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Altre strade per la scienza e la
farmacologia
A PROPOSITO DI CANNABIS TERAPEUTICA
Quando
si cerca di parlare di uso terapeutico della cannabis, o per meglio dire dei
suoi derivati, si corre spesso il rischio di essere fraintesi: molti pensano
che si parli di uso terapeutico per aprire la strada alla liberalizzazione
del “fumo della marijuana”.
Niente di più lontano dalle intenzioni e dalle idee di chi sostiene il
diritto di chi è affetto da particolari patologie, come sclerosi multipla,
epilessia, glaucoma, effetti secondari della chemioterapia e dell’Aids, a
tentare di migliorare la propria condizione, la propria “qualità di vita”,
come si dice oggi, attraverso la somministrazione controllata di farmaci
contenenti
i principi
attivi della cannabis (tra cui in particolare il
delta-9-tetrai-idro-cannabinolo o THC, e il cannabidiolo o CBD).
Di Carla Ciseri Montemagno
Fino all’inizio
del ‘900 la canapa era coltivata ed usata sia come fibra tessile sia per
scopi terapeutici. Nel corso degli anni ’30 negli Stati Uniti la canapa fu
inserita tra le sostanze stupefacenti e quindi ne fu vietato l’uso. A questa
linea si adeguarono, poco alla volta, tutti i paesi occidentali.
Attualmente le posizioni dei vari Paesi nei confronti della cannabis per usi
terapeutici è molto variegata, si parla, come dicevamo, di derivati della
cannabis che possono essere utilizzati sia sotto forma di capsule sia di
spray sublinguale. In qualche caso anche di fumo, laddove (Canada, Olanda,
alcuni stati degli USA) da circa un anno si vende la marijuana in farmacia.
Esiste poi la "vaporizzazione" che è a tutti gli effetti come il fumo, ma
non bruciando la materia vegetale non produce composti irritanti né
cancerogeni. La scomodità è nel fatto che occorre un vaporizzatore, un
apparecchio da tavolo che non si può portare in giro.
In un paese proibizionista come Israele è previsto e consentito l’uso di
questi farmaci, così come in Spagna, in Olanda, in Germania, in Canada e
negli Stati Uniti.

In Italia non è possibile neppure avviare una sperimentazione controllata
presso centri ospedalieri, che garantirebbero la serietà e la correttezza
delle procedure, con garanzia per i pazienti e per la comunità.
Si noti bene che, dal punto di vista legislativo, l’uso terapeutico dei
derivati della cannabis è autorizzato dal Testo Unico sulle sostanze
stupefacenti (DPR 309/90). In realtà è praticamente impossibile trovare un
medico che si assuma la responsabilità di fare la richiesta ed avviare le
procedure (estremamente farraginose) per l’importazione di questi farmaci.
Questo ci dice che uno dei primi ostacoli da superare è di carattere
culturale ed affonda le radici nella preparazione universitaria dei medici.
Si pensi che l’Italia, nonostante sia stata approvata la legge sulla
somministrazione degli oppiacei per alleviare il dolore dei malati terminali
e non, è la nazione che utilizza meno di tutte le altre queste sostanze,
dimostrando una insensibilità feroce verso la sofferenza altrui.
In Inghilterra, a Londra, il dott. Thompson ha condotto una sperimentazione
con medicinali a base di cannabis su malati di sclerosi multipla e ne ha
relazionato ad un Convegno che si è tenuto ad Asti alla fine del 2003.
Queste alcune delle conclusioni,sicuramente provvisorie, della
sperimentazione:
“Le
potenzialità terapeutiche dei derivati della Cannabis hanno trovato
un'importante conferma. Perlomeno nel trattamento di alcuni sintomi
associati alla sclerosi multipla. Una sperimentazione clinica che ha
coinvolto 630 pazienti in 33 centri del Regno Unito ha rivelato che la
somministrazione per via orale di cannabinoidi, i principi attivi – come il
Thc - della "Cannabis sativa", produce effetti benefici sulla spasticità e i
suoi correlati (spasmi muscolari, indolenzimento e dolore)”.
I risultati della ricerca pubblicata su The Lancet, sono stati presentati da
Alan Thompson del National Hospital for Neurology and Neurosurgery di
Londra, che ha coordinato l'indagine, al convegno internazionale
"Trattamenti convenzionali ed innovativi nella sclerosi multipla" che si è
tenuto ad Asti l'8 novembre per iniziativa della locale sezione dell'Aism
(Associazione italiana sclerosi multipla).
"Sono risultati molto promettenti", commenta Vincenzo Di Marzo,
coordinatore dell'Endocannabinoid Research Group del Cnr di Napoli e
anch'egli relatore al convegno internazionale, "frutto di uno studio
molto accurato e della sperimentazione clinica di più vasta portata condotta
finora".
“Gli indicatori relativi alla mobilità, e soprattutto le valutazioni
soggettive dei pazienti sulla propria condizione, hanno fatto rilevare
significativi progressi.” Quando si parla di uso terapeutico
della cannabis, non siamo nello specifico campo delle medicine
alternative,così dette, in quanto si parla di uso di medicinali registrati
dalla Farmacopea Ufficiale ed eventualmente distribuiti tramite le farmacie
degli ospedali.
Ma, e soprattutto, si tratta di affermare il diritto di chi è affetto da
malattie attualmente non curabili e quasi sempre degenerative, a poter
tentare tutte le strade possibili che la scienza e la farmacologia offrono
per ottenere almeno una migliore qualità di vita.
Grinspoon L., Bakalar J.B., Marijuana,
medicina proibita Roma, Editori Riuniti 2001
Samorini G., L’erba di Carlo Erba. Per una storia della canapa indiana in
Italia (1845-1948). Torino: Nautilus 1996
Altre informazioni su:
www.fuoriluogo.it
Carta d'intentià
dell’Associazione
per la
Cannabis Terapeutica (ACT)
L’associazione si batte
affinché anche in Italia si possano impiegare farmaci che nel resto
d’Europa già esistono e sono tranquillamente utilizzati.
sito
internet http://medicalcannabis.it
e-mail:
medicalcannabis@medicalcannabis.it
L'uso terapeutico dei
derivati della Cannabis è praticato sin dall'antichità, e negli ultimi
decenni sono divenute sempre più numerose le evidenze scientifiche a
sostegno del fatto che tali sostanze sono in grado di offrire sollievo ad
un ampia varietà di sintomi legati a differenti patologie. In alcuni Paesi
(USA, Canada ,Gran Bretagna, Germania, Olanda) ciò ha portato alla
registrazione di derivati della Cannabis nella Farmacopea Ufficiale, quali
rimedi ufficialmente accettati per il trattamento della nausea dei
pazienti sottoposti a chemioterapia e per la stimolazione dell'appetito
nei pazienti affetti da AIDS.
La recente scoperta
dell'esistenza di un gruppo di sostanze prodotte dal nostro organismo, i
cosiddetti endocannabinoidi, che interagiscono fisiologicamente con gli
stessi recettori dei cannabinoidi naturali, ha dato inoltre un notevole
impulso alla ricerca scientifica in quest'ambito, creando le premesse per
una generale rivalutazione del potenziale ruolo terapeutico dei
cannabinoidi. In molti Paesi sono in corso studi clinici per saggiare
l'efficacia di queste sostanze nel trattamento della spasticità associata
a malattie quali la sclerosi multipla o le lesioni midollari, nella
terapia di svariate forme di dolore cronico altrimenti incurabile, nella
cura delle lesioni neuro-degenerative di patologie quali l'ictus o i
traumi cranici. Esistono inoltre numerose testimonianze di pazienti che,
in seguito all'uso di tali sostanze, hanno sperimentato notevoli benefici
nel controllo delle convulsioni epilettiche, nel trattamento del glaucoma,
nel controllo di patologie infiammatorie croniche.
Da questo globale processo di
rivalutazione l'Italia si trova, inspiegabilmente, tagliata fuori. Non
esistono a tutt'oggi nel nostro paese cannabinoidi registrati nel
prontuario farmaceutico né fonti legali di approvvigionamento a fini di
sperimentazione medica e pertanto la possibilità di utilizzo di queste
sostanze è legata al ricorso al mercato nero, ovvero alla coltivazione "in
proprio", in entrambi i casi con inaccettabili rischi legali. Per quanto
ci si sforzi non si riesce a capire perché ci si debba accanire a proibire
l'uso terapeutico di una sostanza che può dare sollievo a chi soffre, e
che sotto il profilo farmacologico risulta molto meno tossica e molto più
sicura di molti farmaci regolarmente in commercio. Questa situazione è
inaccettabile per un Paese civile !
Da queste premesse nasce la
decisione di un gruppo di medici e pazienti di dare vita in Italia all'Associazione
per la Cannabis Terapeutica (ACT), la cui assemblea costitutiva ha
avuto luogo domenica 4 marzo 2001 a Parma. Nelle intenzioni dei promotori
nasce come uno spazio comune a medici e pazienti, aperto al contributo di
quanti vogliano impegnarsi per colmare il ritardo del nostro Paese su
questo terreno.
In particolare le finalità
statutarie della associazione sono:
a. agevolare, promuovere e
sostenere la ricerca scientifica sulla Cannabis e sui cannabinoidi
(endogeni, naturali o di sintesi) a fini terapeutici
b. intraprendere e condurre
iniziative di divulgazione e di aggiornamento scientifico all'interno del
mondo medico-sanitario, per diffondere le conoscenze sugli usi terapeutici
dei cannabinoidi;
c. svolgere opera di
informazione e sensibilizzazione nei confronti della popolazione in
generale e delle autorità pubbliche in particolare sul rilievo medico e
sociale della ricerca scientifica sui cannabinoidi e sui loro usi
terapeutici;
d. agevolare l'accesso alla
terapia con cannabinoidi dei pazienti che ritengano di averne bisogno per
la loro malattia; sostenerli in eventuali azioni, anche legali, a difesa
del proprio inalienabile diritto alla salute e al benessere, anche a
fronte di carenze o ostacoli di natura legislativa e normativa;
e. promuovere tutte le
iniziative individuali e collettive atte a modificare, nel senso più utile
ai pazienti, le norme di legge e le disposizioni ministeriali che
ostacolano o limitano l'accesso alla terapia medica con cannabinoidi, o la
rendono di fatto non equivalente ad altre terapie farmacologiche;
f. promuovere e favorire
la raccolta di dati epidemiologici, sociali e scientifici sugli usi
terapeutici dei cannabinoidi.
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