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           Savar- Rivista del Nursing in movimento
Numero 1 - 2004

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 Autore:
Mariano de Mattia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


A 15 mesi dalla nascita del progetto facciamo un primo bilancio


Afrikalba per Huruma

…Semplicemente, direi che questa è la storia di un sogno che ha avuto mille fasi e si è avvalso di altrettante forme di collaborazioni; amici, colleghi, sconosciuti, quotidiani, periodici, qualche piccola emittente televisiva, alcune radio locali, comuni, istituzioni pubbliche e private e tutto ciò che oggi, a distanza di circa 15 mesi, sfugge al ricordo…hanno reso questo sogno una splendente realtà.

Mariano De Mattia

Premessa

Questa è la storia di un progetto (incontrare l’Africa) che è diventato uno scopo (conseguire il titolo di infermiere) per poi assumere le sembianze di un viaggio (con destinazione Kenya), mutare in un libro (Afrikalba) ed infine ridiventare un progetto : Il progetto Afrikalba per Huruma.
In definitiva questa è la storia di un progetto che è diventato sé stesso. Ma forse è anche il racconto di tante persone che continuano a lavorare incessantemente nella fabbrica dei sogni, senza l’intenzione ed il desiderio di andare in ferie, mettere in evidenza gli straordinari e chiedere l’aumento di salario. Il nostro salario è la gioia di scoprire che oggi, ne siamo certi, stiamo consentendo a numerosi Street Boys africani di continuare a sognare un futuro migliore.
Tutti i motivi che mi hanno portato in Africa, Ecuador e Gran Bretagna hanno una genesi comune: la convinzione che L’uomo è la misura di tutte le cose
[1]. In questa scelta hanno avuto sicuramente un peso notevole lo stato di irrequietudine che mi accompagna dalla culla, la voglia di scoprirmi e di scoprire il mondo circostante, la convinzione che non esistono i mondi…io ne riconosco soltanto uno e so che esso non ci appartiene, nessuno è a casa sua! Bensì, è la casa terra che ci riconosce tutti parimenti suoi abitanti. C’è il rischio che io muoia dalle risate quando sento sciocchezze tipo: “loro sono venuti in casa nostra”. Provo infinita tenerezza per chi ignora o finge di non ricordare la storia di quel tempo in cui “noi siamo andati in casa loro” ed abbiamo fagocitato tutto quello che arbitrariamente, oggi, con insolente arroganza osiamo definire “casa nostra”.  K. Gibran afferma che dovremmo prendere esempio dagli alberi da frutto, l’autore ci suggerisce di riservarci, reciprocamente, un comportamento arboreo!  Chiunque stende la mano ha diritto ad un frutto, perché il seme primordiale di quel frutto è piantato nel palmo di ciascuna di quelle mani, non c’è alcuna selezione dicotomica tra buoni e cattivi, perché non è umano distinguere le genti in buone e cattive. E’ mia convinzione che ogni creatura si alzi al mattino con almeno una buona intenzione e col desiderio di realizzarla.
Ponendo un limite al mio delirio, nelle pagine seguenti cercherò di rendere esplicito cosa e come abbiamo fatto negli ultimi 15 mesi.

La nascita del Progetto Afrikalba per Huruma

Proprio durante un periodo di volontariato (circa un mese) trascorso in Kenya, prestando servizio come infermiere presso l'Ospedale "Little House of Divine Providence Cottolengo Centre", ho conosciuto la realtà dell'Huruma Centre. Questa esperienza  è testimoniata da una raccolta di scritti, riferiti ai giorni trascorsi in Africa, dal titolo "Afrikalba", pubblicato da AINS nel maggio del 2003, i cui proventi sono stati interamente destinati  al progetto in questione. Da qui è nata anche l'idea di collaborare con Fr. Beppe Gaido, cui appartiene lo stralcio di lettera che segue, sostenendo la sua iniziativa.

"Carissimi amici,
in questa lettera vorrei parlarvi di un progetto in collaborazione con una nuova istituzione, veramente povera e a servizio dei più poveri.
E' un Centro che ospita un gruppo di "ragazzi di strada" (street boys), tentando di salvarli dal vortice di una vita randagia e condannata alla morte per fame o alla malavita. Il fenomeno degli street boys ha assunto delle proporzioni enormi negli ultimi anni. Si tratta di ragazzi dall'età molto disparata (mediamente dai 6 ai 16 anni), per lo più orfani o rigettati dalla famiglia, i quali popolano le strade delle città più grandi e tentano di sopravvivere tramite la questua o la piccola malavita.
Non hanno posto dove dormire, né  hanno fonti sicure di cibo: è quindi una scena costante osservare gruppi di ragazzi sporchissimi che sonnecchiano ai bordi della strada, sniffando colla per non sentire i crampi della fame e che accorrono attorno all'automobile per chiedere qualche spicciolo o un po' di cibo. Purtroppo, più diventano grandi e più si trasformano in veri delinquenti che ti assalgono armati di una siringa sporca o di una manciata di feci: è sempre più frequente la notizia di automobilisti la cui vettura è stata riempita di escrementi, per aver rifiutato di dare denaro a questi piccoli ladruncoli; si sente anche di gente uccisa a bastonate o contaminata con una siringa, per la stessa ragione.
Il fenomeno dei ragazzi di strada ha all'origine molti problemi culturali e sociali; tra tutti però mi pare che il più importante sia la terribile diffusione dell'AIDS, che falcidia la popolazione adulta, creando un numero sempre più elevato di orfani a cui nessuno pensa. Questi, crescendo in strada, continueranno a vivere sessualmente molto promiscui, cooperando così all'ulteriore diffusione dell'infezione.
Attualmente il termine street boys è poco corretto, in quanto è sempre più frequente vedere anche bambine e ragazze che sniffano colla e si uniscono ai gruppi di mendicanti che vagano notte e giorno lungo le strade. Anche questo fatto porterà nuovi problemi alla società (stupro, gravidanze non volute, aborti illegali con aumento di mortalità materna, abbandono di neonati appena partoriti, ecc). Pochi sono i centri che si occupano del recupero e della promozione umana di questi giovani allo sbaraglio, che rappresentano una delle maggiori problematiche per la sicurezza sociale della nazione. La Diocesi di Meru ha in effetti una casa di accoglienza che però, trovandosi oltre Tigania, è molto lontana da Chaaria ed assolutamente insufficiente a fronteggiare le dimensioni del fenomeno. Il Centro è costituito da tre baracche di legno, con il tetto in lamiera, prive di pavimento e di mobili, e dotate solo di rudimentali letti a castello senza materassi.Attualmente il Centro ospita 14 maschi e 3 femmine, tutti in età inferiore ai 14 anni. Si stanno cercando fondi per mandarli a scuola.
Tutti aiutano nelle faccende di casa: pulizia, coltivazione della terra, raccolta dell'acqua al fiume, mungitura dell'unica mucca.
Muthaura è affiancato da alcune donne del villaggio che prestano la loro opera a tempo determinato,  ricevendo un modesto compenso in natura per i servizi forniti. Sono stato più volte a vedere il Centro, e senza preavviso: ho trovato sempre i ragazzi attivi e laboriosi, nei campi o nello studio. Muthaura era costantemente presente e impegnato nella sua opera, per cui penso che meriti davvero il nostro aiuto. Il Centro sopravvive unicamente con le offerte in natura dei vicini di casa, non ha rendite fisse e non ha sponsorizzazioni dall'estero.
Questi ragazzi vivono in grande povertà ed hanno bisogno di tutto, dai vestiti ai quaderni, dalle coperte alle scarpe, ecc.
Sono stati dati loro parecchi capi di vestiario e, da alcuni mesi, stiamo offrendo cure sanitarie gratuite. Abbiamo inoltre collaborato al pagamento di un intervento chirurgico di correzione di due arti focomelici per una delle bambine".

Chaaria, 20 luglio 2002

                                                                                      Fr. Beppe Gaido

Cenni storici su Huruma
 

 

Il nome di questa piccola istituzione è "Huruma Centre", che in lingua Kiswahili significa "Centro della misericordia".
Si trova a circa 10 km da Chaaria, nei pressi di Mujiwa.
Huruma è stata fondato da un giovane di nome Muthaura, che fu egli stesso uno street boy, ed ora ha voluto dedicare la sua vita a chi soffre come lui. Il Centro iniziò circa sei anni fa, con una semplice baracca nei pressi di Nkubu, ma per il problema dell'affitto, fu poi spostata nell'attuale terreno che fu donato dal Vescovo di Meru a Muthaura.

 

 

E se provassimo a fare un bilancio?

Afrikalba rappresenta tuttora il carburante principale che ci ha permesso di supportare il Progetto Huruma. Grazie alla sua distribuzione, favorita da un ciclo di 14 conferenze[2], altrettante recensioni e segnalazioni sulla stampa locale e nazionale[3], nonché il prodigo e prezioso lavoro di tanti amici che lo hanno distribuito attraverso associazioni e piccoli esercenti, nell’arco di 15 mesi siamo riusciti a sorprenderci.
Per la cronaca, Afrikalba ha avuto una sua bancarella” in alcuni mercatini dell’artigianato tenutisi in provincia di Brescia.
Come conseguenza di questo amorevole fermento, è nata e si è sviluppata la catena degli amici che informano gli amici degli amici. Tradotto in numeri, questo movimento dell’anima parla di quasi 200 contatti (mails, lettere, cartoline, bigliettini e telefonate). In molti casi si è trattato di richieste su dove e come acquistare il libro, cosa fare per partire e/o organizzare un’incontro nella propria città. Diversi sono i casi di ragazzi che, avendo letto il libro e/o presenziato ad una delle conferenze, hanno deciso di partire, lo hanno fatto e, al ritorno, hanno narrato a loro volta l’esperienza. Complessivamente, dall’inizio del progetto - giugno 2003, sono stati inviati in Kenya 10.820 € (in sette momenti distinti e mediante altrettanti bonifici effettuati mediamente ogni tre mesi
Di cui
5250 € sono frutto di donazioni[4] spontanee e 5570 € derivanti dalla vendita di Afrikalba. Complessivamente, in 15 mesi sono state stampate (in tre diverse edizioni) e distribuite 2370 copie di Afrikalba, di cui:

2228 hanno prodotto un incasso di 11.140 € (mediamente 5€ a copia)[5]
            142
sono ancora in attesa di essere vendute, pur essendo state già distribuite

Degli
11.140 € incassati, la metà sono stati utilizzati per far fronte alle seguenti spese:

·        4233 € tipografia (stampe 1°, 2°, 3° edizione + pieghevoli 3 ante)[6]

·        1337 € spese varie così specificate:

-         pubblicità presso alcune librerie

-         posta e spedizioni

-         Viaggi, spostamenti e telefono

-         Materiale per mercatini

-         Cancelleria e cartoleria

-         Fotocopie e volantini

-         Materiale fotografico, sviluppo, stampa e riproduzioni

 

…Ma che fine hanno fatto questi soldi?

Per provare a dare oggi una risposta a questa domanda, nel corso di questi quindici mesi abbiamo cercato di mantenere un contatto pressoché costante con i ragazzi, attraverso le persone che principalmente se ne occupano:
Fr. Beppe e Muthaura
le anime di questo progetto! Lettere, mails, sms e  qualche telefonata ci hanno permesso di tessere questa trama di informazioni che oggi offriamo al parere di chi, sin qui ci ha sempre sostenuto. Devo riconoscere che i nostri interlocutori africani sono stati splendidi. Nonostante il loro lodevole impegno quotidiano richiedesse un dispendio di energie inenarrabile (la giornata tipo è ancora nella mia memoria), non ci hanno fatto mancare i dettagli di questo sogno d’amore:

·        oltre cinquanta foto sono ormai leggendario ricordo e testimonianza di come la vita di questi ex street boys sia stata letteralmente trasformata giorno dopo giorno. Alcune immagini, più di altre, sono ormai simbolo e segno commovente dell’impegno di tutti;

·        Ognuna delle 14 lettere giuntemi dal Kenya, contiene un seme pensato, piantato, maturato e raccolto. Nella maggioranza dei casi sono state redatte sui ricettari dell’Ospedale in cui ho scoperto ed amato l’Africa e gli africani. Veramente toccanti quei bilanci fatti a mano, su fogli e foglietti, e documentati da un oceano di ricevute dalle mille forme;

·        In ciascuna delle 12 mails ricevute, sempre con sorpresa e gioia, ci sono rassicurazione, gratitudine e promessa d’impegno costante;

·        Gli sms di fine serata sono stati una prelibatezza, un lusso che ci siamo voluti permettere per vincere la distanza e qualche volta per una semplice buonanotte.

Se vai su www.nursing.nelmovimento.org [7] troverai qualche stralcio di lettera, un po’ di foto e di numeri di quanto abbiamo realizzato partendo da quello che crediamo sia un fondamento per noi tutti, ossia che “l’uomo è la misura di tutte le cose, di tutte le cose che sono in quanto sono e di tutte le cose che non sono in quanto non sono”. Come anticipato, questo bilancio non può essere a prova di centesimo, visto che in molti casi non è facile ottenere le certificazioni degli acquisti e della manodopera (tra l’altro, in molti casi sono stati proprio alcuni dei ragazzi più grandi a contribuire personalmente con le proprie mani). Ad ogni buon conto, la nostra fiducia in Fratel Beppe e Joseph Muthaura va ben oltre la garanzia di una ricevuta fiscale. I conti sulla carta, alla vecchia maniera sono per noi, oltre che un fatto commovente, certezza assoluta.

Nel ringraziare ancora una volta ogni singola persona che ha reso sin qui possibile questo enorme miracolo di amore, porgo a tutti gli auguri per una vita ricca di significato e compassione. Per ulteriori informazioni, spiegazioni e/o desideri vari di comunicazioni, di seguito allego indirizzi e recapiti utili in tal senso.                                       

Responsabile Italia - progetto Afrikalba per Huruma - mariano de mattia:

De mattia mariano, via nisida, 26 - 25124 - Brescia: casa 030 2428815 cell. 3331728843 lambarena@hotmail.co

Fr. Beppe Gaido PO BOX 1426 MERU – KENYA: ospedale tel. 00871 763577566 fax 00871 763577568 fr.beppe@alma.it

( Nota di redazione: I documenti relativi ad "Afrikalba per Huruma" sono ospitati all'interno di www.nursing.nelmovimento.org qui potrete trovare le notizie aggiornate sugli sviluppi del progetto)

___________

[1] Protagora dice che “l’uomo è la misura di tutte le cose, di tutte le cose che sono in quanto sono e di tutte le cose che non sono in quanto non sono”.
[2] Questo ciclo si è articolato in un periodo di tempo, compreso tra marzo 2003 e giugno 2004, nel corso del quale Afrikalba è stato presentato nell’incontro Africa: Immagini e racconti, un viaggio attraverso le emozioni. L’evento ha avuto 14 edizioni e visitato 4 regioni (Campania, Lombardia, Toscana e Veneto) coinvolgendo 6 città italiane (Napoli, Siena, Empoli, Firenze, Brescia, Vicenza). Associazioni, Comuni, Ospedali, Scuole, Università, Oratori e Collegi degli Infermieri hanno aperto le loro porte all’evento riservando attenzione ed interesse degni di nota.
[3] Nello medesimo periodo di cui sopra, in 14 casi Afrikalba ha trovato spazio su quotidiani, settimanali e periodici locali e nazionali. Sia che si trattasse di vere e proprie recensioni o segnalazioni sintetiche, il progetto ne ha tratto grande beneficio.
[4] In ben due occasioni (Novembre 2003 e Giugno 2004) Memorial Marilena www.memorialmarilena.too.it ci ha fatto partecipi della sua grande generosità destinando, complessivamente, ben 4000 € al progetto Huruma. A dicembre è stata la volta della Chiesa Evangelica Battista di Firenze che ha donato 925 € ed organizzato un’edizione speciale della presentazione di Afrikalba…destinata ai bambini. Bellissimo il gesto degli Scout di Villaggio prealpino –bs, i quali, grazie alla vendita dei calendari hanno destinato ai loro coetanei africani 325 €.
[5] Il prezzo proposto è stato mediamente 5 € ed esattamente il 50 % del ricavato, come si evince dal bilancio, è stato destinato ai bambini di Huruma. Il restante 50%, speso con oculatezza, ha permesso di coprire le spese di stampa, distribuzione e comunicazione. Nessuno dei partecipanti a vario titolo (autore, editore, associazioni, ect) ha tratto nessun beneficio economico dalla distribuzione del testo in questione.
[6] Afrikalba è stato stampato dalla tipografia “Il giovane artigiano” di Pavia.