il depositario della verità, ecumenicamente i passivi discepoli procedono verso quella in maniera isolata ed acritica; quando invece la verità ovvero le verità, non costituiscono un capitale, un accumulo d’immateriale nelle mani del potere, allora gli uomini, nel nostro caso gli infermieri (ed abbiamo visto anche i medici), sono naturalmente portati a cercarle scoprendo durante il percorso di autoformazione che il fare comune, il mettersi insieme in gruppi di ricerca spontanei, autonomi, intermittenti sono moltiplicatori di potenza dell’umana conoscenza.
La riappropriazione dei centri del sapere e la loro ridistribuzione alle professioni, la riconquista dell’immateriale e dell’immaginario, della possibilità di costruire relazioni comunicando con tutti i mezzi, sono le pratiche possibili per cortocircuitare i meccanismi neoliberisti e farne saltare i nessi, i legami: mettere in crisi il sistema dei crediti è smarcare il denaro dell’educazione, la merce dall’aggiornamento.
Sottrarsi, obiettare con la propria coscienza, impedire ai poteri delle università di ascriverci nei loro database, aprire spazi di discussione autoconvocati, spontanei, intermittenti ove disegnare strategie di lotta al credito che abbiano come fine quello di rigettare al mittente qualsiasi politica di controllo che ci riguardi, tutto questo costituisce la sfida che noi infermieri, abbiamo davanti.
Tenerci uniti, aprire i nostri luoghi alla società, chiedere a questa il sostegno necessario, uscire dagli stretti ambiti della mistica della corporazione, sono le forze alle quali non possiamo rinunciare: il tentativo di inserimento nelle professioni di criteri meritocratici e giudiziari, tendono proprio a rompere qualsiasi pratica di solidarietà e comunanza volta alla resistenza alla concentrazione del capitale Globale.
La vicenda che ci riguarda ha una portata che eccede la nostra professione e che investe diverse categorie sociali in special modo quelle che operano nell’ambito dei lavori cosiddetti cognitivi come gli insegnanti, gli impiegati, gli educatori, gli artisti.
Non intercettarne l’urgenza sarebbe un imperdonabile errore.

Illustrazioni in ordine di presentazione:

Franz Mon "Testo striscia"
Ferdinand Kriwet "disco"
E.M. De Melo e Castro "Trasparenza"