| |
Porgere una mano
alle nuove generazioni
Guerre, sfruttamento,
malattie, catastrofi naturali: i bambini sono i primi a farne le spese.
L’orrore, l’odio, il senso di morte non possono essere i sentimenti
dominanti delle generazioni che domani dovranno costruire un mondo diverso.
Di Giancarlo Brunetti
Abbiamo ancora negli occhi le immagini dell’immane
catastrofe dello tsunami in Medio Oriente, della morte e del dolore che ha
seminato soprattutto tra i bambini. Saremmo tentati di dire che la natura è
crudele e che dobbiamo combatterla e dominarla, ma non è così, anzi gli
effetti disastrosi sono stati amplificati dagli squilibri naturali prodotti
dall'uomo.
Mantenere gli equilibri ecologici ci protegge anche da eventi eccezionali come un
maremoto, lo dimostra il minor numero di vittime in zone in cui le foreste
di mangrovie, lasciate intatte, hanno attenuato la forza del mare.
Sono
comunque i bambini che pagano il prezzo più alto, in alcune zone
rappresentano il 50% delle vittime, ma il disastro naturale non è
commensurabile al danno provocato dall’uomo, quanti bambini, infatti,
saranno vittima delle epidemie che deriveranno dall’inquinamento dell’acqua
e dalla mancanza di un valido servizio sanitario?
Ancora una volta il divario tra Nord e Sud del mondo fa la differenza, con
gli interessi economici che pesano sullo sviluppo dei paesi “terzi”. Ora si
scatena la campagna “buonista” degli aiuti umanitari, forse più intensa di
altre volte. Forse perché ogni paese occidentale ha la sua quota di vittime?
O
perché quei paesi sono buone mete turistiche (anche del turismo sessuale)?
Un grande slancio di “generosità” una gara di solidarietà che si consumerà
in breve tempo, già a distanza di un mese su giornali e televisioni il
maremoto non fa più notizia, e dopo?
Sarebbe forse meglio iniziare a parlare di annullamento del debito che
questi paesi accumulano ogni anno verso i paesi ricchi e che non permettono
loro di rialzare la testa.
Infine è di questi giorni la notizia del rapimento di bambini rimasti
soli o dispersi nei campi profughi. Vengono portati via
per avviarli alla prostituzione, alla pedofilia o, chissà, forse per
diventare organi da espiantare.
Che vergogna! Una vergogna che si somma alle tante altre violenze e
umiliazioni fisiche e psicologiche inflitte alle nuove generazioni in ogni
parte del mondo e nelle
quali dovremmo riporre le nostre speranze di cambiamento per il futuro.
Secondo il rapporto dell'UNICEF “Progress for Children”un
bambino su 12, nel mondo, non arriva a compiere 5 anni. Nonostante la
disponibilità di cure e pratiche sanitarie efficaci e a basso costo la riduzione della
mortalità infantile procede lentamente. L’obiettivo prefissato è quello di
ridurre il tasso di mortalità infantile di 2/3 (rispetto al 2000) entro il
2015.
L’HIV/AIDS rimane una delle principali cause di
mortalità infantile, in modo particolare nell’Africa Sub-sahariana. Botswana,
Zimbabwe e Swaziland, Alla fine del 2003, circa 2,1 milioni di bambini sotto
i 15 anni risultavano affetti da HIV/AIDS, la maggior parte contagiati
durante la gravidanza, il parto o attraverso l’allattamento. L’impatto della
malattia sui bambini emerge in tutta la sua drammaticità dall’ondata di
orfani causati dall’AIDS: in appena 2 anni, tra il 2001 e il 2003, il numero
dei bambini che hanno perso entrambi i genitori a causa dell’HIV/AIDS è
aumentato da 11,5 milioni a 15 milioni, l’80% dei quali vive nell’Africa
Sub-sahariana.
Le inadeguate condizioni in cui avvengono le nascite (una quasi inesistente
assistenza sanitaria per le madri e la mancanza di assistenti esperti
durante il parto) sono all’origine della maggioranza delle morti che
potevano essere prevenute.
Le infezioni e le malattie parassitarie, quali la
diarrea e le infezioni respiratorie acute, seguite da malaria e
morbillo, sono altre malattie causa di mortalità infantile.
La malnutrizione contribuisce ad oltre la metà della totalità dei decessi
infantili. Acqua non potabile e condizioni igienico-sanitarie carenti sono
altri fattori che contribuiscono al fenomeno. Le infezioni respiratorie
acute e la diarrea causano circa 1/3 della mortalità tra i bambini. Effetto
principalmente causato dalla povertà.
|
Sette privazioni mortali
- 640 milioni di bambini non dispongono di
alloggi adeguati
- 500 milioni di bambini non hanno accesso a
servizi igienici di base
- 400 milioni di bambini non hanno accesso a
fonti d’acqua sicura
- 300 milioni di bambini non hanno accesso
all’informazione (TV, radio e stampa)
- 270 milioni di bambini non hanno accesso ai
servizi sanitari
- Oltre 120milioni di bambini (140 milioni
secondo le stime dell’Università di Bristol), la maggior parte dei
quali sono bambine, non sono mai andati a scuola
- 90 milioni di bambini soffrono di grave
carenza di cibo.
|

La guerra colpisce in particolar modo i
bambini, non solo fisicamente ma anche psicologicamente, secondo il rapporto UNICEF, quasi la metà dei 3,6 milioni di
persone morte in guerra dal 1990 ad oggi sono bambini. I bambini ormai sono
divenuti un bersaglio deliberato, come drammaticamente dimostrato
dall’attacco del settembre 2004 alla scuola di Beslan in Russa. Molti altri
milioni di bambini sono rimasti gravemente feriti o sono stati resi disabili
in modo permanente; hanno sopportato violenze sessuali, traumi psicologici,
fame e malattie. Circa 20 milioni di bambini sono stati strappati dalle loro
case e comunità d’origine a causa della guerra
I bambini diventano, loro malgrado, soggetti della
guerra, centinaia di migliaia di bambini, infatti, vengono tutt’oggi
reclutati o rapiti per combattere come soldati; cadono vittime dello
sfruttamento sessuale; vengono menomati dalle mine; sono costretti a
commettere atrocità e a uccidere;
Le bambine sono le più vulnerabili. La violenza
sessuale viene spesso utilizzata in modo deliberato come arma di guerra. In
Bosnia-Erzegovina e in Croazia, donne e bambine sono state violentate
sistematicamente, come politica bellica.
L’impatto della guerra sulle condizioni sanitarie
complessive risulta catastrofico: in una guerra che dura in media 5 anni il
tasso di mortalità da 0-5 anni aumenta del 13%.

Anche dopo la fine del conflitto le mine antiuomo
seguitano a fare vittime tra i civili, circa 15.000-20.000 persone all’anno,
e circa 1/5 di esse sono bambini. I bambini sono particolarmente a rischio
di restare feriti o uccisi a causa delle mine, perché la forme insolite e i
colori sono studiati per farle sembrare dei giocattoli.
Lo sfruttamento del lavoro minorile è un’altra
umiliazione inflitta ai bambini. Utilizzato da aziende controllate da
multinazionali occidentali serve ad aumentare i profitti risparmiando sulla
manodopera. Gli anni dedicati al gioco e all'istruzione vengono consumati a lavorare
secondo orari disumani, in assenza di diritti e sicurezza. Spesso questi
giovani vengono comprati dalle famiglie con false promesse, separati per
sempre da loro e portati lontano a vivere in
villaggi lager vicini alla fabbrica.
Contro tutto ciò dobbiamo fare qualcosa. Le
generazioni di domani non possono essere umiliate e spaventate, se non
ci sarà speranza per loro non ci sarà speranza per noi.
Porgiamo una mano ai bambini e ai giovani, loro hanno la forza e l’energia
per operare un cambiamento, se riusciremo a farli crescere con valori diversi da quelli che oggi
dominano il mondo. Insieme a loro, per loro, dovremo costruire un mondo diverso dove i diritti
sono rispettati, dove la convivenza e la solidarietà sono valori comuni e
l’equilibrio ed il rispetto del pianeta è interesse collettivo. Possiamo costruire un'alternativa,
vita e salute saranno sinonimi solo combattendo
guerra, sfruttamento e malattia.ed evitando tante morti prevedibili.
La fonte dei dati riportati è: www.unicef.it
|
|