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Savar- Rivista del Nursing in movimento
Numero 2 - 2004

Società e culture

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Autrice:

Carla Ciseri Montemagno

 


 

Altre strade per la scienza e la farmacologia

A PROPOSITO DI CANNABIS TERAPEUTICA

 Quando si cerca di parlare di uso terapeutico della cannabis, o per meglio dire dei suoi derivati, si corre spesso il rischio di essere fraintesi: molti pensano che si parli di uso terapeutico per aprire la strada alla liberalizzazione del “fumo della marijuana”.
Niente di più lontano dalle intenzioni e dalle idee di chi sostiene il diritto di chi è affetto da particolari patologie, come sclerosi multipla, epilessia, glaucoma, effetti secondari della chemioterapia e dell’Aids, a tentare di migliorare la propria condizione, la propria “qualità di vita”, come si dice oggi, attraverso la somministrazione controllata di farmaci contenenti
i principi attivi della cannabis (tra cui in particolare il delta-9-tetrai-idro-cannabinolo o THC, e il cannabidiolo o CBD).

 

Di Carla Ciseri Montemagno

Fino all’inizio del ‘900 la canapa era coltivata ed usata sia come fibra tessile sia per scopi terapeutici. Nel corso degli anni ’30 negli Stati Uniti la canapa fu inserita tra le sostanze stupefacenti e quindi ne fu vietato l’uso. A questa linea si adeguarono, poco alla volta, tutti i paesi occidentali.
Attualmente le posizioni dei vari Paesi nei confronti della cannabis per usi terapeutici è molto variegata, si parla, come dicevamo, di derivati della cannabis che possono essere utilizzati sia sotto forma di capsule sia di spray sublinguale. In qualche caso anche di fumo, laddove (Canada, Olanda, alcuni stati degli USA) da circa un anno si vende la marijuana in farmacia. Esiste poi la "vaporizzazione" che è a tutti gli effetti come il fumo, ma non bruciando la materia vegetale non produce composti irritanti né cancerogeni. La scomodità è nel fatto che occorre un vaporizzatore, un apparecchio da tavolo che non si può portare in giro.

In un paese proibizionista come Israele è previsto e consentito l’uso di questi farmaci, così come in Spagna, in Olanda, in Germania, in Canada e negli Stati Uniti.
In Italia non è possibile neppure avviare una sperimentazione controllata presso centri ospedalieri, che garantirebbero la serietà e la correttezza delle procedure, con garanzia per i pazienti e per la comunità.

Si noti bene che, dal punto di vista legislativo, l’uso terapeutico dei derivati della cannabis è autorizzato dal Testo Unico sulle sostanze stupefacenti (DPR 309/90). In realtà è praticamente impossibile trovare un medico che si assuma la responsabilità di fare la richiesta ed avviare le procedure (estremamente farraginose) per l’importazione di questi farmaci. Questo ci dice che uno dei primi ostacoli da superare è di carattere culturale ed affonda le radici nella preparazione universitaria dei medici. Si pensi che l’Italia, nonostante sia stata approvata la legge sulla somministrazione degli oppiacei per alleviare il dolore dei malati terminali e non, è la nazione che utilizza meno di tutte le altre queste sostanze, dimostrando una insensibilità feroce verso la sofferenza altrui.
In Inghilterra, a Londra, il dott. Thompson ha condotto una sperimentazione con medicinali a base di cannabis su malati di sclerosi multipla e ne ha relazionato ad un Convegno che si è tenuto ad Asti alla fine del 2003. Queste alcune delle conclusioni,sicuramente provvisorie, della sperimentazione:

“Le potenzialità terapeutiche dei derivati della Cannabis hanno trovato un'importante conferma. Perlomeno nel trattamento di alcuni sintomi associati alla sclerosi multipla. Una sperimentazione clinica che ha coinvolto 630 pazienti in 33 centri del Regno Unito ha rivelato che la somministrazione per via orale di cannabinoidi, i principi attivi – come il Thc - della "Cannabis sativa", produce effetti benefici sulla spasticità e i suoi correlati (spasmi muscolari, indolenzimento e dolore)”. I risultati della ricerca pubblicata su The Lancet, sono stati presentati da Alan Thompson del National Hospital for Neurology and Neurosurgery di Londra, che ha coordinato l'indagine, al convegno internazionale "Trattamenti convenzionali ed innovativi nella sclerosi multipla" che si è tenuto ad Asti l'8 novembre per iniziativa della locale sezione dell'Aism (Associazione italiana sclerosi multipla).
"Sono risultati molto promettenti", commenta Vincenzo Di Marzo, coordinatore dell'Endocannabinoid Research Group del Cnr di Napoli e anch'egli relatore al convegno internazionale, "frutto di uno studio molto accurato e della sperimentazione clinica di più vasta portata condotta finora".

“Gli indicatori relativi alla mobilità, e soprattutto le valutazioni soggettive dei pazienti sulla propria condizione, hanno fatto rilevare significativi progressi.”
Quando si parla di uso terapeutico della cannabis, non siamo nello specifico campo delle medicine alternative,così dette, in quanto si parla di uso di medicinali registrati dalla Farmacopea Ufficiale ed eventualmente distribuiti tramite le farmacie degli ospedali.
Ma, e soprattutto, si tratta di affermare il diritto di chi è affetto da malattie attualmente non curabili e quasi sempre degenerative, a poter tentare tutte le strade possibili che la scienza e la farmacologia offrono per ottenere almeno una migliore qualità di vita.
 

Grinspoon L., Bakalar J.B., Marijuana, medicina proibita  Roma, Editori Riuniti 2001 
Samorini G., L’erba di Carlo Erba. Per una storia della canapa indiana in Italia (1845-1948). Torino: Nautilus 1996 

Altre informazioni su:  www.fuoriluogo.it

Carta d'intentià
dell’Associazione  per la Cannabis Terapeutica  (ACT)

L’associazione si batte affinché anche in Italia si possano impiegare farmaci che nel resto d’Europa già esistono e sono tranquillamente utilizzati.

sito internet http://medicalcannabis.it 
e-mail: medicalcannabis@medicalcannabis.it
 

L'uso terapeutico dei derivati della Cannabis è praticato sin dall'antichità, e negli ultimi  decenni sono divenute sempre più numerose le evidenze scientifiche a sostegno del fatto che tali sostanze sono in grado di offrire sollievo ad un ampia varietà di sintomi legati a differenti patologie. In alcuni Paesi (USA, Canada ,Gran Bretagna, Germania, Olanda) ciò ha portato alla registrazione di derivati della Cannabis nella Farmacopea Ufficiale, quali rimedi ufficialmente accettati per il trattamento della nausea dei pazienti sottoposti a chemioterapia e per la stimolazione dell'appetito nei pazienti affetti da AIDS.

La recente scoperta dell'esistenza di un gruppo di sostanze prodotte dal nostro organismo, i cosiddetti endocannabinoidi, che interagiscono fisiologicamente con gli stessi recettori dei cannabinoidi naturali, ha dato inoltre un notevole impulso alla ricerca scientifica in quest'ambito, creando le premesse per una generale rivalutazione del potenziale ruolo terapeutico dei cannabinoidi. In molti Paesi sono in corso studi clinici per saggiare l'efficacia di queste sostanze nel trattamento della spasticità associata a malattie quali la sclerosi multipla o le lesioni midollari, nella terapia di svariate forme di dolore cronico altrimenti incurabile, nella cura delle lesioni neuro-degenerative di patologie quali l'ictus o i traumi cranici. Esistono inoltre numerose testimonianze di pazienti che, in seguito all'uso di tali sostanze, hanno sperimentato notevoli benefici nel controllo delle convulsioni epilettiche, nel trattamento del glaucoma, nel controllo di patologie infiammatorie croniche.

Da questo globale processo di rivalutazione l'Italia si trova, inspiegabilmente, tagliata fuori. Non esistono a tutt'oggi nel nostro paese cannabinoidi registrati nel prontuario farmaceutico né fonti legali di approvvigionamento a fini di sperimentazione medica e pertanto la possibilità di utilizzo di queste sostanze è legata al ricorso al mercato nero, ovvero alla coltivazione "in proprio", in entrambi i casi con inaccettabili rischi legali. Per quanto ci si sforzi non si riesce a capire perché ci si debba accanire a proibire l'uso terapeutico di una sostanza che può dare sollievo a chi soffre, e che sotto il profilo farmacologico risulta molto meno tossica e molto più sicura di molti farmaci regolarmente in commercio. Questa situazione è inaccettabile per un Paese civile !

 Da queste premesse nasce la decisione di un gruppo di medici e pazienti di dare vita in Italia all'Associazione per la Cannabis Terapeutica (ACT), la cui assemblea costitutiva ha avuto luogo domenica 4 marzo 2001 a Parma. Nelle intenzioni dei promotori nasce come uno spazio comune a medici e pazienti, aperto al contributo di quanti vogliano impegnarsi per colmare il ritardo del nostro Paese su questo terreno.

 

In particolare le finalità statutarie della associazione sono:

a.   agevolare, promuovere e sostenere la ricerca scientifica sulla Cannabis e sui cannabinoidi (endogeni, naturali o di sintesi) a fini terapeutici

b.   intraprendere e condurre iniziative di divulgazione e di aggiornamento scientifico all'interno del mondo medico-sanitario, per diffondere le conoscenze sugli usi terapeutici dei cannabinoidi;

c.   svolgere opera di informazione e sensibilizzazione nei confronti della popolazione in generale e delle autorità pubbliche in particolare sul rilievo medico e sociale della ricerca scientifica sui cannabinoidi e sui loro usi terapeutici;

d.   agevolare l'accesso alla terapia con cannabinoidi dei pazienti che ritengano di averne bisogno per la loro malattia; sostenerli in eventuali azioni, anche legali, a difesa del proprio inalienabile diritto alla salute e al benessere, anche a fronte di carenze o ostacoli di natura legislativa e normativa;

e.   promuovere tutte le iniziative individuali e collettive atte a modificare, nel senso più utile ai pazienti, le norme di legge e le disposizioni ministeriali che ostacolano o limitano l'accesso alla terapia medica con cannabinoidi, o la rendono di fatto non equivalente ad altre terapie farmacologiche;

f.    promuovere e favorire la raccolta di dati epidemiologici, sociali e scientifici sugli usi terapeutici dei cannabinoidi.

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