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Il mercato del sapere
unico s'infiltra nell'aggiornamento e nella formazione degli infermieri
Il meccanismo giudiziario degli ECM
Il sistema dei
crediti che l’ acronimo ECM tende ad edulcorare, è un tentativo "giudiziario" di assumere, comprendere, includere il sapere ovvero i
saperi infermieristici, in un unico contenitore economico che, ponendo
il denaro come significante dominante della formazione professionale,
sposta la pratica dell’aggiornamento da luoghi di autonomia e libertà
intellettuali a contesti funzionanti secondo gli sperimentati meccanismi
di mercato che nulla hanno a che fare con lo sviluppo e la promozione
dell’umano.
Lorenzo Marvelli
Il sistema dei crediti in realtà disegna un mercato
del Sapere Unico ove ciò che è obbligatorio conoscere, perde la suo
senso legato allo sviluppo gratuito dell’umano per divenire merce che i
proprietari ovvero le lobby economiche delle università, mettono in
vendita a prezzi salatissimi a clienti-infermieri che a loro volta, sono
obbligati a consumare.
Come in un caotico bazar, i clienti-infermieri ammalati da consumismo
compulsivo, si accalcano alle bancarelle nel tentativo di acquistare a
buon prezzo, la merce esposta.
L’obiettivo è unico: comprare il possibile senza che l’acquisto risponda
e reali bisogni e/o desideri di conoscenza se non il raggiungimento di
una cifra aritmetica che questo sistema di scambio ECM, ha predefinito e
distribuito in un tempo.

L’inserimento di meccanismi economici nel campo del
sapere infermieristico non è fenomeno isolato ma è una piega
dell’intero sistema neoliberista: insieme alla guerra preventiva e
permanente, alla precarizzazione del lavoro ed all’attacco ai diritti
sociali, al razzismo, insieme a tutto questo, l’attacco all’educazione
sino alla concentrazione ultima di tutti gli strumenti di comunicazione,
costituisce il tentativo di appropriazione di tutto l’immateriale umano
da parte del Capitale Globale.
Non è più sufficiente controllare ed influenzare intere aree geografiche
del pianeta e il processo di accumulazione del capitale globale, per
giungere a compimento, ha necessità di annettere oltre alla materia
territoriale, l’immaterialità dell’immaginario umano e tutta la sua
potenza produttrice.
Il controllo dei saperi infatti, garantisce come
s’è detto, una prepotente intrusione nell’immateriale umano ovvero nella
sua capacità creativa, nella sua crescita intellettuale, nella sua
produzione ideale al fine di modificarne tutti i processi per
disciplinare comportamenti ed impedire definitivamente qualsiasi pratica
di resistenza ai meccanismi di accumulazione di capitale.
E’ paradigmatico il fatto che ad un aumento dei profitti del capitale su
scala mondiale, segue di pari passo un’esclusione di quote sempre più
numerose di popolazione dalle opportunità di conoscenza.
La questione del biopotere ovvero del controllo e della disciplina dei
corpi, è cruciale nello sviluppo dell’umano: sempre più gli organismi
imperiali che attualmente governano il mondo, si rendono conto che non è
sufficiente portare guerra lontano da casa ma è necessario consolidare
il predominio a casa propria con comportamenti intrusivi nella società,
volti al controllo dell’immaginario e delle sue produzioni desideranti.
Scuola, professioni, comunicazione, educazione, saperi, media, arti,
internet sono i nuovi obbiettivi dei mediaeserciti imperiali
armati di immagini accattivanti, programmi desiderabili, merci
irresistibili, linguaggi alla moda: l’esito di quest’attacco all’ umana
e autonoma produzione di immateriale, è l’annichilimento intellettuale,
l’incapacità a risolversi attraverso ragionamenti e relazioni sociali,
il crollo delle capacità critiche e di scelta, la morte
dell’intelligenza, il declino dell’homo sapiens in favore
dell’uomo-consumatore.
Il sistema dei crediti allora, si inserisce in
questo ampio contesto e se l’abolizione del mansionario infermieristico
fu un momento di speranza e di apertura al Possibile, l’ECM è un atto
che va oltre la semplice restaurazione dell’ ancien regime in
quanto toglie ogni possibilità di crescita autonoma della professione
ascrivendola negli ambiti di controllo dei potentati
economico-universitari.
Non si tratta più di agire una controrivoluzione ovvero di ridefinire
comportamenti ausiliari dell’infermiere nei confronti del medico; non
siamo più di fronte all’ipotesi della ricostituzione di una dialettica
dello scontro medico/infermiere: qui ora è in gioco la autonoma e libera
capacità di pensare le proprie professioni, di praticarle e di
promuoverle per infermieri e medici insieme.
Quando è un Organo il depositario della verità,
ecumenicamente i passivi discepoli procedono verso quella in maniera
isolata ed acritica; quando invece la verità ovvero le verità, non
costituiscono un capitale, un accumulo d’immateriale nelle mani del
potere, allora gli uomini, nel nostro caso gli infermieri (ed abbiamo
visto anche i medici), sono naturalmente portati a cercarle scoprendo
durante il percorso di autoformazione che il fare comune, il
mettersi insieme in gruppi di ricerca spontanei, autonomi, intermittenti
sono moltiplicatori di potenza dell’umana conoscenza.
La riappropriazione dei centri del sapere e la loro ridistribuzione alle
professioni, la riconquista dell’immateriale e dell’immaginario, della
possibilità di costruire relazioni comunicando con tutti i mezzi, sono
le pratiche possibili per cortocircuitare i meccanismi neoliberisti e
farne saltare i nessi, i legami: mettere in crisi il sistema dei crediti
è smarcare il denaro dell’educazione, la merce dall’aggiornamento.
Sottrarsi, obiettare con la propria coscienza, impedire ai poteri delle
università di ascriverci nei loro database, aprire spazi di discussione
autoconvocati, spontanei, intermittenti ove disegnare strategie di lotta
al credito che abbiano come fine quello di rigettare al mittente
qualsiasi politica di controllo che ci riguardi, tutto questo
costituisce la sfida che noi infermieri, abbiamo davanti.
Tenerci uniti, aprire i nostri luoghi alla società, chiedere a questa il
sostegno necessario, uscire dagli stretti ambiti della mistica della
corporazione, sono le forze alle quali non possiamo rinunciare: il
tentativo di inserimento nelle professioni di criteri meritocratici e
giudiziari, tendono proprio a rompere qualsiasi pratica di solidarietà e
comunanza volta alla resistenza alla concentrazione del capitale
Globale.
La vicenda che ci riguarda ha una portata che eccede la nostra
professione e che investe diverse categorie sociali in special modo
quelle che operano nell’ambito dei lavori cosiddetti cognitivi come gli
insegnanti, gli impiegati, gli educatori, gli artisti.
Non intercettarne l’urgenza sarebbe un imperdonabile errore.
Illustrazioni in ordine di presentazione:
Franz Mon "Testo striscia"
Ferdinand Kriwet "disco"
E.M. De Melo e Castro "Trasparenza"
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