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A 15 mesi dalla nascita del progetto facciamo un primo bilancio

Afrikalba per Huruma
…Semplicemente,
direi che questa è la storia di un sogno che ha avuto mille fasi e si è
avvalso di altrettante forme di collaborazioni; amici, colleghi,
sconosciuti, quotidiani, periodici, qualche piccola emittente
televisiva, alcune radio locali, comuni, istituzioni pubbliche e private
e tutto ciò che oggi, a distanza di circa 15 mesi, sfugge al
ricordo…hanno reso questo sogno una splendente realtà.
Mariano De Mattia
Premessa
Questa è la storia
di un progetto (incontrare l’Africa) che è diventato uno scopo
(conseguire il titolo di infermiere) per poi assumere le sembianze di un
viaggio (con destinazione Kenya), mutare in un libro (Afrikalba) ed
infine ridiventare un progetto : Il
progetto Afrikalba per Huruma.
In definitiva
questa è la storia di un progetto che è diventato sé stesso. Ma forse è
anche il racconto di tante persone che continuano a lavorare
incessantemente nella fabbrica dei sogni,
senza l’intenzione ed il desiderio di andare in ferie, mettere in
evidenza gli straordinari e chiedere l’aumento di salario. Il nostro
salario è la gioia di scoprire che oggi, ne siamo certi, stiamo
consentendo a numerosi Street Boys
africani di continuare a sognare un futuro migliore.
Tutti i motivi che mi hanno portato in
Africa, Ecuador e Gran Bretagna hanno una genesi comune: la
convinzione
che “L’uomo è la misura di
tutte le cose”.
In questa scelta hanno avuto sicuramente un peso notevole lo stato di
irrequietudine che mi accompagna dalla culla, la voglia di scoprirmi e
di scoprire il mondo circostante, la convinzione che non esistono i
mondi…io ne riconosco soltanto uno e so che esso non ci appartiene,
nessuno è a casa sua! Bensì, è la
casa terra che ci riconosce
tutti parimenti suoi abitanti. C’è il rischio che io muoia dalle risate
quando sento sciocchezze tipo: “loro sono
venuti in casa nostra”. Provo infinita tenerezza per chi
ignora o finge di non ricordare la storia di quel tempo in cui
“noi siamo andati in casa loro”
ed abbiamo fagocitato tutto quello che arbitrariamente, oggi, con
insolente arroganza osiamo definire “casa
nostra”. K. Gibran afferma che dovremmo prendere esempio
dagli alberi da frutto, l’autore ci suggerisce di riservarci,
reciprocamente, un comportamento arboreo! Chiunque stende la mano ha
diritto ad un frutto, perché il seme primordiale di quel frutto è
piantato nel palmo di ciascuna di quelle mani, non c’è alcuna selezione
dicotomica tra buoni e cattivi, perché non è umano distinguere le genti
in buone e cattive. E’ mia convinzione che ogni creatura si alzi al
mattino con almeno una buona intenzione e col desiderio di realizzarla.
Ponendo un limite al mio delirio, nelle pagine seguenti cercherò di
rendere esplicito cosa e come abbiamo fatto negli ultimi 15 mesi.
La nascita del
Progetto Afrikalba per Huruma
Proprio durante un periodo di volontariato (circa
un mese) trascorso in Kenya, prestando servizio come infermiere presso
l'Ospedale "Little House of Divine Providence Cottolengo Centre", ho
conosciuto la realtà dell'Huruma Centre. Questa esperienza è
testimoniata da una raccolta di scritti, riferiti ai giorni trascorsi in
Africa, dal titolo "Afrikalba", pubblicato da AINS nel maggio del 2003,
i cui proventi sono stati interamente destinati al progetto in
questione. Da qui è nata anche l'idea di collaborare con Fr. Beppe Gaido,
cui appartiene lo stralcio di lettera che segue, sostenendo la sua
iniziativa.
"Carissimi amici,
in questa lettera vorrei parlarvi di un progetto in collaborazione con
una nuova istituzione, veramente povera e a servizio dei più poveri.
E' un Centro che ospita un gruppo di "ragazzi di strada" (street boys),
tentando di salvarli dal vortice di una vita randagia e condannata alla
morte per fame o alla malavita. Il fenomeno degli street boys ha assunto
delle proporzioni enormi negli ultimi anni. Si tratta di ragazzi
dall'età molto disparata (mediamente dai 6 ai 16 anni), per lo più
orfani o rigettati dalla famiglia, i quali popolano le strade delle
città più grandi e tentano di sopravvivere tramite la questua o la
piccola malavita.
Non hanno posto dove dormire, né hanno fonti sicure di cibo: è quindi
una scena costante osservare gruppi di ragazzi sporchissimi che
sonnecchiano ai bordi della strada, sniffando colla per non sentire i
crampi della fame e che accorrono attorno all'automobile per chiedere
qualche spicciolo o un po' di cibo. Purtroppo, più diventano grandi e
più si trasformano in veri delinquenti che ti assalgono armati di una
siringa sporca o di una manciata di feci: è sempre più frequente la
notizia di automobilisti la cui vettura è stata riempita di escrementi,
per aver rifiutato di dare denaro a questi piccoli ladruncoli; si sente
anche di gente uccisa a bastonate o contaminata con una siringa, per la
stessa ragione.
Il fenomeno dei ragazzi di strada ha all'origine molti problemi
culturali e sociali; tra tutti però mi pare che il più importante sia la
terribile diffusione dell'AIDS, che falcidia la popolazione adulta,
creando un numero sempre più elevato di orfani a cui nessuno pensa.
Questi, crescendo in strada, continueranno a vivere sessualmente molto
promiscui, cooperando così all'ulteriore diffusione dell'infezione.
Attualmente il termine street boys è poco corretto, in quanto è sempre
più frequente vedere anche bambine e ragazze che sniffano colla e si
uniscono ai gruppi di mendicanti che vagano notte e giorno lungo le
strade. Anche questo fatto porterà nuovi problemi alla società (stupro,
gravidanze non volute, aborti illegali con aumento di mortalità materna,
abbandono di neonati appena partoriti, ecc). Pochi sono i centri che si
occupano del recupero e della promozione umana di questi giovani allo
sbaraglio, che rappresentano una delle maggiori problematiche per la
sicurezza sociale della nazione. La Diocesi di Meru ha in effetti una
casa di accoglienza che però, trovandosi oltre Tigania, è molto lontana
da Chaaria ed assolutamente insufficiente a fronteggiare le dimensioni
del fenomeno. Il Centro è costituito da tre baracche di legno, con il
tetto in lamiera, prive di pavimento e di mobili, e dotate solo di
rudimentali letti a castello senza materassi.Attualmente il Centro
ospita 14 maschi e 3 femmine, tutti in età inferiore ai 14 anni. Si
stanno cercando fondi per mandarli a scuola.
Tutti aiutano nelle faccende di casa: pulizia, coltivazione della terra,
raccolta dell'acqua al fiume, mungitura dell'unica mucca.
Muthaura è affiancato da alcune donne del villaggio che prestano la loro
opera a tempo determinato, ricevendo un modesto compenso in natura per
i servizi forniti. Sono stato più volte a vedere il Centro, e senza
preavviso: ho trovato sempre i ragazzi attivi e laboriosi, nei campi o
nello studio. Muthaura era costantemente presente e impegnato nella sua
opera, per cui penso che meriti davvero il nostro aiuto. Il Centro
sopravvive unicamente con le offerte in natura dei vicini di casa, non
ha rendite fisse e non ha sponsorizzazioni dall'estero.
Questi ragazzi vivono in grande povertà ed hanno bisogno di tutto, dai
vestiti ai quaderni, dalle coperte alle scarpe, ecc.
Sono stati dati loro parecchi capi di vestiario e, da alcuni mesi,
stiamo offrendo cure sanitarie gratuite. Abbiamo inoltre collaborato al
pagamento di un intervento chirurgico di correzione di due arti
focomelici per una delle bambine".
Chaaria, 20 luglio 2002
Fr. Beppe Gaido
Cenni storici su
Huruma
Il nome di questa piccola istituzione è "Huruma
Centre", che in lingua Kiswahili significa "Centro della misericordia".
Si trova a circa 10 km da Chaaria, nei pressi di Mujiwa.
Huruma è stata fondato da un giovane di nome Muthaura, che fu egli
stesso uno street boy, ed ora ha voluto dedicare la sua vita a chi
soffre come lui. Il Centro iniziò circa sei anni fa, con una semplice
baracca nei pressi di Nkubu, ma per il problema dell'affitto, fu poi
spostata nell'attuale terreno che fu donato dal Vescovo di Meru a
Muthaura.
E se provassimo a fare un bilancio?
Afrikalba
rappresenta tuttora il carburante principale che ci ha permesso di
supportare il Progetto Huruma.
Grazie alla sua distribuzione, favorita da un ciclo di
14 conferenze,
altrettante
recensioni e segnalazioni sulla stampa
locale e nazionale,
nonché il prodigo e prezioso lavoro di
tanti amici che lo hanno distribuito attraverso
associazioni e piccoli
esercenti,
nell’arco di 15 mesi siamo riusciti a sorprenderci.

Per la cronaca,
Afrikalba ha avuto una sua “bancarella”
in alcuni mercatini dell’artigianato tenutisi in
provincia di Brescia.
Come conseguenza di questo amorevole fermento, è nata e si è sviluppata
la catena degli amici che informano gli amici degli amici. Tradotto in
numeri, questo movimento dell’anima parla di quasi
200 contatti (mails, lettere,
cartoline, bigliettini e telefonate). In molti casi si è trattato di
richieste su dove e come acquistare il libro, cosa fare per partire e/o
organizzare un’incontro nella propria città. Diversi sono i casi di
ragazzi che, avendo letto il libro e/o presenziato ad una delle
conferenze, hanno deciso di partire, lo hanno fatto e, al ritorno, hanno
narrato a loro volta l’esperienza. Complessivamente,
dall’inizio del progetto - giugno 2003,
sono stati inviati in Kenya 10.820 € (in sette momenti distinti e mediante
altrettanti bonifici effettuati
mediamente ogni tre mesi)
Di cui
5250 €
sono frutto di
donazioni
spontanee e
5570 €
derivanti dalla vendita di Afrikalba. Complessivamente, in 15 mesi sono
state stampate (in tre diverse edizioni) e distribuite
2370 copie di
Afrikalba, di
cui:
2228
hanno prodotto
un incasso di
11.140 €
(mediamente 5€ a copia)
142
sono ancora in attesa
di essere vendute, pur essendo state già distribuite
Degli
11.140 €
incassati, la
metà sono stati utilizzati per far fronte alle seguenti spese:
·
4233 € tipografia
(stampe 1°, 2°, 3° edizione + pieghevoli 3 ante)
·
1337 € spese varie
così specificate:
-
pubblicità presso
alcune librerie
-
posta e spedizioni
-
Viaggi, spostamenti e
telefono
-
Materiale per
mercatini
-
Cancelleria e
cartoleria
-
Fotocopie e volantini
-
Materiale fotografico,
sviluppo, stampa e riproduzioni
…Ma che fine hanno fatto questi soldi?
Per provare a dare oggi una
risposta a questa domanda, nel corso di questi quindici mesi abbiamo
cercato di mantenere un contatto pressoché costante con i ragazzi,
attraverso le persone che principalmente se ne occupano:
Fr. Beppe e Muthaura…le anime di questo progetto!
Lettere, mails, sms e qualche telefonata ci hanno permesso di tessere
questa trama di informazioni che oggi offriamo al parere di chi, sin qui
ci ha sempre sostenuto. Devo riconoscere che i nostri interlocutori
africani sono stati splendidi. Nonostante il loro lodevole impegno
quotidiano richiedesse un dispendio di energie inenarrabile (la giornata
tipo è ancora nella mia memoria), non ci hanno fatto mancare i dettagli
di questo sogno d’amore:
·
oltre cinquanta foto
sono ormai leggendario ricordo e testimonianza di come la vita di questi
ex street boys sia stata letteralmente trasformata giorno dopo giorno.
Alcune immagini, più di altre, sono ormai simbolo e segno commovente
dell’impegno di tutti;
·
Ognuna delle
14 lettere giuntemi dal Kenya,
contiene un seme pensato, piantato, maturato e raccolto. Nella
maggioranza dei casi sono state redatte sui ricettari dell’Ospedale in
cui ho scoperto ed amato l’Africa e gli africani. Veramente toccanti
quei bilanci fatti a mano, su fogli e foglietti, e documentati da un
oceano di ricevute dalle mille forme;
·
In ciascuna delle
12 mails ricevute, sempre
con sorpresa e gioia, ci sono rassicurazione, gratitudine e promessa
d’impegno costante;
·
Gli
sms di fine serata sono stati
una prelibatezza, un lusso che ci siamo voluti permettere per vincere la
distanza e qualche volta per una semplice buonanotte.
Se
vai su
www.nursing.nelmovimento.org [7]
troverai qualche stralcio di lettera, un po’ di foto e di numeri di
quanto abbiamo realizzato partendo da quello che crediamo sia un
fondamento per noi tutti, ossia che “l’uomo
è la misura di tutte le cose, di tutte le cose che sono in quanto sono e
di tutte le cose che non sono in quanto non sono”. Come
anticipato, questo bilancio non può essere a prova di centesimo, visto
che in molti casi non è facile ottenere le certificazioni degli acquisti
e della manodopera (tra l’altro, in molti casi sono stati proprio alcuni
dei ragazzi più grandi a contribuire personalmente con le proprie mani).
Ad ogni buon conto, la nostra fiducia
in Fratel Beppe e Joseph Muthaura va ben oltre la garanzia di una
ricevuta fiscale. I conti sulla carta, alla vecchia
maniera sono per noi, oltre che un fatto commovente, certezza assoluta.
Nel ringraziare ancora una volta
ogni
singola persona
che ha reso sin qui
possibile questo enorme miracolo di amore, porgo a tutti gli auguri per
una vita ricca di significato e compassione. Per ulteriori informazioni,
spiegazioni e/o desideri vari di comunicazioni, di seguito allego
indirizzi e recapiti utili in tal
senso.
Responsabile
Italia - progetto Afrikalba per Huruma - mariano de mattia:
De mattia
mariano, via nisida, 26 - 25124 - Brescia: casa 030 2428815 cell.
3331728843
lambarena@hotmail.co
Fr. Beppe
Gaido PO BOX 1426 MERU – KENYA: ospedale tel. 00871 763577566 fax 00871
763577568
fr.beppe@alma.it
( Nota di
redazione: I documenti relativi ad "Afrikalba per Huruma" sono ospitati
all'interno di
www.nursing.nelmovimento.org qui potrete
trovare le notizie aggiornate sugli sviluppi del progetto)
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